Slow page dei Missionari della consolata

07/ 1Corinti. Questioni spinose

«Tutto mi è lecito, sì, ma non tutto giova»

Disordini a Corinto (5,1-6,20): l’incestuoso (5,1-13) e liti tra i cristiani (6,1-20)

5,1-13. L’INCESTUOSO

Sebbene fisicamente lontano dalla comunità, Paolo si sente profondamente interessato e coinvolto nella sua vita, sia nel bene che nel male, ed ecco che interviene in una situazione scandalosa della comunità di Cointo che sembra aver dimenticato cosa significa vivere da discepoli di Gesù.

In chiara opposizione alla condotta autosufficiente dei Corinti, Paolo denuncia un caso d’incesto, una vergogna che accresce la fermentazione del male nell’intera comunità, come fa il lievito nella massa.

1Si sente dovunque parlare di immoralità tra voi, e di una immoralità tale che non si riscontra neanche tra i pagani, al punto che uno convive con la moglie di suo padre. 2E voi vi gonfiate di orgoglio, piuttosto che esserne afflitti in modo che venga escluso di mezzo a voi colui che ha compiuto un’azione simile! 3Ebbene, io, assente con il corpo ma presente con lo spirito, ho già giudicato, come se fossi presente, colui che ha compiuto tale azione. 4Nel nome del Signore nostro Gesù, essendo radunati voi e il mio spirito insieme alla potenza del Signore nostro Gesù, 5questo individuo venga consegnato a Satana a rovina della carne, affinché lo spirito possa essere salvato nel giorno del Signore.

1Cor 5,1-5

L’Apostolo propone una riunione della comunità nel nome del Signore Gesù per decidere cosa fare con l’incestuoso. Per quanto assente corporalmente, l’Apostolo dichiara il suo voto: «Che venga consegnato a Satana” (5). L’espressione può sembrarci eccessivamente dura. Probabilmente si tratta di una formula di scomunica. Tuttavia il castigo è medicinale e caritatevole: perchè possa essere salvato nel giorno del Signore (5). Un altro caso di scomunica si trova in un’altra lettera alla stessa comunità di Corinto (2 Cor 2,5-11). Il castigo è efficace e Paolo raccomanda che il fratello sia riammesso nella comunità.

6Non è bello che voi vi vantiate. Non sapete che un po’ di lievito fa fermentare tutta la pasta? 7Togliete via il lievito vecchio, per essere pasta nuova, poiché siete azzimi. E infatti Cristo, nostra Pasqua, è stato immolato! 8Celebriamo dunque la festa non con il lievito vecchio, né con lievito di malizia e di perversità, ma con azzimi di sincerità e di verità.

1Cor 5,6-8

L’Apostolo approfitta di questo caso per ricordare loro ciò che già aveva scritto in una precedente lettera (che non ci è stata conservata) nella quale puntualizzava norme di comportamento con i pagani. Il contesto socio culturale di Corinto, una delle città più corrotte dell’impero romano, poneva a quei cristiani seri problemi di convivenza con la società circostante. Paolo fa una distinzione: con gli immorali, sfruttatori, avari e idolatri non cristiani dice ai cristiani di comportarsi normalmente, come con tutti gli altri. Il cristianesimo non è una setta. Invece con i corrotti, gli immorali, e gli avari «di dentro», quelli che fanno parte della comunità – e che l’Apostolo dice essere cristiani solo di nome -, Paolo è tassativo: «Con questi non dovete mangiare assieme» (11). 

9Vi ho scritto nella lettera di non mescolarvi con chi vive nell’immoralità. 10Non mi riferivo però agli immorali di questo mondo o agli avari, ai ladri o agli idolatri: altrimenti dovreste uscire dal mondo! 11Vi ho scritto di non mescolarvi con chi si dice fratello ed è immorale o avaro o idolatra o maldicente o ubriacone o ladro: con questi tali non dovete neanche mangiare insieme. 12Spetta forse a me giudicare quelli di fuori? Non sono quelli di dentro che voi giudicate? 13Quelli di fuori li giudicherà Dio. Togliete il malvagio di mezzo a voi!

1Cor 5, 9-13

 Misura estrema di protezione per una comunità che viveva costantemente esposta a decadenza e corruzione ambientale? Sebbene espresso in forma negativa, Paolo fa riferimento al sentimento di identità che deve tenere una comunità di credenti, a quei legami di unione, di correzione fraterna, di mutua solidarietà e di radicalità nel seguire Gesù che, mentre protegge i suoi membri, li abilita ad offrire a quelli di fuori la testimonianza cristiana. Un cristiano che non abbia un forte senso di appartenenza è quasi impossibile che si mantenga cristiano nel tipo di società in cui viviamo.

Questo è quanto Paolo dice ai cristiani di oggi. La recente scristianizzazione di molte zone della mappa tradizionale cristiana è infatti cominciata con la perdita dell’identità comunitaria.

6,1-11. LITI TRA I CRISTIANI (Appello ai tribunal pagani)

In questo brano, Paolo rimprovera ai cristiani di Corinto di esporre le loro discordie davanti ai pagani, invece di regolarle pacificamente tra loro, dimostrando così la potenza della grazia.

 1Quando uno di voi è in lite con un altro, osa forse appellarsi al giudizio degli ingiusti anziché dei santi? 2Non sapete che i santi giudicheranno il mondo? E se siete voi a giudicare il mondo, siete forse indegni di giudizi di minore importanza? 3Non sapete che giudicheremo gli angeli? Quanto più le cose di questa vita!
4Se dunque siete in lite per cose di questo mondo, voi prendete a giudici gente che non ha autorità nella Chiesa? 5Lo dico per vostra vergogna! Sicché non vi sarebbe nessuna persona saggia tra voi, che possa fare da arbitro tra fratello e fratello? 6Anzi, un fratello viene chiamato in giudizio dal fratello, e per di più davanti a non credenti! 7È già per voi una sconfitta avere liti tra voi! Perché non subire piuttosto ingiustizie? Perché non lasciarvi piuttosto privare di ciò che vi appartiene? 8Siete voi invece che commettete ingiustizie e rubate, e questo con i fratelli! 9Non sapete che gli ingiusti non erediteranno il regno di Dio?

1Cor 6,1-9a

È certamente la bassa qualità della vita comunitaria dei Corinti ciò che Paolo rimprovera in questo caso. Non c’è dialogo nè carità. Ai partiti di cui si è parlato prima, si aggiunge ora la disgrazia delle liti, con l’aggravante che i problemi di famiglia vengono ora esposti e sottomessi a persone «di fuori», agli estranei. L’apostolo propone ora un comando e un consiglio. Il comando è di risolvere i conflitti all’interno della comunità, sottomettendosi ad arbitri qualificati, capaci di giudicare con senso di giustizia cristiana. Bisogna lavare i panni sporchi in casa, come si dice. Il consiglio è ancor più esigente del comando: Paolo chiede a coloro che vogliono portare i loro casi davanti ai tribunalii di cedere i loro diritti per amore di pace, cioè per il trionfo della carità sopra la legge. Questo consiglio attualizza ciò che Gesù ha detto nel discorso della montagna, in Mt 5,38-40 («non opporti al malvagio, porgi l’altra guancia»). Ancor più: Paolo questiona il diritto di sentirsi offesi a causa di un furto o un delitto contro la proprietà che sembra il motivo di quei litigi. Probabilmente i litiganti sono i ricchi della comunità, gli unici con la capacità finanziaria di litigare davanti ai tribunali imperiali. In fin dei conti Paolo sembra dire: le tue ricchezze non sono frutto dello sfruttamento dei tuoi Fratelli? (8) Questo tema delle liti termina con una messa in guardia dei ricchi e potenti: «Non sapete che gli ingiusti non erediteranno il regno di Dio?» (9).

Non illudetevi: né immorali, né idolatri, né adùlteri, né depravati, né sodomiti, 10né ladri, né avari, né ubriaconi, né calunniatori, né rapinatori erediteranno il regno di Dio. 11E tali eravate alcuni di voi! Ma siete stati lavati, siete stati santificati, siete stati giustificati nel nome del Signore Gesù Cristo e nello Spirito del nostro Dio.

1Cor 6,9b-11

Proseguendo, Paolo enumera una serie di comportamenti negativi che già aveva menzionato in 5,11, alludendo a ladri, adulteri, immorali, ubriaconi… (11) che non erediteranno il regno di Dio. Il motivo lo lascia per la frase finale quando con tre termini di grande valore teologico descrive il miracolo verificatosi nei credenti di Corinto: se prima vivevano in questi vizi, adesso per il battesimo nel nome di Gesù sono stati «lavati, santificati, giustificati nel nome del Signore Gesù Cristo e dello Spirito del nostro Dio» (11). Questi tre termini alludono alla trasformazione avvenuta nel battesimo che deve dare luce a una persona nuova e santa.

6,12-20. LIBERTA CRISTIANA E FORNICAZIONE

«Tutto mi è lecito, sì, ma non tutto giova», questa frase reassume tutta la morale paolina: non si tratta più di sapere ciò che è permesso e ciò che è proibito, ma di determinare ciò che favorisce o compromette la crescita dell’uomo nuovo rigenerato nel Cristo.

“Tutto mi è lecito!». Sì, ma non tutto giova. «Tutto mi è lecito!». Sì, ma non mi lascerò dominare da nulla. 13«I cibi sono per il ventre e il ventre per i cibi!». Dio però distruggerà questo e quelli. Il corpo non è per l’impurità, ma per il Signore, e il Signore è per il corpo. 14Dio, che ha risuscitato il Signore, risusciterà anche noi con la sua potenza.

1Cor 5, 12-14

Il tema qui affrontato da Paolo è di una calda attualità. Lo era allora e continua ad esserlo oggi: la libertà sessuale. In stile di diatriba l’Apostolo ripete e confuta gli argomenti dei Corinti. Il primo argomento è una rozza interpretazione della libertà evangelica alla quale Paolo allude con frasi come «tutto mi è lecito» (12). È probabile che alcuni membri della comunità si siano lasciati influenzare da correnti di pensiero gnostico greco, molto in voga in quei giorni, secondo le quali il materiale/la materia – il corpo e le sue funzioni – sono separati dalla dimensione spirituale dell’uomo e della donna e perciò non riguarda nè poco nè molto l’area dello spirito. Così il sesso non sarebbe condizionato dalla nuova realtà cristiana portata dal battesimo.

15Non sapete che i vostri corpi sono membra di Cristo? Prenderò dunque le membra di Cristo e ne farò membra di una prostituta? Non sia mai! 16Non sapete che chi si unisce alla prostituta forma con essa un corpo solo? I due – è detto – diventeranno una sola carne. 17Ma chi si unisce al Signore forma con lui un solo spirito. 18State lontani dall’impurità! Qualsiasi peccato l’uomo commetta, è fuori del suo corpo; ma chi si dà all’impurità, pecca contro il proprio corpo. 19Non sapete che il vostro corpo è tempio dello Spirito Santo, che è in voi? Lo avete ricevuto da Dio e voi non appartenete a voi stessi. 20Infatti siete stati comprati a caro prezzo: glorificate dunque Dio nel vostro corpo!

1Cor 6,15-20

Il secondo argomento, in apparenza più convincente: la soddisfazione o gratificazione sessuale è tanto necessaria ed eticamente neutrale come il mangiare. Oggi la formuliamo così: il sesso è semplicemente una funzione naturale e se si pratica tra adulti, senza coercizione, liberamente, col mutuo consenso degli interessati e senza danno a terzi, appartiene all’ambito privato dove nessuno ha il diritto di intromettersi e meno ancora di moralizzare. Paolo rifiuta queste ragioni a partire dalla visione di una vera antropologia cristiana. Si oppone frontalmente a una dicotomia della persona umana tra corpo e spirito e conseguentemente a ogni spiritualismo che ribassi, disdegni o sminuisca il valore del corpo e perciò la sessualità. La persona umana non ha corpo ma è corpo. L’uomo e la donna interamente, col loro corpo appartengono all’ambito della salvezza. Per essi Gesù è morto corporalmente e i corpi condividono la Gloria del risuscitato. La sessualità, come parte importante del corpo , ascende anche all’ambito della salvezza. Siamo membra di Cristo, ripete Paolo. Il corpo del cristiano, non solo la comunità, è segno visible e tempio dello Spirito. La nostra vita morale si giudica anche nell’uso del nostro corpo.

di Mario Barbero

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Mario Barbero

Padre Mario Barbero, missionario della Consolata, nato nel 1939, è stato a Roma durante il Concilio, poi in Kenya, negli Usa, in Congo RD, in Sudafrica, in Italia, di nuovo in Sudafrica, e ora, dal 2021, nuovamente in Italia. Formatore di seminaristi, ha sempre amato lavorare con le famiglie tramite l’esperienza del Marriage Encounter (Incontro Matrimoniale).

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