Dilexi te. Volti della povertà

L'incontro con i poveri cambia il modo di vedere il mondo

Foto di Ursula Gamez su Unsplash.


Ecco il primo di tre schemi di incontro per accompagnare gruppi giovanili sull’esortazione apostolica «Dilexi te» di papa Leone XIV dedicata al tema dei poveri.

Tema: l’incontro con i poveri cambia il modo di vedere il mondo.
Obiettivo: Aiutare i giovani a scoprire che l’amore di Dio si manifesta in modo particolare nei poveri e che l’incontro con loro è un luogo privilegiato di incontro con Cristo.
Durata dell’incontro: 90 minuti.
Destinatari: dai 15 anni in su.
Materiale: una serie di immagini; pc e proiettore per il video; cartelli per il gioco del barometro; candela; accendino.

L’Esortazione apostolica «Dilexi te» (Dt) è la prima di papa Leone XIV, firmata il 4 ottobre 2025, festa di San Francesco d’Assisi. Si apre con le parole semplici ma molto profonde di Apocalisse 3,9: «Ti ho amato».
Con questa frase il Signore si rivolge a una comunità fragile, senza prestigio né potere, eppure guardata con amore da Dio che la invita a non scoraggiarsi.
Nel primo paragrafo dell’esortazione, il papa ricorda che questo sguardo di Dio attraversa tutta la Bibbia. È lo stesso sguardo che troviamo nel canto di Maria: «Ha rovesciato i potenti dai troni, ha innalzato gli umili» (Lc 1,52).
Fin dalle prime righe, Leone XIV vuole mostrare qualcosa di sorprendente: Dio guarda la storia partendo dagli ultimi.
Per questo vogliamo lasciarci provocare dalla seguente domanda: chi sono i poveri oggi?

I volti della povertà

L’animatore, dopo l’introduzione che inquadra il tema dell’incontro, dispone sul pavimento, in mezzo ai ragazzi, diverse immagini che rappresentano situazioni e tipologie differenti di povertà. Invita i partecipanti a osservarle in silenzio e, dopo qualche minuto, chiede a ciascuno di sceglierne una che rappresenti, secondo lui, la povertà oggi.

Ogni partecipante condivide brevemente:

  • cosa vede nella foto
  • perché l’ha scelta
  • quale emozione suscita.

L’animatore conclude leggendo Deuteronomio 9 oppure invitando un giovane a farlo.
Questo brano dell’esortazione ci ricorda che la povertà non ha un solo volto. Ne esistono molte forme: materiale, sociale, culturale, spirituale. Ci sono persone che non hanno i beni essenziali, ma anche persone che non hanno voce, diritti o possibilità di esprimere la propria dignità.

La Parola illumina

Per continuare la riflessione, leggiamo un brano di Esodo (3,7): «Ho osservato la miseria del mio popolo in Egitto e ho udito il suo grido».
Dio non è indifferente davanti alla sofferenza. Egli vede, ascolta e si lascia toccare dal dolore degli uomini.
La «Dilexi te», al numero 8, riprende proprio questa immagine quando ricorda che il grido dei poveri attraversa tutta la storia e continua a interrogare anche la nostra vita.

L’animatore mostra il video «Condivisione della vita – Mission della Comunità missionaria di Villaregia a Bologna», reperibile sul canale Youtube «Comunità missionaria di Villaregia», che racconta l’esperienza dell’accoglienza dei migranti e il servizio di strada.
La testimonianze di chi si spende per i poveri aiuta a capire che le parole del Vangelo e della «Dilexi te» non sono solo teoria, ma vita concreta di tante persone.

Dopo il video, l’animatore lascia qualche minuto di riflessione sulle seguenti domande:

  • Cosa ti ha colpito di più?
  • Quale volto o situazione ti è rimasto nel cuore?

Come la penso?

Per favorire il confronto, l’animatore propone una dinamica di posizionamento nello spazio: il barometro.
Da una parte della stanza si colloca un cartello con la scritta «D’accordo», dall’altra «Non d’accordo».
L’animatore legge alcune frasi, e i partecipanti si posizionano a seconda della loro opinione.

Ecco alcuni suggerimenti di frasi:

  • I poveri non c’entrano con la mia vita.
  • Anche nei Paesi ricchi esiste vera povertà.
  • Chi è povero è responsabile della sua situazione.
  • Incontrare i poveri può cambiare in meglio la mia vita.
  • La nostra società non vede e non aiuta chi è nel bisogno.
  • È inutile fermarsi ad ascoltare una persona che vive in strada.
  • Basterebbe che i poveri avessero voglia di lavorare.
  • I poveri hanno qualcosa da insegnarci.
  • La povertà non è solo quella economica.

Dopo ogni affermazione, l’animatore invita chi lo desidera a condividere il motivo della propria posizione.
Questo momento aiuta a far emergere idee, dubbi e pregiudizi che spesso influenzano il nostro modo di guardare la povertà. Dopo aver ascoltato le varie opinioni, anche di chi rimane in mezzo, l’animatore chiede chi vuole spostarsi e perché.
A questo punto si può leggere Deuteronomio 14, dove il Papa ricorda che la povertà non è semplicemente il risultato della mancanza di meriti personali, ma spesso di situazioni di ingiustizia o fragilità.

Il grido dei poveri

Dopo il confronto, l’animatore domanda: «Qual è il grido dei poveri oggi?». E ascolta le opinioni dei ragazzi, mettendole poi in relazione con le parole del Papa, il quale ricorda che questo grido interpella non solo la società e la politica, ma anche la Chiesa e ciascuno di noi.
Ascoltare il grido dei poveri significa lasciarsi toccare dalla loro realtà e imparare a vedere il mondo con uno sguardo più attento e compassionevole.

Condivisione e preghiera finale

Alla fine, l’animatore invita i partecipanti a condividere ancora alcune riflessioni:

  • Quale volto della povertà mi ha colpito di più oggi?
  • Questo incontro mi ha fatto scoprire qualcosa di nuovo?
  • In che modo possiamo essere più attenti alle persone che vivono situazioni di difficoltà?

Per concludere l’incontro, invita tutti a un breve momento di silenzio.
Al centro della stanza viene posta una candela accesa.
Ognuno è invitato a pensare a una persona fragile o povera che ha incontrato nella propria vita o che vede nella propria città e a pregare per lei.
Dopo un momento di raccoglimento, l’animatore guida una breve preghiera: «Signore, Tu che ascolti il grido dei poveri e conosci le sofferenze di ogni uomo, apri i nostri occhi perché sappiamo riconoscere chi ha bisogno di noi.
Liberaci dall’indifferenza e insegnaci a guardare il mondo con il tuo stesso amore.
Fa’ che possiamo incontrarti nei volti di chi è più fragile e imparare da loro la semplicità del Vangelo. Amen».

Gonzalo Salcedo

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