Padre Antonio Magnante è stato uno dei collabortori più costanti di Amico, con la sua storica rubrica «Bibbia on the road» ha accompagnato i lettori alla scoperta e approfondimento dei testi di Antico e Nuovo Testamento. Ci ha lasciati l’11 aprile scorso.
Riportiamo di seguito il ricordo di padre Antonio Magnante scritto dal confratello, padre Jaime Patias, e pubblicato sul sito consolata.org.
L’11 aprile 2026 è tornato alla casa del Padre il missionario della Consolata padre Antonio Magnante. Aveva 81 anni di vita, di cui 56 di professione religiosa e 54 anni di sacerdozio.
La Messa esequiale, presieduta dal superiore della Casa generalizia dell’Istituto Missioni Consolata, padre Osvaldo Coppola, è stata celebrata il lunedì 13 aprile, nella parrocchia di San Paolo Apostolo ai Cavoni di Frosinone, la sua terra natale. Hanno participato diversi suoi confratelli delle comunità di Casa generalizia, Bravetta e Porta Pia, preti diocesani e religiose. La chiesa era gremita di fedeli.
Dopo il benvenuto ai presenti, il parroco, don Paolo della Peruta, ha letto il messaggio di monsignor Santo Marcianò, vescovo delle diocesi di Frosinone-Veroli-Ferentino e di Anagni-Alatri.
«Con grande affetto desidero assicurare la mia preghiera, unendomi spiritualmente alla liturgia esequiale con la quale oggi accompagniamo il caro padre Antonio al suo incontro con il Signore», ha scritto mons. Santo che l’ha conosciuto quando svolgeva il servizio di visitatore dei seminari della Calabria e della Sicilia. «Ho sempre custodito una grata memoria di lui», ha testimoniato. «Ho avuto nuovamente sue notizie qualche mese fa. Sono andato a trovalo. Abbiamo condiviso alcune ore preziose, che per me sono state un vero dono. Ho ritrovato in lui la stessa profondità, la stessa fede serena e fiduciosa, ma anche la sua intelligenza brillante, la sua simpatia e il suo essere libero, pienamente se stesso. Al Signore della vita affido la sua anima, chiedendo che lo accolga nella pace eterna», ha auspicato mons. Santo.
L’Eucaristia è stata un forte momento di ringraziamento a Dio per il dono della vita e della missione di padre Antonio. Con la sua profonda conoscenza biblica e capacità di trasmetterla, frutto di molti anni di studio e di insegnamento nelle facoltà teologiche di Londra e di Nairobi, ha aiutato molta gente in particolare gli studenti di teologia, i sacerdoti e le religiose a conoscere, amare e vivere la Parola di Dio.
Sulla sua bara c’erano la Bibbia e la stola a simboleggiare ciò che era essenziale nella sua vita e nella sua missione.

«Siamo qui radunati intorno a questo altare come famiglia naturale di padre Antonio, la famiglia religiosa dei missionari della Consolata, la comunità parrocchiale e diocesana, e insieme, formiamo l’unica famiglia di Dio la Chiesa universale», ha detto padre Osvaldo all’inizio della Messa. «Siamo radunati per celebrare l’Eucaristia che è l’evento pasquale di morte e risurrezione di Cristo Signore che noi offriamo in suffragio di padre Antonio nel celebrare il suo passaggio da questa vita alla vita eterna in Dio.
Sono in comunione con noi il superiore generale, padre James Lengarin, con il suo vice e i consiglieri in visita nelle comunità nei vari continenti. Sono uniti a noi spiritualmente le persone e le comunità dove padre Antonio ha svolto la sua missione», ha osservato padre Osvaldo.
L’omelia è stata pronunciata dal confratello della comunità di Porta Pia, padre Josephat Mwanake, uno dei tanti allievi del biblista.
«Padre Antonio se n’è andato e tuttavia permane vivo nelle nostre memorie, nei nostri cuori. Le opere buone da lui compiute, diffuse in ogni parte del mondo, continuano presenti tra noi, come segno tangibile della sua carità.
L’apostolo Paolo ci ricorda che la nostra vita appartiene a Cristo; pertanto, “Sia che viviamo, sia che moriamo, siamo dunque del Signore“. Noi sappiamo che, mediante la sua risurrezione, Cristo ha vinto la morte, manifestando che essa non ha alcun potere su di Lui.
Padre Antonio – ha proseguito padre Josephat -, professore ed esperto di Sacra Scrittura, appassionato predicatore della Parola di Dio, conosceva questa verità: sia che viviamo, sia che moriamo, apparteniamo a Cristo. Egli insegnò questa verità a centinaia di studenti a Londra e a Nairobi, la predicò ai fedeli in molti altri luoghi dove fu chiamato a predicare ritiri.
Padre Antonio non si limitò allo studio esegetico della Bibbia come disciplina accademica; egli riconobbe nelle Sacre Scritture la Parola viva di Dio, la verità che salva la vita umana. Lasciò che questa verità, rivelata nella parola di Dio, ispirasse la sua vita e plasmasse il suo ministero missionario […].
Sul suo letto di malattia, quante volte ha ripetuto che la sua missione era ormai compiuta e che il suo unico desiderio era che Cristo venisse a prenderlo, per poter continuare a vivere in Lui in forma gloriosa e definitiva?
Dal suo letto d’ospedale ha continuato la missione. Quando una persona del personale ospedaliero venne a sapere che Antonio era sacerdote, gli confidò di essere atea. Padre Antonio iniziò, allora, a presentarle Cristo. Arrivò persino a donarle un libro, Il vero Gesù […]. È proprio questo zelo nell’annuncio del Vangelo che lo spinse a lasciare il seminario diocesano per entrare in un istituto missionario, così da poter predicare la Parola di Dio fino ai confini della Terra. Ha vissuto in terra di missione per oltre trent’anni, durante i quali ha compiuto molto bene […].
Come vero missionario della Consolata, padre Antonio ha incarnato nella sua vita le parole del Fondatore: i missionari devono “essere conche con i beni spirituali e canali con i beni materiali”.
Egli – ha concluso padre Josephat – ha consacrato tutta la sua vita a Cristo, nella fede e nella carità. E Cristo Signore, che ha promesso: “Vado a prepararvi un posto” e “verrò di nuovo e vi prenderò con me, perché siate anche voi dove sono io” (cf. Gv 14,2-3), lo ha accolto nella dimora del Padre».
Al termine della Messa, è stato ricordato che i suoi funerali si svolgevano proprio nel giorno in cui Papa Leone XIV aveva iniziato il suo terzo viaggio apostolico in quattro paesi dell’Africa, continente che padre Antonio aveva imparato ad amare e servire.

«Abbiamo celebrato l’Eucaristia – ha concluso padre Osvaodo Coppola -, comunione con il Signore che anche padre Antonio ha celebrato con le comunità cristiane in vari posti del mondo e ora celebra in cielo la Pasqua che è il Banchetto senza fine. Ringraziamo Dio per il dono della sua vita e facciamo tesoro di quello che lui ha fatto e insegnato».
Le sue spoglie riposano nel cimitero di Frosinone, luogo delle sue radici, che non ha mai dimenticato.
Grazie per aver fatto parte della mia vita
Il nepote, Samuele Magnante, si è espresso in questo modo sul suo profilo Facebook: «Ti avevano dato un mese di vita, ma tu hai lottato per sette lunghi mesi, come solo un vero guerriero sa fare. In questi mesi hai capito tante cose, e tante altre le hai fatte capire anche a noi. Abbiamo scoperto aspetti della tua vita che non conoscevamo e oggi, nonostante le difficoltà e le discussioni che abbiamo affrontato, spero di riuscire a portare avanti ciò che era il tuo progetto, il tuo desiderio.
Nonostante la malattia, hai accolto nella tua stanza tutte le persone che cercavano conforto e parole di speranza. Hai dato forza a chi ne aveva bisogno e hai continuato a testimoniare anche quando la speranza sembrava venir meno.
In questo, nessuno ti batteva: la Parola del Signore era la tua vita e riuscivi, come pochi, a trasmettere il messaggio di Gesù.
Oggi dovrei essere solo triste… e lo sono. Ma allo stesso tempo ho imparato a dire grazie. Grazie per aver fatto parte della mia vita. Sì, zio… ti voglio bene anche io.
Continuerai a vivere nei nostri cuori.

Era il 26 marzo 1972 quando sei stato ordinato sacerdote: per il paese e per la nostra famiglia è stato un giorno di grande festa. Da lì non ti sei mai fermato.
La vita del “semplice” sacerdote di parrocchia non era per te, non ti apparteneva. Hai sempre sentito il bisogno di essere sacerdote del mondo, e così hai deciso di seguire i missionari dell’ordine della Consolata. La tua determinazione ti ha portato in giro per il mondo, senza mai farti dimenticare la tua famiglia e le tue radici.
“Prima la missione, poi la nostra famiglia, e poi noi”: questo era il tuo motto. Un motto che hai cercato di trasmettere ai tuoi studenti fino all’ultimo.
Oggi, durante il tuo funerale, ti hanno ricordato come meglio hanno potuto. C’erano tanti tuoi amici: dai giovani sacerdoti della diocesi di Frosinone ai tuoi compagni del seminario. Sono venuti da Roma i tuoi confratelli della Consolata e finalmente abbiamo incontrato anche l’altra tua famiglia: a loro va il nostro primo e sentito ringraziamento.
Un grazie speciale alla comunità della chiesa di San Paolo Apostolo e a Don Paolo, che ci hanno accolto. Alla comunità di Colleberardi e ai parrocchiani della Madonna della Consolazione, che tante volte hai accompagnato con le tue omelie, diciamo un grande grazie: in queste occasioni sanno davvero come far sentire il loro calore e la loro presenza.
Un profondo ringraziamento va a tutto lo staff dell’Hospice “Casa delle Farfalle” di Isola del Liri. In questi sette mesi sei diventato la loro mascotte: ti hanno voluto bene, si sono presi cura di te con attenzione e affetto, permettendoti di continuare a vivere secondo il tuo credo.
Un ultimo grazie all’associazione Il Glicine: le volontarie e tutto lo staff si sono presi cura di te in ogni dettaglio – dai capelli, alla barba, fino alle polpette… -. Grazie di cuore a tutti. Continuerai a vivere nei nostri cuori».
Biografia
Nato il 24 settembre 1944 a Veroli, provincia di Frosinone (Italia), padre Antonio ha emesso la prima professione religiosa il 15 settembre 1969 a Bedizzole e la professione perpetua il 10 febbraio 1972 a Torino. È stato ordinato diacono il 12 febbraio 1972 a Torino e sacerdote il 26 marzo 1972 a Colleberardi di Veroli.
In gioventù, ha studiato a Bedford (Regno Unito), prima di svolgere il ministero pastorale in Kenya nelle parrocchie di Ichagati (1974-1975) e Kerugoya (1975-1976). Ha proseguito gli studi a Roma (1976-1979), per poi dedicarsi al ministero pastorale a Torino presso la parrocchia Regina delle Missioni (1979-1982). In seguito, si è trasferito a Londra per approfondire gli studi.
Ha dato un contributo fondamentale alla formazione dei seminaristi, ricoprendo il ruolo di professore e vicerettore del Seminario di Langata, Nairobi (1982-1987), prima di tornare a Roma dove ha fatto il dottorato in Sacra Scrittura.
Dal 1990 al 2002 è stato professore di Bibbia presso il Missionary Institute of London (MIL) e superiore della comunità IMC di Finchley (1994-2003). Negli anni successivi, padre Magnante ha continuato il suo ministero come visitatore dei seminari in Calabria e Sicilia per l’animazione missionaria.
Tra il 2004 e il 2020 è stato professore presso l’Università di Tangaza a Nairobi, contribuendo alla formazione dei giovani studenti.
Dal 2020 al 2026 ha svolto attività pastorale, guidato ritiri spirituali ed è stato economo a Roma presso la comunità di Porta Pia.
padre Jaime C. Patias
Padre Antonio durante il ritiro nel corso di formazione continua a Roma, nel maggio 2025
Jaime C. Patias
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