Dilexi te. Vicini e amici

La vicinanza che rende amici

Foto di Mohit Mehta su Unsplash.

Ecco il terzo di tre schemi d’incontro per animare gruppi giovanili a partire dall’esortazione apostolica «Dilexi te» di papa Leone XIV dedicata al tema dell’amore verso i poveri.

Tema: la vicinanza che rende amici (cap. 4 di «Dilexi te»).
Obiettivo: aiutare i giovani a sentire che l’amore cristiano non si limita all’assistenza, ma genera relazioni che trasformano chi accoglie, chi è accolto e l’intera comunità.
Durata incontro: 2 ore.
Destinatari: dai 16 anni.
Materiale: Pc, proiettore, etichette, candela, accendino.

La vicinanza, l’ascolto e l’amicizia permettono di riconoscere nei poveri non soltanto persone da aiutare, ma fratelli e sorelle dai quali ricevere un dono.
L’amore cristiano non si limita all’assistenza, ma genera relazioni che trasformano chi accoglie, chi è accolto e l’intera comunità.
Negli ultimi capitoli della «Dilexi te», papa Leone XIV invita la Chiesa a vivere una fraternità profonda con i poveri.
Solo la vicinanza che genera amicizia permette di riconoscere la dignità della persona, di lasciarsi cambiare dall’incontro e di costruire una vera cultura della fraternità (cfr. Dt 100).

Dinamica: Le etichette

L’animatore propone una dinamica sui pregiudizi e sulla necessità di guardare ogni persona oltre le etichette.
Avendo già preparato alcuni post-it con diverse parole (rifugiato, senzatetto, detenuto, influencer, imprenditore, musulmano, disabile, ragazza madre, politico, ecc.), li applica sulla fronte dei partecipanti. Nessun ragazzo può leggere la propria etichetta.
I ragazzi si muovono e interagiscono tra loro in base alle etichette, senza nominarle.
Ciascuno sperimenta così cosa significa essere accolti, giudicati o evitati per un’immagine che gli altri hanno di lui.
Al termine, ogni ragazzo scopre la propria etichetta e si apre un momento di confronto.

  • Come mi sono sentito?
  • Quanto pesano le etichette nella vita quotidiana?
  • Chi ho guardato con simpatia e chi ho evitato?
  • Quanto spesso giudichiamo le persone prima di conoscerle?

La dinamica aiuta a riscoprire che ogni persona è più grande dell’etichetta che porta e invita a coltivare uno sguardo capace di incontrare l’altro nella sua unicità. Dietro ogni etichetta, c’è una situazione, una storia, una ferita, una speranza. In ogni persona c’è il desiderio di essere riconosciuta.
Gesù non ha mai incontrato etichette, ha incontrato persone.
Possiamo imparare a fare come Lui.

La Parola di Dio

L’animatore propone la lettura di Luca 19,1-10 e una riflessione a partire dall’incontro tra Gesù e Zaccheo.
Gesù entra a Gerico e, tra tante persone, alza lo sguardo proprio su Zaccheo, uomo disprezzato e considerato peccatore.
Non lo giudica, ma lo chiama per nome, entra nella sua casa e mangia a tavola con lui.
L’incontro con Gesù cambia profondamente la vita di Zaccheo. Da uomo chiuso nel proprio interesse diventa capace di condividere i suoi beni e di riparare le ingiustizie fatte.
Il Vangelo ci mostra che la vera trasformazione nasce dall’incontro. Gesù non cambia Zaccheo con un rimprovero, ma facendolo sentire accolto.
Quando una persona si scopre amata e riconosciuta nella sua dignità, può ricominciare.

Il video

La cultura dell’incontro e dell’accoglienza prende forma anche attraverso gesti concreti: percorsi di sensibilizzazione, spazi di relazione, attività educative e iniziative che creano ponti tra persone e comunità.
L’animatore propone la visione del video intitolato «Cultura dell’accoglienza» sul canale youtube della Comunità Missionaria di Villaregia. Nel video vengono mostrate alcune esperienze nate proprio con questo desiderio: educare allo sguardo sull’altro, costruire una società accogliente e fraterna.

  • Perché è importante creare occasioni di incontro tra persone diverse?
  • In che modo un incontro può cambiare la vita di una persona?
  • Quale esperienza o gesto concreto potresti vivere per costruire una cultura dell’accoglienza?

Attenzione all’altro

L’animatore legge un brano della Dilexi te: «L’opzione per i poveri esige da noi un’attenzione rivolta all’altro. […] Questa attenzione d’amore è l’inizio di una vera preoccupazione per la sua persona. […] Questo implica apprezzare il povero nella sua bontà propria, col suo modo di essere, con la sua cultura, con il suo modo di vivere la fede.
L’amore autentico è sempre contemplativo: ci permette di servire l’altro non per necessità o vanità, ma perché è bello, al di là delle apparenze. […] Solo a partire da questa vicinanza reale e cordiale possiamo accompagnarli adeguatamente nel loro cammino di liberazione» (Dt 101).
Dopo la lettura della citazione l’animatore lascia qualche minuto di silenzio.

  • Rileggi il testo: quale parola o espressione ti colpisce di più?
  • Puoi sottolinearla oppure scriverla su un post-it da portare con te.

Papa Leone XIV ci ricorda che l’amore cristiano nasce da uno sguardo nuovo. Quando impariamo a vedere la bellezza dell’altro e ci lasciamo avvicinare dalla sua storia, scopriamo che anche noi riceviamo qualcosa.
I poveri non sono soltanto persone da aiutare, possono essere maestri di umanità, di fede e di speranza.

Gesto

Il gruppo si dispone in cerchio. Al centro viene posta una candela accesa, segno della presenza di Cristo che illumina ogni incontro.
Accanto viene preparata una ciotola in cui raccogliere i pensieri dei partecipanti.
Ogni ragazzo riceve un foglietto ed è invitato a scrivere una risposta alla domanda: «Da quale persona mi lascio evangelizzare?», oppure: «Quale passo concreto voglio fare per avvicinarmi a qualcuno?».
In seguito, l’animatore introduce la preghiera finale: «Signore Gesù, tu hai scelto di avvicinarti ai piccoli, agli ultimi, a chi spesso viene dimenticato. Davanti a questa luce vogliamo chiederti un cuore capace di incontrare e di imparare».
Due solisti si alternano:
«Signore, insegnaci a riconoscere che anche noi abbiamo bisogno di essere evangelizzati dai poveri».
«Liberaci dalla convinzione di avere sempre qualcosa da offrire, e rendici capaci di ricevere ciò che gli altri possono donarci».
«Ti ringraziamo per la sapienza nascosta nel cuore di tante persone che vivono nella povertà. Nei loro gesti, nelle loro storie e nella loro forza troviamo parole che illuminano la nostra vita».
«Aiutaci a guardare oltre le mancanze e le difficoltà. Donaci occhi capaci di vedere la dignità di ogni persona, e un cuore pronto ad accogliere ciò che possiamo imparare dagli altri».
«Quando ci lamentiamo per ciò che ci manca, ricordaci di ascoltare chi porta pesi più grandi dei nostri. Fa’ che il loro esempio ci aiuti a vivere con più semplicità, gratitudine e condivisione».
Infine, tutti pregano: «Signore Gesù, rendici capaci di incontrare ogni persona come un dono. Fa’ che impariamo dai poveri, dagli ultimi e da chi è diverso da noi. Apri il nostro cuore alla fraternità, perché ogni incontro possa diventare luogo della tua presenza. Amen».
Segue un momento di silenzio, durante il quale ogni ragazzo può deporre il proprio foglietto vicino alla candela.
Il gesto diventa un segno dell’impegno personale a lasciarsi trasformare dagli incontri e a costruire relazioni capaci di accoglienza e fraternità.

Gonzalo Salcedo

The following two tabs change content below.

Gonzalo Salcedo

Ultimi post di Gonzalo Salcedo (vedi tutti)