Da Bevera a Porto San Giorgio. Giorni di scoperta

Al servizio degli altri scoprendo amicizia e spiritualità

I ragazzi di Bevera a Porto San Giorgio dai Missionari della Consolata.

Un gruppo di ragazzi lombardi è stato a Porto san Giorgio (Fermo) per un campo di servizio, di scoperta, di amicizia, riflessione e fede.

Il giorno 19 luglio del 2025, alla casa dei Missionari della Consolata di Bevera (Lecco), si è riunito un gruppo di giovani, ha caricato un furgone di bagagli ed è partito.

Quel gruppo siamo noi, pochi ragazzi e ragazze tra i 14 e i 17 anni, accomunati dal desiderio di metterci alla prova. Quel giorno è iniziato un viaggio di una settimana, che, nonostante la sua brevità, è valsa più di tutte le altre settimane dell’anno, una settimana di servizio, di scoperta, di amicizia, riflessione e fede.

Siamo il gruppo adolescenti della casa dei missionari della Consolata di Bevera, e questa è stata la nostra esperienza a Porto San Giorgio.

Una delle ragioni principali che ci ha permesso di imparare cose nuove e di crescere durante la nostra esperienza a Porto San Giorgio (provincia di Fermo) è stata decisamente il mettersi al servizio degli altri. Per due mattine ci siamo recati al “Ponte”, una mensa per persone in difficoltà economica e senza dimora, che svolge anche il compito di donare vestiti gratuiti.

Durante quei due giorni, appena dopo un’accoglienza calorosa da parte dei responsabili, ci mettevamo subito al lavoro sotto gli occhi premurosi dei collaboratori, i quali ci davano istruzioni e ci aiutavano nei nostri compiti. Tutti, lavoratori e non, facevano qualcosa: chi riordinava i grembiuli di scuola, chi piegava i materassi, chi tagliava le verdure per il pranzo, chi sistemava giacche e giacconi, e molto altro…

Alla fine di una mattinata di lavoro ci sedevamo tutti insieme per mangiare un meritato pranzo, scambiandoci storie, ridendo, scherzando e riflettendo anche su ciò che avevamo fatto, visto e vissuto durante il giorno.

Quello che ci ha colpito di più è stata la dedizione dei volontari, che con semplicità accoglievano ogni persona con dignità e senza giudizi. Questo ci ha fatto capire che servire non significa solo fare delle cose per qualcun altro, ma donare tempo, accoglienza e ascolto: tutte cose che possono fare la differenza.

Metterci al servizio, infatti, non è un gesto di sacrificio fine a se stesso, ma un’esperienza che arricchisce e fa crescere, insegnandoci a guardare gli altri con occhi nuovi.

Nel corso della settimana abbiamo conosciuto diversi luoghi che ci hanno lasciato un segno da portare nel nostro bagaglio di esperienze.

Il primo luogo è stata la Chiesa di San Legonziano a Lanciano dove siamo venuti a conoscenza del miracolo eucaristico. In seguito abbiamo fatto una lettura alla significativa mostra dei miracoli eucaristici di Carlo Acutis.
Il secondo luogo rilevante è stato il parco Cacciù dove il maestro Ettore Fedeli ci ha mostrato i diversi e caratteristici angoli di natura del bosco. Alla fine della settimana abbiamo visitato il borgo medievale del Belvedere di Torre di Palme.

Durante la settimana non è mancato il tempo per approfondire il nostro, già profondo, rapporto di amicizia. Avendo già fatto altre esperienze di servizio lontani da casa non era la prima volta che ci trovavamo a convivere per tanto tempo, ma ogni volta impariamo sempre qualcosa di nuovo l’uno dall’altro.
Abbiamo visto le stelle e l’alba riflessi sulla stessa spiaggia insieme, cantato canzoni ad alto volume in macchina, cucinato pancake e fatto partite di UNO fino all’una di notte. Insomma abbiamo praticato molto servizio anche se il vero servizio lo ha portato a noi questa esperienza fornendoci dei nuovi bei ricordi.

Oltre al tempo passato tutti insieme, abbiamo avuto l’opportunità di riflettere da soli.
Durante la nostra visita a Lanciano, infatti, abbiamo vissuto l’esperienza del “deserto”: una riflessione solitaria di un’ora, grazie agli spunti forniti in precedenza, e seguita da un momento di condivisione. Questa tipologia di attività permette di connettersi meglio sia a se stessi che al Signore e alla propria spiritualità.
Abbiamo fatto anche un’altra attività per comprendere al meglio le difficoltà che si possono presentare nella comunicazione tra culture differenti, per poi passare a un momento incentrato sull’ambiente e il resoconto del bagaglio esperienziale alla fine della settimana di convivenza.

I momenti di fede hanno accompagnato tutto il nostro percorso e ci hanno aiutato a farci conoscere dalla comunità locale. Abbiamo avuto la possibilità di animare la messa di ogni giorno con i canti che abbiamo portato dalla nostra realtà.
In aggiunta a ciò, ogni sera ci siamo ritrovati in gruppo per uno spazio di riflessione e preghiera. Ognuno aveva la possibilità di intervenire portando il suo contributo e la sua esperienza personale. Questi momenti ci hanno dato l’opportunità di ragionare ulteriormente sulle esperienze vissute durante la settimana.

Cosa ci siamo portati a casa da questa esperienza?

Una risposta potrebbe essere semplicemente dei bei ricordi e una soddisfazione sincera, ma per quanto vera e innegabile, c’è qualcosa di più. Alcuni di noi forse non lo hanno avvertito esplicitamente, magari altri hanno impiegato mesi per comprenderlo, ma tutti noi lo abbiamo dentro: sappiamo adesso, meglio di sempre, cosa ci rende noi stessi.
È capitato spesso di passare a fianco a persone della parrocchia del posto, e sentire parlare di noi. È vero, ci conoscevano solo per quello che facevamo in quei giorni, non sapevano niente della nostra vita a casa, a scuola e nei nostri paesi, ma, pensare che delle persone pensassero a noi unicamente come brave persone, desiderose di mettersi al servizio e di crescere ogni giorno aprendoci alle sfide che ci vengono poste, ci ha fatto comprendere che, sì, se c’è un modo in cui noi vogliamo realizzarci, un modo in cui vogliamo essere ricordati e pensati dagli altri, è proprio questo.

In conclusione, l’esperienza non è stata solo a servizio degli altri, ma soprattutto a servizio di noi stessi e di ciò che dovremo diventare in futuro.

Il gruppo ado di Bevera, Padre Celio e gli animatori

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Giovani IMC

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