Nel Centro giovanile di Kiwanga, a pochi chilometri da Kampala, i Missionari della Consolata lottano contro le difficili condizioni di vita dei giovani e il problema della fame.
Per questo propongono il progetto Amico Uganda: coltivare a Kiwanga, che ha lo scopo di realizzare una serra, formare i giovani alle tecniche agricole moderne e alla gestione delle loro future imprese, contribuendo al tempo stesso a ridurre l’insicurezza alimentare.
Kiwanga è un quartiere inserito nel tessuto della grande area urbana che unisce la capitale dell’Uganda, Kampala, e la municipalità di Mukono.
Negli ultimi anni ha registrato una rapida crescita demografica, diventando una zona residenziale per i lavoratori del polo industriale di Namanve.
I Missionari della Consolata sono arrivati in Uganda nel 1986 avviando scuole, istituti professionali e centri giovanili. Tra questi ultimi, nel 1992, hanno fondato il Kiwanga youth centre, un luogo in cui i giovani ricevono formazione e acquisiscono competenze per integrarsi nel mondo del lavoro e nella società.
L’Uganda in dati
L’Uganda si trova nell’Africa centro orientale, tra Kenya, Tanzania, Rwanda, Rd Congo e Sud Sudan. Il suo governo è definito dagli esperti internazionali come un’«autocrazia elettorale».
Il suo territorio, di 240mila km2 (l’Italia è 302mila) è abitato da circa 53 milioni di persone.
Il cristianesimo è la religione maggioritaria, con circa l’85% (40% cattolici; 32% anglicani; 13% tra pentecostali, evangelici e altre denominazioni cristiane), seguita dall’Islam (13%) e da altre minoranze religiose.
Secondo l’ultimo rapporto del Programma di sviluppo delle Nazioni Unite (Undp) l’Uganda si trova al 157° posto (su 193 paesi e territori) nella classifica dell’Indice di sviluppo umano.
Il reddito pro capite medio annuo è di 2.122 dollari; quasi sei persone ogni dieci vivono in povertà estrema (meno di 3 dollari al giorno). Ha accesso all’elettricità una persona ogni due, mentre ha accesso a internet meno di una persona ogni dieci.
Può raggiungere una fonte di acqua potabile il 63% della popolazione. Mentre solo il 23% ha a disposizione dei servizi igienici o una latrina non condivisa con altre famiglie.
La speranza di vita media è di 68 anni. Quattro bambini ogni cento muoiono prima di compiere 5 anni.
La popolazione del Paese vive per il 30% in aree rurali, per il 55% in cittadine sotto i 30mila abitanti, e per il 15% in grandi città.
Il 72% della popolazione attiva lavora nell’agricoltura.
Due persone ogni dieci non hanno cibo sufficiente.
Proprio sul problema dell’insicurezza alimentare si concentra il progetto di Amico.
Il progetto per i giovani

«In Uganda i terreni sono fertili e le precipitazioni regolari. L’agricoltura è la principale attività economica – ci scrive padre Kizito Mukalazi, Imc -. Nel Paese si coltivano caffè, mais, fagioli, banane, manioca, patate dolci, ortaggi e frutta. Si pratica anche la pesca e l’allevamento di bovini, capre e polli. Il 90% degli agricoltori utilizza metodi e tecniche agricole tradizionali».
I giovani di Kiwanga, il sobborgo nel quale lavorano i Missionari della Consolata, «sono afflitti da diversi problemi – continua padre Mukalazi -: abuso di droghe e alcol, disoccupazione, gravidanze precoci, abbandono scolastico. Molti non hanno qualifiche e non trovano lavoro. Il nostro Centro giovanile si rivolge a loro, offrendo diverse opportunità».
Ogni anno, tra i 500 e gli 800 giovani partecipano ai seminari e ai workshop organizzati nel Centro.
«Negli ultimi anni – aggiunge padre Mukalazi -, a causa dei cambiamenti climatici, è diventato difficile fare affidamento sulle piogge per garantire raccolti e alimenti. La scarsità di ortaggi è diventata frequente.
L’irrigazione a goccia e la coltivazione in serra rappresentano una soluzione. Permettono di produrre ortaggi in tutti i periodi dell’anno e di aumentare la produttività dei terreni. Ma i nostri giovani non ne hanno le competenze».
L’obiettivo del progetto è, quindi, quello di formare giovani, salvandoli dalla strada, per un loro futuro impiego nell’agricoltura, e di migliorare la sicurezza alimentare. Questo tramite l’installazione di una serra con un sistema di irrigazione a goccia e serbatoi per lo stoccaggio dell’acqua, e fornendo loro corsi di formazione agricola e di gestione di un’azienda.
«I beneficiari diretti – conclude il missionario – saranno quaranta giovani provenienti da diversi contesti sociali, mentre i beneficiari indiretti saranno 1.800 persone».
La selezione di sementi di alta qualità in ogni ciclo produttivo consentirà al progetto di autosostenersi. Queste sementi portano una buona produzione e, di conseguenza, buone vendite. Prevediamo di vendere i nostri prodotti a diversi negozi e chioschi. I ricavi saranno reinvestiti nel progetto, rendendolo autosufficiente».
Luca Lorusso
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