Come Daniele /3. Con Susanna

La forza dell'inganno e la forza della verità

Moira Lena Tassi - Susanna e i vecchioni. Ieri e oggi


Susanna resiste alle minacce lussuriose di due importanti uomini di potere. Daniele aiuta il popolo a liberarsi dall’inganno dei due anziani che vogliono metterla a morte.
La storia dei due giovani che hanno cambiato il corso della giustizia.

In un mondo in cui la verità è spesso oscurata dalla menzogna, dove il potere può trasformarsi in abuso e gli innocenti rischiano condanne ingiuste, la vicenda di Susanna e Daniele (Dn 13) conserva una sorprendente attualità.
Pur essendo stata scritta oltre duemila anni fa, questa pagina della Bibbia continua a parlare al cuore di ogni credente chiamato a vivere il Vangelo in un tempo di continue sfide.

Susanna resiste

Quella di Susanna è la vicenda di una donna che resiste al tentativo di abuso sessuale di due potenti anziani del popolo e che, per la loro vendetta, rischia la condanna a morte.
Non è la cronaca di un processo ingiusto, ma una luminosa testimonianza della vittoria della verità sulla menzogna, della giustizia sull’arbitrio, e della fedeltà a Dio sulla paura.
Testimonia anche che il Signore non abbandona mai coloro che confidano in Lui e che può scegliere chiunque come strumento della sua giustizia.
Il racconto si trova nel capitolo 13 del libro di Daniele. Nella tradizione cattolica e ortodossa esso fa parte integrante della Sacra Scrittura, mentre molte comunità protestanti lo omettono poiché appartiene all’antica tradizione greca dei Settanta, e non al testo ebraico tradizionale. Fin dai primi secoli, tuttavia, la Chiesa ha accolto questo episodio come Parola di Dio, riconoscendone il profondo valore spirituale e il suo mes-saggio sempre attuale.

La forza dell’inganno e la forza della verità

I protagonisti sono quattro. Susanna, donna bella e virtuosa; due anziani giudici incapaci di dominare le proprie passioni; e Daniele, un giovane chiamato da Dio per difendere l’innocente e ristabilire la verità.
La Scrittura presenta Susanna con parole semplici: «I suoi genitori erano giusti e avevano educato la loro figlia secondo la Legge di Mosè» (Dn 13,3).
Il coraggio e la fede che manifesterà più tardi non sono improvvisati, ma affondano le radici in una vita costruita sulla preghiera, sulla legge del Signore e sulla fiducia in Dio.
I due anziani, invece, si lasciano corrompere gradualmente: «Avevano pervertito la loro coscienza e distolto gli occhi dal cielo, per non ricordarsi dei giusti giudizi» (Dn 13,9).
Coloro che amministrano la giustizia diventano strumenti di ingiustizia. Accecati dalla passione, chiedono a Susanna che si conceda loro minacciando di accusarla di adulterio.
Susanna, però, non cede, e pronuncia una delle più alte professioni di fede dell’Antico Testamento: «[…] è meglio per me cadere innocente nelle vostre mani piuttosto che peccare davanti al Signore».
Tanto è pronta lei nella fedeltà, quanto sono pronti i due nell’ingiustizia: appena ricevono il suo rifiuto, urlano lo loro accusa e imbastiscono un processo sommario per condannarla a morte.
Grazie al prestigio di cui godono, il popolo crede loro, e Susanna è condannata. La giustizia degli uomini si dimostra fragile.
Susanna allora si rivolge con fiducia al Signore: «Dio eterno, tu conosci ciò che è nascosto e sai tutto prima che avvenga», e l’autore sacro annota: «Il Signore ascoltò la sua voce» (Dn 13,35).
La risposta di Dio arriva. Non però con un prodigio, ma tramite il coraggio di un giovane: «Il Signore destò il santo Spirito di un giovinetto chiamato Daniele».
Daniele prende la parola davanti all’assemblea e proclama: «Io sono innocente del sangue di questa donna», poi interpella il popolo: «Siete così stolti, figli d’Israele, da condannare una figlia d’Israele senza esame e senza conoscere la verità?».
Interrogando separatamente i due accusatori, Daniele mette in luce le contraddizioni delle loro testimonianze. L’inganno viene smascherato, l’innocenza di Susanna è riconosciuta e la giustizia viene ristabilita.
Il popolo non può che innalzare un inno di lode: «Grande è il Signore, che salva coloro che sperano in Lui» (Dn 13,60).

Fedeltà, santità, dignità, giustizia

Questa pagina biblica parla innanzitutto della fedeltà della creatura umana a Dio, e della fedeltà di Dio alle sue creature.
Poi della santità che richiede coraggio e coerenza: Susanna mostra che una coscienza retta, che non cerca il compromesso e il vantaggio personale, vale più della stessa vita. La sua vicenda proclama anche la dignità inviolabile della persona umana. Susanna rifiuta di lasciarsi ridurre a oggetto dei desideri altrui. La sua dignità nasce dall’essere figlia di Dio e non dipende dal giudizio degli uomini. Per questo motivo il racconto condanna con forza ogni forma di abuso, violenza e manipolazione.
Anche i due anziani giudici rappresentano un severo monito: ogni autorità, nella Chiesa come nella società, è un servizio e non un privilegio.
Soprattutto, questa pagina del libro di Daniele manifesta la giustizia di Dio. I tribunali degli uomini possono sbagliare, le menzogne possono prevalere per un certo tempo, le apparenze possono ingannare, ma nulla sfugge al Signore. Egli ascolta il grido dell’innocente e, nel momento opportuno, fa risplendere la verità.

Giovane Daniele

Per ristabilire la verità e la giustizia, Dio non sceglie un anziano né un uomo influente, ma un ragazzo capace di lasciarsi guidare dallo Spirito.
Daniele dimostra che la giovinezza non è un limite, ma una straordinaria opportunità.
Il suo coraggio anticipa le parole che san Paolo rivolgerà a Timoteo: «Nessuno disprezzi la tua giovane età; sii invece di esempio ai credenti» (1 Tm 4,12).
Ogni giorno i giovani sono chiamati a confrontarsi con pressioni che li spingono a rinunciare ai propri valori, nelle amicizie, nelle relazioni affettive, nello studio, nel lavoro, nel mondo dei social media. Susanna insegna che l’integrità e la fedeltà al Vangelo sono sempre la scelta più bella.
Molti giovani assistono inoltre a situazioni di ingiustizia. Daniele insegna loro a non voltarsi dall’altra parte, a difendere la verità con coraggio.
Daniele offre anche una lezione di discernimento. Non si lascia trascinare dall’opinione della maggioranza. Ascolta, verifica, pone domande e cerca la verità con intelligenza e libertà interiore. È un invito, quanto mai necessario oggi, a sviluppare uno spirito critico illuminato dalla fede e a non lasciarsi manipolare dalle apparenze.
Infine, la preghiera di Susanna continua a essere una sorgente di speranza per quanti attraversano solitudine, sofferenza, rifiuto o incertezza.
Il Dio che ascoltò il suo grido, continua ad ascoltare la voce dei suoi figli. Anche quando sembra tacere, Egli è all’opera.

La giustizia di Dio non viene mai meno

Susanna e Daniele insieme ci ricordano che la santità non è riservata ai potenti, ai sapienti o agli anziani, ma è possibile per ogni persona che sceglie di rimanere fedele al Signore.
Anche oggi Dio continua a cercare giovani come Daniele e donne come Susanna. Cerca persone disposte a scegliere la verità invece della convenienza, la fedeltà invece del compromesso e la fiducia invece della paura. Attraverso di loro il mondo continua a scoprire che il bene è più forte del male, che la verità è più potente della menzogna e che la giustizia di Dio non viene mai meno.
La storia di Susanna e Daniele è una pagina viva del Vangelo della speranza, chiamata a diventare la storia di ogni cristiano che decide di seguire il Signore con cuore integro.

Geoffrey Boriga

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Geoffrey Boriga

Missionario della Consolata, nato nel 1987 in Kenya, oggi in Corea del Sud. Nel 2025 ha conseguito la Licenza in Sacra Scrittura presso il Pontificio istituto biblico di Roma.

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