Inni cristologici / 6

L'inno di Colossesi 1,15-20

Cristo di Monreale

Fin dalle origini, i cristiani hanno descritto la natura di Gesù in testi densi di significato.
Nell’inno di Colossesi 1,15-20, Paolo pone Cristo al centro della storia della salvezza e al centro della creazione, che è stata fatta in lui, per mezzo di lui, in vista di lui.

Nei due articoli precedenti su Col 1,15-20 è emerso con molta chiarezza il carattere cristologico del brano. Nell’inno il Cristo esercita il suo ruolo sia nella creazione che nel processo di riconciliazione della creazione con Dio.

Cristo nella creazione

Tale ruolo riceve nell’inno un’enfasi particolare, ed è sottolineato con espressioni molto incisive: «In lui, per mezzo di lui e in vista di lui tutte le cose sono state create» (1,16). E per enfatizzare ancora di più la funzione di Cristo, l’inno aggiunge: «E tutte le cose sussistono in Lui» (1,17).
Viene subito da dire che Cristo è al centro di tutta la creazione.
Queste espressioni hanno un valore enorme per il fatto che ci descrivono scultoreamente la grandezza e il ruolo di Cristo in tutto ciò che esiste.
Alla luce di tutto questo, va affermato con chiarezza che non esiste niente nell’universo che non porti l’impronta di Cristo, niente che non sia venuto all’esistenza senza la sua mediazione. Ogni realtà ha in sé un segno di Cristo.
Alzando gli occhi al cielo, ognuno di noi dovrebbe essere capace di scoprire i lineamenti cristologici. Se nella natura esiste un’armonia, e tutte le sue leggi funzionano a meraviglia, è perché sono venute all’esistenza dalla pienezza della divinità di Cristo (Cfr. Col 2,9).
In questo senso, Paolo esorta la comunità di Roma a percepire la presenza di Dio attraverso la contemplazione della creazione: «Le sue perfezioni invisibili, ossia la sua eterna potenza e divinità, vengono contemplate e comprese dalla creazione del mondo attraverso le opere da lui compiute» (Rom 1,20). Ne consegue che sia Dio che Cristo sono adombrati nelle opere della creazione.

«In lui»

Ogni cosa è venuta all’esistenza nella persona del Cristo. Dio agisce in stretta unione con lui, che diventa, quindi, il modello in base al quale Dio porta all’esistenza ogni creatura.
Non esiste alcunché che Dio pensi e realizzi al di fuori della persona del Cristo.
Se ogni cosa è realizzata secondo il modello di Cristo, ne consegue che ogni cosa ha in sé visibili o invisibili i tratti caratteristici di Cristo.
In ogni caso, ogni realtà esistente è per se stessa perfetta in forza dell’immagine di Cristo, per mezzo della quale è stata portata all’esistenza.
Niente viene lasciato al caso. Il modello Cristo assume una dimensione cosmica, che abbraccia cieli e terra, le cose visibili e quelle invisibili, Troni, Dominazioni, Principati e Potenze.
Da tutto questo consegue che Cristo diventa, senza ombra di dubbio, il principio di coesione e unità di tutto.
L’amore che intercorre tra il Padre e il Figlio è, in questo modo, profuso in tutto quanto è portato all’esistenza.
Nell’ambito della creazione, Cristo assume il ruolo che aveva la Sapienza nell’Antico Testamento. In Proverbi 8,26-30, Dio crea tutte le cose in stretta unione con la Sapienza, che assume la funzione di «architetto» allo scopo di dare forma e vita a tutte le cose.
Il Siracide 24,5 presenta la Sapienza che, procedendo dalla bocca di Dio, ricopre tutte le cose come una nube.
È attraverso la Sapienza che Dio dà a tutte le cose un fondamento stabile. Ancor più significativo è il testo di Sapienza 7,23-30, nel quale la Sapienza appare come uno spirito che pervade ogni cosa e dà forma a ogni cosa.

«Per mezzo di Lui»

Anche questa seconda affermazione, «per mezzo di lui furono create tutte le cose», enfatizza la funzione della persona di Cristo in relazione alla creazione.
In questo caso, Cristo diventa il mediatore dell’azione creatrice di Dio. Il fatto che Dio crea e opera per mezzo di Cristo significa che tra loro esiste una perfetta armonia di amore. Di conseguenza quanto viene all’esistenza è opera sia del Padre sia del Figlio.
Il Cristo, in quanto mediatore della creazione, attua il piano del Padre e lo guida verso il suo compimento e la sua perfezione.
Anche la funzione mediatrice del Cristo trova il suo retroterra nella letteratura sapienziale, nella quale la Sapienza ha un ruolo nell’azione creatrice di Dio. In Sapienza 3,19 si legge: «Il Signore ha fondato la terra con sapienza». In Sap 7,31: «Essa è l’artefice di tutte le cose». E poi, in Sap 8,26: «[La Sapienza] è uno specchio senza macchia dell’attività di Dio».
Molti altri testi sapienziali confermano l’attività della Sapienza in relazione all’azione creatrice di Dio (Sap 9,1-2; Sir 24,3; Sap 8,26-27; Prov 8,23-24).
La stessa azione mediatrice della Sapienza, nell’inno di Colossesi viene attribuita al Cristo. Per mezzo di lui, la creazione trova la sua origine, la sua unità e la sua coesione.

«In vista di Lui»

Con l’espressione «In vista di Lui tutto è stato creato», l’inno intende enfatizzare che Cristo è il termine ultimo di tutte le cose. La sua azione di mediatore non si esaurisce. Tutto ciò che è venuto all’esistenza per mezzo di lui, infatti, tende verso di lui.
Stando così le cose, il ruolo di Cristo nella creazione supera quello che l’Antico Testamento aveva assegnato alla Sapienza.
L’idea che Cristo è il termine finale di tutte le cose è presente anche in altri testi paolini. Ad esempio Rom 11,36: «Poiché da lui, per mezzo di lui e per lui sono tutte le cose». E ancora 1 Cor 8,6: «Per noi c’è un solo Dio, il Padre, dal quale tutto proviene e noi siamo per lui; e un solo Signore, Gesù Cristo, in virtù del quale esistono tutte le cose e noi esistiamo grazie a lui».
Ci domandiamo: perché in Col 1,16 il Cristo è presentato come la causa finale di tutto il creato? Siccome tutta la creazione viene all’esistenza per il tramite della mediazione di Cristo, e trova in lui la sua forma e il suo principio di consistenza, di necessità essa deve tendere verso di lui per riconoscere la sua regalità su tutto l’universo. Tutto, dunque, deve tendere verso di lui perché egli è il re dell’universo e tutti devono unirsi alla ovazione cosmica da indirizzare verso la sua persona. Quest’idea è anche presente nell’inno di Fil 2,10-11: «Nel nome di Gesù ogni ginocchio si pieghi nei cieli, sulla terra e sotto terra, e ogni lingua proclami: “Gesù Cristo è Signore!“ a gloria di Dio Padre».
La stessa idea che tutto è in relazione a Cristo si ritrova anche in 1Cor 15,24.25.28: «Poi sarà la fine, quando egli consegnerà il regno a Dio Padre, dopo aver ridotto al nulla ogni Principato e ogni Potenza e Forza. È necessario infatti che egli regni finché non abbia posto tutti i nemici sotto i suoi piedi perché Dio sia tutto in tutti».
Ci sembra abbastanza naturale che, se Cristo regna su tutto l’universo, tutto fa riferimento a lui. Altrimenti la sua regalità sarebbe solo nominale e certamente parziale.

Domande per noi:

  1. Contemplando il cielo e la terra vediamo la presenza di Cristo?
  2. Siamo coscienti che tutto quanto esiste ha la sua origine sia nel Padre che nel Figlio?
  3. Siamo consapevoli che Dio ha creato tutto con la mediazione del Figlio?
  4. In che modo possiamo unirci all’ovazione cosmica per Cristo?

di Antonio Magnante

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