Slow page dei Missionari della consolata

11/ Atti. La conversione di Pietro (At 10,1-11-18)

E la Chiesa di apre

L’importanza di questo episodio nel libro di Atti è capitale. Si può dedurre anche dall’estensione del racconto: è il più lungo del libro.
È come un episodio di un film narrato da angolature diverse, da postazioni geografiche diverse: Cesarea, Giaffa e infine Gerusalemme.
Quanto al contenuto generale di questo evento (l’accoglienza dei pagani nella chiesa da parte di Pietro), esso apre la porta alla seconda parte del libro, cioè gli «atti di Paolo» che raccontano appunto l’evangelizzazione dei pagani.
L’ultimo quadro del racconto nel quale Pietro, a Gerusalemme, spiega e giustifica il suo operato ricevendo l’approvazione di quella comunità («dunque anche ai pagani Dio ha concesso che si convertano»), assicura l’unità della chiesa dopo perplessità e fieri dibattiti.

Pietro va da un centurione romano (At 10,1-33)

Due uomini in preghiera: Cornelio a Cesarea, Pietro a Giaffa (10,1-22)

I due protagonisti del racconto, il centurione romano Cornelio, pagano, e il pescatore ebreo Pietro, cristiano, sono entrambi uomini di preghiera.  Questo evento centrale nel libro di Atti è messo in moto dalla preghiera.

A Cesarea, Cornelio prega

1 C’era in Cesarèa un uomo di nome Cornelio, centurione della coorte Italica, 2 uomo pio e timorato di Dio con tutta la sua famiglia; faceva molte elemosine al popolo e pregava sempre Dio. 3 Un giorno verso le tre del pomeriggio vide chiaramente in visione un angelo di Dio venirgli incontro e chiamarlo: «Cornelio!». 4 Egli lo guardò e preso da timore disse: «Che c’è, Signore?». Gli rispose: «Le tue preghiere e le tue elemosine sono salite, in tua memoria, innanzi a Dio. 5 E ora manda degli uomini a Giaffa e fa’ venire un certo Simone detto anche Pietro. 6 Egli è ospite presso un tal Simone conciatore, la cui casa è sulla riva del mare». 7 Quando l’angelo che gli parlava se ne fu andato, Cornelio chiamò due dei suoi servitori e un pio soldato fra i suoi attendenti e, 8 spiegata loro ogni cosa, li mandò a Giaffa.

Atti 10,1-8

Cornelio è un soldato romano di servizio a Cesarea che è la sede del procuratore romano. Centurione, responsabile di cento uomini, come altri centurioni presenti nei vangeli (cf Lc 7,2-5), pur essendo pagano è attratto dalla religione giudaica, è pio e timorato di Dio con tutta la sua famiglia. Manifesta la sua fede non solo con la preghiera ma con la carità: «faceva molte elemosine al popolo». Si può dire un uomo religioso esemplare. Ma gli manca qualcosa, cioè quanto gli viene rivelato «in visione» mentre è in preghiera nell’ora in cui si prega nel tempio (cf 3,1): accogliere il messaggio che uno sconosciuto, «Simone detto anche Pietro», gli porterà da Giaffa. Sempre in visione gli viene comunicato l’indirizzo dove trovare Pietro (si trova «presso Simone il conciatore, la cui casa è sulla via del mare»). Senza indugi Cornelio manda a Giaffa due suoi servitori, scortati da «un pio soldato».

A Giaffa Pietro prega

9 Il giorno dopo, mentre essi erano per via e si avvicinavano alla città, Pietro salì verso mezzogiorno sulla terrazza a pregare. 10 Gli venne fame e voleva prendere cibo. Ma mentre glielo preparavano, fu rapito in estasi. 11 Vide il cielo aperto e un oggetto che discendeva come una tovaglia grande, calata a terra per i quattro capi. 12 In essa c’era ogni sorta di quadrupedi e rettili della terra e uccelli del cielo. 13 Allora risuonò una voce che gli diceva: «Alzati, Pietro, uccidi e mangia!». 14 Ma Pietro rispose: «No davvero, Signore, poiché io non ho mai mangiato nulla di profano e di immondo». 15 E la voce di nuovo a lui: «Ciò che Dio ha purificato, tu non chiamarlo più profano». 16 Questo accadde per tre volte; poi d’un tratto quell’oggetto fu risollevato al cielo. 17 Mentre Pietro si domandava perplesso tra sé e sé che cosa significasse ciò che aveva visto, gli uomini inviati da Cornelio, dopo aver domandato della casa di Simone, si fermarono all’ingresso. 18 Chiamarono e chiesero se Simone, detto anche Pietro, alloggiava colà. 19 Pietro stava ancora ripensando alla visione, quando lo Spirito gli disse: «Ecco, tre uomini ti cercano; 20 alzati, scendi e va’ con loro senza esitazione, perché io li ho mandati». 21 Pietro scese incontro agli uomini e disse: «Eccomi, sono io quello che cercate. Qual è il motivo per cui siete venuti?». 22 Risposero: «Il centurione Cornelio, uomo giusto e timorato di Dio, stimato da tutto il popolo dei Giudei, è stato avvertito da un angelo santo di invitarti nella sua casa, per ascoltare ciò che hai da dirgli».

At 10,9-22

Pittoresco è il racconto della preghiera di Pietro a Giaffa, proprio mentre gli inviati di Cornelio stanno viaggiando verso di lui.
Anche Pietro prega. Ma mentre prega sente appetito, «gli venne fame», ed è questa voglia di mangiare che diventa rivelazione per lui. Rapito in estasi vede quadrupedi rettili e uccelli e viene invitato a mangiare di quegli animali, mescolanza di puri e impuri secondo le classificazioni rituali giudaiche, violando i precetti della legge e sentendo questo comando: «Ciò che Dio ha purificato, tu non chiamarlo più profano».
Il significato di questa visione che lascia perplesso Pietro gli sarà esplicitato dai messaggeri di Cornelio che invitano Pietro a casa del centurione a Cesarea.

Pietro accoglie i pagani e si mette in viaggio con loro verso Cesarea

 23 Pietro allora li fece entrare e li ospitò.
Il giorno seguente si mise in viaggio con loro e alcuni fratelli di Giaffa lo accompagnarono. 24 Il giorno dopo arrivò a Cesarèa. Cornelio stava ad aspettarli ed aveva invitato i congiunti e gli amici intimi. 25 Mentre Pietro stava per entrare, Cornelio andandogli incontro si gettò ai suoi piedi per adorarlo. 26 Ma Pietro lo rialzò, dicendo: «Alzati: anch’io sono un uomo!». 27 Poi, continuando a conversare con lui, entrò e trovate riunite molte persone disse loro: 28 «Voi sapete che non è lecito per un Giudeo unirsi o incontrarsi con persone di altra razza; ma Dio mi ha mostrato che non si deve dire profano o immondo nessun uomo. 29 Per questo sono venuto senza esitare quando mi avete mandato a chiamare. Vorrei dunque chiedere: per quale ragione mi avete fatto venire?». 30 Cornelio allora rispose: «Quattro giorni or sono, verso quest’ora, stavo recitando la preghiera delle tre del pomeriggio nella mia casa, quando mi si presentò un uomo in splendida veste 31 e mi disse: Cornelio, sono state esaudite le tue preghiere e ricordate le tue elemosine davanti a Dio. 32 Manda dunque a Giaffa e fa’ venire Simone chiamato anche Pietro; egli è ospite nella casa di Simone il conciatore, vicino al mare. 33 Subito ho mandato a cercarti e tu hai fatto bene a venire. Ora dunque tutti noi, al cospetto di Dio, siamo qui riuniti per ascoltare tutto ciò che dal Signore ti è stato ordinato».

At 10,23-33

Solitamente questo lungo racconto viene intitolato «la conversione del centurione Cornelio», ma se si osserva bene il movimento del racconto, dall’inizio alla fine, si deve piuttosto intitolarlo «la conversione di Pietro».
Il primo segno che Pietro comincia a cambiare è nel suo atteggiamento verso i messaggeri, «li fece entrare e li ospitò». Tra di essi vi è almeno un pagano, il soldato, e Pietro li accoglie in casa, cosa che non è lecito fare come spiegherà più tardi a Cornelio (v. 28). Il giorno seguente Pietro si mette in viaggio verso Cesarea con gli inviati di Cornelio, accompagnato da alcuni fratelli di Giaffa (v. 23), dettaglio non trascurabile: ciò che sta per avvenire a Cesarea sarà vissuto non solo da Pietro ma anche dai «fratelli di Giaffa» che l’hanno accompagnato.
Sarà una conversione verso l’accoglienza dei pagani anche per questi fratelli che hanno accompagnato Pietro. Da parte sua, il centurione ha riunito in casa sua congiunti ed amici, è già una piccola assemblea / comunità disponibile ad accogliere il messaggio che l’ospite da Giaffa comunicherà loro. Cornelio accoglie con rispetto e venerazione Pietro gettandosi ai suoi piedi (25) ma Pietro lo alza con queste parole «Alzati, anch’io sono un uomo» (26). Il messaggio straordinario che dovrà comunicargli non fa di lui un essere superiore: «anch’io sono un uomo».

Alla piccola comunità riunita, entrambi i protagonisti raccontano le loro visioni / esperienze fuori del normale che hanno spinto sia Pietro che Cornelio a comportamenti fuori del normale: Pietro entra in casa di un pagano, Cornelio manda a cercare Simone che a Giaffa si trova in casa di un conciatore (cf 9,43). Con questa presentazione della scena e dell’uditorio Cornelio dichiara la sua/loro disponibilità ad ascoltare il messaggio di Pietro.
Il discorso di Pietro che segue, è il centro di questo lungo racconto ed è un modello di annuncio rivolto ai pagani: prima un breve aggancio alla storia d’Israele (36) poi l’evento Gesù di Nazaret (37-43).

Discorso di Pietro presso Cornelio

34 Pietro prese la parola e disse: «In verità sto rendendomi conto che Dio non fa preferenze di persone, 35 ma chi lo teme e pratica la giustizia, a qualunque popolo appartenga, è a lui accetto. 36 Questa è la parola che egli ha inviato ai figli d’Israele, recando la buona novella della pace, per mezzo di Gesù Cristo, che è il Signore di tutti. 37 Voi conoscete ciò che è accaduto in tutta la Giudea, incominciando dalla Galilea, dopo il battesimo predicato da Giovanni; 38 cioè come Dio consacrò in Spirito Santo e potenza Gesù di Nazaret, il quale passò beneficando e risanando tutti coloro che stavano sotto il potere del diavolo, perché Dio era con lui. 39 E noi siamo testimoni di tutte le cose da lui compiute nella regione dei Giudei e in Gerusalemme. Essi lo uccisero appendendolo a una croce, 40 ma Dio lo ha risuscitato al terzo giorno e volle che apparisse, 41 non a tutto il popolo, ma a testimoni prescelti da Dio, a noi, che abbiamo mangiato e bevuto con lui dopo la sua risurrezione dai morti. 42 E ci ha ordinato di annunziare al popolo e di attestare che egli è il giudice dei vivi e dei morti costituito da Dio. 43 Tutti i profeti gli rendono questa testimonianza: chiunque crede in lui ottiene la remissione dei peccati per mezzo del suo nome».

At 10,34-43

Il centro di tutto il racconto è il discorso di Pietro che annuncia Gesù di Nazaret, ma la prima scoperta di Pietro in casa di Cornelio è una verità che renderà possibile il seguito dell’evento, cioè la discesa dello Spirito sui pagani, ossia che «Dio non fa preferenza di persone». Se Dio non fa preferenza di persone, non ci sono dei privilegiati e degli scarti, è quindi necessario che Gesù risorto sia annunciato a tutti e che da tutti i popoli chi crede in Gesù venga accolto nella comunità cristiana. Pietro annuncia a Cornelio e alla sua casa la buona novella su Gesù in modo essenziale e stringato, (eco di racconti kerigmatici usati nell’evangelizzare i pagani, vv 37-41). Consacrato dallo Spirito Santo egli è il Signore di tutti (36), tutta la sua attività è riassunta in una formula potente «passò beneficando e risanando tutti» (38). Ucciso e crocifisso Dio lo risuscitò dai morti.

Il battesimo dei primi pagani

44 Pietro stava ancora dicendo queste cose, quando lo Spirito Santo scese sopra tutti coloro che ascoltavano il discorso. 45 E i fedeli circoncisi, che erano venuti con Pietro, si meravigliavano che anche sopra i pagani si effondesse il dono dello Spirito Santo; 46 li sentivano infatti parlare lingue e glorificare Dio. 47 Allora Pietro disse: «Forse che si può proibire che siano battezzati con l’acqua questi che hanno ricevuto lo Spirito Santo al pari di noi?». 48 E ordinò che fossero battezzati nel nome di Gesù Cristo. Dopo tutto questo lo pregarono di fermarsi alcuni giorni.

At 10,44-48

Prima che Pietro termini la sua testimonianza, lo Spirito Santo conferma le sue parole manifestandosi all’uditorio di Pietro, operando gli stessi fenomeni della prima Pentecoste: «parlare in lingue e glorificare Dio» (46, cf.2, 1-5). L’evento è osservato anche dai compagni di Pietro venuti da Giaffa i quali si meravigliano nel vedere tale fenomeno tra i pagani (46). Lo Spirito Santo si manifesta prima del Battesimo e fa capire a Pietro ciò che deve fare: «forse che si può proibire che siano battezzati»? (47-48).

A Gerusalemme Pietro giustifica la sua condotta

Pietro e i suoi compagni hanno capito che anche i pagani sono chiamati nella comunità cristiana, senza richiedere loro la circoncisione e l’osservanza della legge giudaica, ma tanti altri nella comunità di Gerusalemme, cioè i cristiani di tradizione giudaica, sono scandalizzati da quanto Pietro ha compiuto e lo chiamano a rapporto: «Tu sei entrato in casa di uomini non circoncisi» (11,1). Nell’ultimo quadro (11,1-18) di questo lungo racconto, Piero giustifica la sua condotta raccontando nuovamente la serie degli eventi che si sono succeduti. Il racconto di Pietro rende partecipi i giudeo cristiani di Gerusalemme del dono dello Spirito ai pagani in casa di Cornelio e li «evangelizza» sulla chiamata dei pagani alla fede in Gesù: «Se dunque Dio ha dato a loro lo stesso dono che a noi per aver creduto nel Signore Gesù Cristo, chi ero io per porre impedimento a Dio?» (17).

1 Gli apostoli e i fratelli che stavano nella Giudea vennero a sapere che anche i pagani avevano accolto la parola di Dio. 2 E quando Pietro salì a Gerusalemme, i circoncisi lo rimproveravano dicendo: 3 «Sei entrato in casa di uomini non circoncisi e hai mangiato insieme con loro!».
4 Allora Pietro raccontò per ordine come erano andate le cose, dicendo: 5 «Io mi trovavo in preghiera nella città di Giaffa e vidi in estasi una visione: un oggetto, simile a una grande tovaglia, scendeva come calato dal cielo per i quattro capi e giunse fino a me. 6 Fissandolo con attenzione, vidi in esso quadrupedi, fiere e rettili della terra e uccelli del cielo. 7 E sentii una voce che mi diceva: Pietro, àlzati, uccidi e mangia! 8 Risposi: Non sia mai, Signore, poiché nulla di profano e di immondo è entrato mai nella mia bocca. 9 Ribattè nuovamente la voce dal cielo: Quello che Dio ha purificato, tu non considerarlo profano. 10 Questo avvenne per tre volte e poi tutto fu risollevato di nuovo nel cielo. 11 Ed ecco, in quell’istante, tre uomini giunsero alla casa dove eravamo, mandati da Cesarèa a cercarmi. 12 Lo Spirito mi disse di andare con loro senza esitare. Vennero con me anche questi sei fratelli ed entrammo in casa di quell’uomo. 13 Egli ci raccontò che aveva visto un angelo presentarsi in casa sua e dirgli: Manda a Giaffa e fa’ venire Simone detto anche Pietro; 14 egli ti dirà parole per mezzo delle quali sarai salvato tu e tutta la tua famiglia. 15 Avevo appena cominciato a parlare quando lo Spirito Santo scese su di loro, come in principio era sceso su di noi. 16 Mi ricordai allora di quella parola del Signore che diceva: Giovanni battezzò con acqua, voi invece sarete battezzati in Spirito Santo. 17 Se dunque Dio ha dato a loro lo stesso dono che a noi per aver creduto nel Signore Gesù Cristo, chi ero io per porre impedimento a Dio?».

At 11,1-18

La conclusione corale di tutto il racconto è la pacificazione degli animi e l’accettazione reciproca:

18 All’udir questo si calmarono e cominciarono a glorificare Dio dicendo: «Dunque anche ai pagani Dio ha concesso che si convertano perché abbiano la vita!».

At 11,18

di Mario Barbero

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Mario Barbero

Padre Mario Barbero, missionario della Consolata, nato nel 1939, è stato a Roma durante il Concilio, poi in Kenya, negli Usa, in Congo RD, in Sudafrica, in Italia e ora, dall'inizio del 2020, di nuovo in Sudafrica. Formatore di seminaristi, ha sempre amato lavorare con le famiglie tramite l’esperienza del Marriage Encounter (Incontro Matrimoniale).
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Padre Mario Barbero, missionario della Consolata, nato nel 1939, è stato a Roma durante il Concilio, poi in Kenya, negli Usa, in Congo RD, in Sudafrica, in Italia e ora, dall'inizio del 2020, di nuovo in Sudafrica. Formatore di seminaristi, ha sempre amato lavorare con le famiglie tramite l’esperienza del Marriage Encounter (Incontro Matrimoniale).