Slow page dei Missionari della consolata

Marco 04. Dall’entusiasmo al complotto (Mc 2,1-3,6)

Le cinque controversie in Galilea.

Ravenna, Italia, Basilica di San Apollinare Nuovo.

«Chi è costui?»: questa è la domanda che ricorre spesso nella prima parte del vangelo di Marco. Di fronte alle azioni di Gesù, al suo modo di parlare, ai miracoli che egli compie, la gente si pone questa domanda.
In Mc 2,1-3,16 questo interrogativo ricorre nel contesto di una serie di dispute chiamate «controversie galilaiche», perché ce ne saranno altre anche in Giudea, raccontate nella seconda parte del Vangelo: Mc 11,27-12,33.
Sia quelle ambientate in Galilea che quelle in Giudea sono costruite da Marco con lo stesso stile: il racconto prende l’avvio da un fatto che accende una discussione e termina con una dichiarazione o detto di Gesù che rivela qualcosa sulla sua identità. In queste controversie Gesù si scontra con gli scribi, con i farisei, con i discepoli di Giovanni, con gli erodiani, in modo talmente forte da esasperarli: tanto che già dal capitolo 3 gli avversari di Gesù decidono di farlo fuori (3,6).
La buona novella del Regno che rallegra gli emarginati, irrita le autorità politiche e quelle religiose che si alleeranno per eliminarlo. La futura passione e morte di Gesù proietta la sua ombra già sugli inizi del suo ministero.

Le cinque controversie

1. Il perdono dei peccati al paralitico innesta l’accusa a Gesù di bestemmiatore (2,1-12).

1Entrò di nuovo a Cafàrnao, dopo alcuni giorni. Si seppe che era in casa 2e si radunarono tante persone che non vi era più posto neanche davanti alla porta; ed egli annunciava loro la Parola.
3Si recarono da lui portando un paralitico, sorretto da quattro persone. 4Non potendo però portarglielo innanzi, a causa della folla, scoperchiarono il tetto nel punto dove egli si trovava e, fatta un’apertura, calarono la barella su cui era adagiato il paralitico. 5Gesù, vedendo la loro fede, disse al paralitico: “Figlio, ti sono perdonati i peccati”.
6Erano seduti là alcuni scribi e pensavano in cuor loro: 7″Perché costui parla così? Bestemmia! Chi può perdonare i peccati, se non Dio solo?”. 8E subito Gesù, conoscendo nel suo spirito che così pensavano tra sé, disse loro: “Perché pensate queste cose nel vostro cuore? 9Che cosa è più facile: dire al paralitico “Ti sono perdonati i peccati”, oppure dire “Àlzati, prendi la tua barella e cammina”? 10Ora, perché sappiate che il Figlio dell’uomo ha il potere di perdonare i peccati sulla terra, 11dico a te – disse al paralitico -: àlzati, prendi la tua barella e va’ a casa tua”. 12Quello si alzò e subito presa la sua barella, sotto gli occhi di tutti se ne andò, e tutti si meravigliarono e lodavano Dio, dicendo: “Non abbiamo mai visto nulla di simile!”.

Dopo aver percorso la Galilea (1,35-39) Gesù rientra a Cafarnao, probabilmente nella casa di Andrea e Simone. La gente viene a saperlo e si accalca attorno alla porta di casa per ascoltarlo. In mezzo a questa calca si avvicinano quattro persone che portano un paralitico. Impossibilitati a entrare, mostrano il loro coraggio e inventiva scoperchiando il tetto per calarlo ai piedi di Gesù. In tutta la scena né i portatori né il paralitico parlano, solo Gesù, il quale “vedendo la loro fede” dice parole sorprendenti “ti sono rimessi i peccati”. Tali parole scandalizzano gli scribi: “Chi può perdonare i peccati se non Dio solo?”, pensano in cuor loro (v.7). Gesù legge nel loro pensiero e conferma la verità della sua dichiarazione guarendo il paralitico che se ne esce con la barella in spalla: sappiate che il Figlio dell’uomo ha il potere di perdonare i peccati sulla terra (v. 10).

2. La chiamata di Levi e Gesù accusato di mangiare con i peccatori (2,13-17).

13Uscì di nuovo lungo il mare; tutta la folla veniva a lui ed egli insegnava loro. 14Passando, vide Levi, il figlio di Alfeo, seduto al banco delle imposte, e gli disse: “Seguimi”. Ed egli si alzò e lo seguì.
15Mentre stava a tavola in casa di lui, anche molti pubblicani e peccatori erano a tavola con Gesù e i suoi discepoli; erano molti infatti quelli che lo seguivano. 16Allora gli scribi dei farisei, vedendolo mangiare con i peccatori e i pubblicani, dicevano ai suoi discepoli: “Perché mangia e beve insieme ai pubblicani e ai peccatori?”. 17Udito questo, Gesù disse loro: “Non sono i sani che hanno bisogno del medico, ma i malati; io non sono venuto a chiamare i giusti, ma i peccatori”.

Gesù è sempre in movimento. Non si ferma in casa ma esce di nuovo lungo il mare, inseguito dalla folla che è avida del suo insegnamento. Mentre passa vede Levi (in Mt 9,9 si chiama Matteo e forse si tratta della stessa persona che ha due nomi) al suo posto di lavoro di gabelliere, gli rivolge una sola parola, «seguimi», ed egli lo segue: è un racconto di vocazione molto essenziale, come era stata la chiamata dei quattro pescatori (1,16-20). Essenziale la chiamata, essenziale la risposta: «Ed egli si alzò e lo seguì». Alzarsi e seguire Gesù significa cambio di vita. Per Levi la prima conseguenza del seguire Gesù è farlo conoscere ai suoi amici pubblicani invitandoli a cena a casa sua. Ma questo Gesù suscita di nuovo la critica di scribi e farisei, «perché mangia e beve insieme ai pubblicani e ai [=che sono] peccatori»? I pubblicani erano considerati strozzini, collaboratori del governo romano, peccatori di professione e mangiare con loro equivaleva a contaminarsi. La risposta di Gesù è un detto memorabile che definisce la sua missione: «Non sono i sani che hanno bisogno del medico, ma i malati; io non sono venuto a chiamare i giusti ma i peccatori».

3. I discepoli che non osservano il digiuno: annuncio del “vino nuovo” (2,18-22).

18I discepoli di Giovanni e i farisei stavano facendo un digiuno. Vennero da lui e gli dissero: “Perché i discepoli di Giovanni e i discepoli dei farisei digiunano, mentre i tuoi discepoli non digiunano?”. 19Gesù disse loro: “Possono forse digiunare gli invitati a nozze, quando lo sposo è con loro? Finché hanno lo sposo con loro, non possono digiunare. 20Ma verranno giorni quando lo sposo sarà loro tolto: allora, in quel giorno, digiuneranno. 21Nessuno cuce un pezzo di stoffa grezza su un vestito vecchio; altrimenti il rattoppo nuovo porta via qualcosa alla stoffa vecchia e lo strappo diventa peggiore. 22E nessuno versa vino nuovo in otri vecchi, altrimenti il vino spaccherà gli otri, e si perdono vino e otri. Ma vino nuovo in otri nuovi!”.

Nella tradizione d’Israele vi era un solo giorno annuale di digiuno, il giorno dell’espiazione (“yom Kippur”, Lev 16,29) ma i farisei e talora i discepoli di Giovanni (forse in occasione dell’arresto o della sua morte) praticavano il digiuno anche in altri momenti e ora chiedono a Gesù perché i suoi discepoli non facciano altrettanto. La risposta di Gesù rivela la sua autocoscienza di essere lo Sposo d’Israele, colui che adempie l’alleanza. I farisei non hanno capito che il nuovo tempo è arrivato: è il tempo delle nozze e della festa. Vi è anche un cenno alla morte di Gesù (v. 20): «Quando lo sposo sarà loro tolto». Quando lo Sposo sarà assassinato da coloro che non sopportano la gioia della buona novella, anche i discepoli di Gesù digiuneranno. Infine il detto memorabile che annuncia la venuta del Nuovo e la necessità di vita nuova. Gesù inaugura la nuova alleanza. Vino nuovo in otri nuovi. «Non si possono accogliere le cose nuove se non si diventa nuovi» (S. Ilario).

4. I discepoli che non osservano il sabato: disputa sul sabato (2,23-28).

23Avvenne che di sabato Gesù passava fra campi di grano e i suoi discepoli, mentre camminavano, si misero a cogliere le spighe. 24I farisei gli dicevano: “Guarda! Perché fanno in giorno di sabato quello che non è lecito?”. 25Ed egli rispose loro: “Non avete mai letto quello che fece Davide quando si trovò nel bisogno e lui e i suoi compagni ebbero fame? 26Sotto il sommo sacerdote Abiatàr, entrò nella casa di Dio e mangiò i pani dell’offerta, che non è lecito mangiare se non ai sacerdoti, e ne diede anche ai suoi compagni!”. 27E diceva loro: “Il sabato è stato fatto per l’uomo e non l’uomo per il sabato! 28Perciò il Figlio dell’uomo è signore anche del sabato”.

Ancora un incidente! I discepoli di Gesù camminando fra i campi di grano raccolgono delle spighe o per mangiarne i chicchi o per fare un sentiero nel campo. I farisei vedono in questo l’infrazione del precetto che proibisce di lavorare di sabato. Nella sua risposta Gesù veste i panni di un rabbino che si rifà a un precedente biblico: Davide che nel tempio mangia i pani dell’offerta (1 Sam 21, 1-7) e poi conclude con un proverbio: «Il sabato è fatto per l’uomo e non l’uomo per il sabato». Infine la rivelazione della sua identità come Figlio dell’uomo (uno dei titoli del Messia): «Il Figlio dell’uomo è signore anche del sabato».

5. Gesù che guarisce di sabato (3,1-6).

1Entrò di nuovo nella sinagoga. Vi era lì un uomo che aveva una mano paralizzata, 2e stavano a vedere se lo guariva in giorno di sabato, per accusarlo. 3Egli disse all’uomo che aveva la mano paralizzata: “Àlzati, vieni qui in mezzo!”. 4Poi domandò loro: “È lecito in giorno di sabato fare del bene o fare del male, salvare una vita o ucciderla?”. Ma essi tacevano. 5E guardandoli tutt’intorno con indignazione, rattristato per la durezza dei loro cuori, disse all’uomo: “Tendi la mano!”. Egli la tese e la sua mano fu guarita. 6E i farisei uscirono subito con gli erodiani e tennero consiglio contro di lui per farlo morire.

Il culmine delle cinque controversie è solenne ed avviene nella sinagoga. Si tratta ancora di un’infrazione (secondo l’interpretazione legalistica dei suoi avversari) del precetto del sabato. Gesù drammatizza l’evento con una domanda: «È lecito di sabato fare del bene?» (v.4). Ma essi non rispondono. Gesù allora si guarda attorno rattristato: Marco ci mette a contatto coi sentimenti provati da Gesù di fronte a tanta durezza e grettezza di cuore ed infine davanti a loro compie “il lavoro” di guarirla. I farisei che nella sinagoga non avevano risposto alla domanda di Gesù, escono e, ora sì, parlano: si alleano con gli erodiani per farlo morire. Il potere religioso (farisei) e quello politico (erodiani) si alleano per far morire Gesù. L’opposizione delle élites a Gesù si fa evidente già dagli inizi del suo ministero in Galilea e come un’onda che cresce progressivamente si rafforzerà e avrà ragione di lui. Marco ne segnala qui la fase iniziale.

Queste cinque controversie hanno il compito di presentare vari tratti dell’identità di Gesù e, raccontando della progressiva opposizione verso Gesù, sono anche lo specchio delle difficoltà e opposizioni che la primitiva comunità cristiana dovrà (deve) affrontare per non lasciarsi allontanare dallo stile di Gesù e aprirsi agli impuri ed esclusi. L’identità di Gesù come colui che può rimettere i peccati, accoglie gli impuri e i lontani, rompe le norme abitudinarie, reinterpreta il sabato centrandolo sull’uomo (2,27), sarà/è il pane quotidiano della comunità cristiana.

di Mario Barbero

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