Modjo, Etiopia. Scuola sicura

Progetto di solidarietà con bambini e comunità

I bambini della scuola materna della missione di Modjo, in Etiopia.

Nella missione di Modjo, in Etiopia, i Missionari della Consolata gestiscono una scuola materna per 380 bambini della zona.
Tra le strutture c’è un salone. Oggi è in disuso perché bisognoso di ristrutturazioni.
Il progetto «Amico Modjo, scuola sicura» ha l’obiettivo di mettere in sicurezza l’edificio per offrire di nuovo ai bambini e alla comunità un luogo bello e accogliente dove imparare e socializzare.

L’Etiopia è, oggi, uno dei Paesi più popolosi e più giovani al mondo, con i suoi 137 milioni di abitanti e un’età media di 20 anni.
È anche uno dei Paesi più poveri, nonostante la grande crescita economica registrata negli ultimi anni.
L’aspettativa di vita è di 67,7 anni. Tra i bambini sotto i 5 anni, due ogni dieci sono sottopeso, tre su cento muoiono prima del quinto compleanno. C’è un solo medico ogni settemila persone. Solo sei cittadini ogni dieci sanno leggere e scrivere. Il reddito medio per ogni persona è appena di 2.900 dollari l’anno.

Nei suoi 1,1 milioni di km quadrati (quasi quattro volte l’Italia) convivono circa ottanta gruppi etnici. I più grandi sono gli Oromo (35,8%) e gli Amhara (24,1%). L’Etiopia ospita un milione di rifugiati da altri Paesi e tre milioni di sfollati interni.

I cristiani ortodossi sono la maggioranza relativa della popolazione (43,8%). A seguire ci sono i musulmani (31,3%) e i cristiani protestanti (22,8%). I cristiani cattolici sono lo 0,7%.

La città di Modjo

A circa 70 km a sud est di Addis Abeba, capitale dell’Etiopia, Modjo è una città in continua crescita che conta diverse decine di migliaia di abitanti: l’ultima statistica ufficiale, risalente al 2008, riportava la cifra di quasi 50mila. Oggi potrebbero essere il doppio.

Negli ultimi anni, la città è divenuta un luogo strategico per l’economia del Paese, grazie al suo interporto che si colloca sul corridoio commerciale tra la capitale e il Gibuti (quindi lo sbocco sul mare).
Secondo la Banca mondiale, da Modjo passa circa il 90% delle importazioni ed esportazioni dell’intero Paese.

Nonostante l’importanza della città, una parte rilevante della sua popolazione vive in condizioni di grave povertà. Una situazione in sintonia con il resto del Paese.

Missionari a Modjo

I Missionari della Consolata sono presenti a Modjo dal 1993, quando la cittadina contava appena 20mila abitanti, per la gran parte impegnati nell’agricoltura di sussistenza.

In quello stesso 1993, hanno fondato una scuola materna che oggi accoglie 380 bambini tra i 4 e i 7 anni, provenienti dal territorio circostante e da diverse etnie e religioni.

L’obiettivo è quello di offrire loro un’esistenza di benessere e una prospettiva di speranza per il futuro, specie alle famiglie più povere. Ma i missionari non si limitano all’istruzione dei più piccoli: a Modjo gestiscono, insieme ad altre comunità, anche un centro di animazione missionaria e spirituale, un seminario propedeutico per giovani in discernimento vocazionale e un reparto maternità nella clinica locale.

La loro presenza va incontro alle necessità materiali e spirituali di una popolazione che, in maggioranza, vive in povertà e affronta ogni giorno difficoltà come la scarsa accessibilità ai servizi sanitari ed educativi. Lavorano per l’istruzione dei bambini, l’emancipazione delle vedove e dei giovani attraverso la scuola e la formazione professionale per uno sviluppo integrale delle società.

Attualmente, nella missione di Modjo, i missionari sono quattro (un italiano, fratel Vincenzo Clerici, e tre etiopi: padre Dawit Daniel Sendabo, padre Barisso Abishu Morke e padre Nebiyat Asnake Ejigu).

Obiettivo del progetto

La struttura del salone da ristrutturare per le attività dei bambini della scuola materna.

Il progetto Amico Modjo, scuola sicura, ha l’obiettivo di mettere in sicurezza e tornare a usare il salone della missione, da sempre utilizzato soprattutto per le attività della scuola materna.

Da alcuni mesi, la struttura, pur avendo fondamenta solide, è inagibile a causa di alcune crepe nei muri e di infiltrazioni di acqua dal tetto che ne rendono poco sicuro l’utilizzo.

«La strategia di attuazione del progetto sarà la seguente – scrive padre Dawit Daniel -: acquisteremo materiale per i lavori in calcestruzzo e muratura; sostituiremo alcuni vetri rotti alle finestre; sostituiremo alcune lamiere del tetto danneggiate; faremo la verniciatura antiruggine dell’intero tetto per proteggerlo da ulteriori danni; rinforzeremo delle barre d’acciaio che lo sostengono; sistemeremo pavimento e pareti interne.
Grazie in anticipo per il vostro contributo e la vostra collaborazione!».

Luca Lorusso

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È redattore di Missioni Consolata e Amico dal 2010. Si occupa di diversi temi, tra cui Chiesa missionaria, pace e nonviolenza, diritti umani, sud del mondo, libertà religiosa, giustizia riparativa, stili di vita, Bibbia, spiritualità.

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