Slow page dei Missionari della consolata

Marco 03. L’inizio della missione di Gesù in Galilea

Dal successo alle prime incomprensioni.

La guarigione della suocera di Pietro - affresco bizantino a Mistra, Grecia.

14Dopo che Giovanni fu arrestato, Gesù andò nella Galilea, proclamando il vangelo di Dio, 15e diceva: “Il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino; convertitevi e credete nel Vangelo”. 

Questo breve testo è come una cerniera che conclude l’introduzione (1,1-13) ed apre una nuova era con l’attività di Gesù. Infatti, dopo aver parlato brevemente del Battista (“dopo che Giovanni fu arrestato”), Marco inizia a parlare di Gesù il cui ministero pubblico inizia in Galilea proclamando il vangelo di Dio (o “da Dio”?).  Il contenuto della proclamazione di questa gioiosa notizia è riassunto in quattro brevi frasi.

  • il tempo è compiuto
  • il regno di Dio è vicino
  • convertitevi
  • credete al vangelo.

Si tratta delle prime parole pronunciate da Gesù nel vangelo di Marco e sono una ricca sintesi del suo vangelo/gioiosa notizia che si svilupperà nel seguito del libretto attraverso il racconto delle azioni e degli insegnamenti di Gesù. Le prime due frasi rivelano l’azione di Dio, le altre due le decisioni dell’uomo. La gioiosa notizia è che è terminato il tempo dell’attesa, un’era nuova è iniziata in cui il regno/la sovranità di Dio si è fatto vicino in Gesù. Tale bella notizia richiede una risposta da parte dell’uomo: conversione/cambiamento di vita e fede. Credere nel vangelo è credere/fidarsi in Gesù che è il vangelo in persona.

Gesù annuncia la buona notizia non in Giudea e Gerusalemme, centro religioso del popolo d’Israele, ma in Galilea, nella parte settentrionale della Palestina, regione in cui assieme agli Ebrei vivevano numerosi pagani. Gesù stesso, pur essendo nato a Betlemme in Giudea, viene da Nazareth e quasi tutti i discepoli (ad eccezione di Giuda Iscariota?) e le donne che accompagnano Gesù vengono dalla Galilea. La prima parte del ministero di Gesù si svolgerà in Galilea, e solo da Mc 10,1 Gesù “salirà” a Gerusalemme per morirvi.

I primi discepoli

16Passando lungo il mare di Galilea, vide Simone e Andrea, fratello di Simone, mentre gettavano le reti in mare; erano infatti pescatori. 17Gesù disse loro: “Venite dietro a me, vi farò diventare pescatori di uomini”. 18E subito lasciarono le reti e lo seguirono. 19Andando un poco oltre, vide Giacomo, figlio di Zebedeo, e Giovanni suo fratello, mentre anch’essi nella barca riparavano le reti. 20E subito li chiamò. Ed essi lasciarono il loro padre Zebedeo nella barca con i garzoni e andarono dietro a lui.

La prima reazione all’annuncio di Gesù avviene con la chiamata dei primi quattro discepoli. Sono essi i primi a “convertirsi e credere al vangelo”. Si tratta di due coppie di fratelli che Gesù incontra e chiama mentre sono sul loro posto di lavoro, il mare di Galilea ove esercitano la loro professione di pescatori. Il “mare” di Galilea, detto anche di Chinneret (=a forma di lira) o di Tiberiade, in realtà è un lago di modeste proporzioni (circa 20×7 km) noto per l’abbondanza di pesci.
Gesù è sempre in movimento, si muove nei luoghi dove si svolge la vita ordinaria della gente. Sul lago si praticava l’attività della pesca e le sue sponde erano densamente popolate.
Il racconto è molto stilizzato e racchiude tutti gli elementi di ogni chiamata/vocazione: la chiamata, la risposta, con la decisione della sequela. Lo stesso schema nelle due chiamate, solamente un supplemento di informazioni nella seconda: Giacomo e Giovanni abbandonano il padre con i garzoni, la loro ‘cooperativa di pesca’ era più grande, c’erano anche i garzoni. La chiamata parte da uno sguardo (“vide” v.16). L’iniziativa parte da Gesù: contrariamente all’usanza del giudaismo ove era il discepolo che sceglieva il maestro/rabbi, qui è Gesù che sceglie i discepoli. La risposta dei quattro è immediata: “subito” (v. 18), senza sapere bene cosa significhi essere pescatori di uomini, ma si fidano di colui che chiama e si affidano a lui: “andarono dietro a lui” lasciando le reti, il mestiere, la famiglia.
Discepolo non è uno che ha abbandonato qualcosa, è uno che ha trovato Qualcuno. E’ il termine “seguire” che caratterizza il discepolo, non “imparare”. Il discepolo non discute col maestro ma lo segue. Con Gesù non si diventa mai maestri, si rimane sempre e soltanto discepoli (Pronzato). Nel vangelo di Marco Gesù è abitualmente in compagnia dei discepoli. E’ stato calcolato che su 671 versetti (tanti ne conta Mc) 498 (cioè il 76%) riportano parole e azioni di Gesù di cui i discepoli sono testimoni. Si capisce quindi il senso profondo delle parole rivolte ai discepoli “venite dietro a me”, essere suoi discepoli è stare con lui (3,14) e seguirlo.

Un sabato a Cafarnao

Gesù non è più solo, ma si muove accompagnato dai primi discepoli ed entra a Cafarnao, la città di Simone ed Andrea. In queste brevi narrazioni si può immaginare lo stile narrativo di Pietro che racconta questa “giornata tipica” di Gesù nella sua città: in sinagoga, in casa sua, alla porta della città, in preghiera solitaria al mattino.

a) In sinagoga Gesù insegna con autorità e libera un indemoniato

21Giunsero a Cafàrnao e subito Gesù, entrato di sabato nella sinagoga, insegnava. 22Ed erano stupiti del suo insegnamento: egli infatti insegnava loro come uno che ha autorità, e non come gli scribi. 23Ed ecco, nella loro sinagoga vi era un uomo posseduto da uno spirito impuro e cominciò a gridare, 24dicendo: “Che vuoi da noi, Gesù Nazareno? Sei venuto a rovinarci? Io so chi tu sei: il santo di Dio!”. 25E Gesù gli ordinò severamente: “Taci! Esci da lui!”. 26E lo spirito impuro, straziandolo e gridando forte, uscì da lui. 27Tutti furono presi da timore, tanto che si chiedevano a vicenda: “Che è mai questo? Un insegnamento nuovo, dato con autorità. Comanda persino agli spiriti impuri e gli obbediscono!” 28La sua fama si diffuse subito dovunque, in tutta la regione della Galilea.

E’ sabato e Gesù partecipa alla preghiera nella sinagoga, la casa di preghiera del villaggio. Nella sinagoga si insegnava la Legge, si pregava, si discuteva. Gesù insegnava. Non vien detto il contenuto del suo insegnamento ma l’effetto che il suo insegnare produce sugli ascoltatori e cioè lo stupore perché, a differenza degli scribi, egli insegnava con autorità, cioè con una forza particolare. L’autorità di Gesù si manifesta nel liberare un uomo angariato da uno spirito impuro/demonio.  Nel dialogo che Gesù scambia con lo spirito impuro si delineano delle caratteristiche sconosciute di Gesù Nazareno: egli è “il santo di Dio” che è venuto a rovinare il dominio degli spiriti impuri ai quali egli dà ordini “taci e esci”. Gli astanti sono presi da timore e si chiedono: “che è questo insegnamento nuovo dato con autorità”? E’ il primo dei tanti interrogativi (“chi è costui?” “che dottrina è questa?”, “chi può rimettere i peccati?”) sull’identità di Gesù (il tema dello stupore appare in Marco 34 volte). Marco dà molto risalto al potere di Gesù di soggiogare il demonio e vi dedica vari racconti (5,1-20; 7,24-30; 9,14) perché rivelano l’identità di Gesù e ne risaltano la sua autorità come maestro.

b) la suocera di Pietro

29E subito, usciti dalla sinagoga, andarono nella casa di Simone e Andrea, in compagnia di Giacomo e Giovanni. 30La suocera di Simone era a letto con la febbre e subito gli parlarono di lei. 31Egli si avvicinò e la fece alzare prendendola per mano; la febbre la lasciò ed ella li serviva.

Il breve e vivido racconto della guarigione della suocera di Simone sembra dettato da un testimone oculare. La sinagoga si trovava a poca distanza dalla casa di Simone ed Andrea. Gli scavi archeologici recenti hanno portato alla luce un’antica sinagoga e una chiesa ottagonale costruita sulle rovine di una precedente chiesa-casa proprio dove si crede fosse la casa di Simone ed Andrea. Nella casa di Simone e Andrea, Gesù si reca coi suoi quattro nuovi amici/discepoli. Qui trova la suocera di Simone che è malata e la libera dalla febbre con il gesto semplice del prenderla per mano. Così che ella è subito in grado di servirli e questa azione dimostra che era stata veramente guarita. La guarigione della suocera di Pietro è la prima di otto descrizioni di guarigione (1,40-45; 2,1-12; 3,1-5, ecc.), ed è il primo di quattro racconti di Marco che trattano di atti di potenza a favore delle donne (la donna che perde sangue, la figlia di Giairo, la figlia della cananea).

c) Guarigioni alla sera

32Venuta la sera, dopo il tramonto del sole, gli portavano tutti i malati e gli indemoniati. 33Tutta la città era riunita davanti alla porta. 34Guarì molti che erano affetti da varie malattie e scacciò molti demòni; ma non permetteva ai demòni di parlare, perché lo conoscevano.

 Ancora sempre nella stessa giornata, ormai il sole è tramontato, cessa l’obbligo del riposo sabbatico che proibiva di viaggiare e portare pesi. Ecco quindi che gli abitanti di Cafarnao approfittano della presenza di Gesù per portargli i malati e indemoniati perché li guarisca. “Tutta la città era riunita davanti alla porta” (v.33): sembra di vedere la scena. E Gesù guarisce ed esorcizza, ma non vuole che si faccia pubblicità alle sue azioni. Non permette ai demoni di parlare e loro in questo caso obbediscono. Incontriamo qui per la prima volta ciò che viene detto “segreto messianico”: Gesù è cauto nel lasciarsi chiamare “messia” ben conscio che l’aspettativa popolare del messia era di un personaggio sociale e politico, ben diverso da quello che egli sarà: il servo sofferente.

Al mattino presto in preghiera da solo

35Al mattino presto si alzò quando ancora era buio e, uscito, si ritirò in un luogo deserto, e là pregava. 36Ma Simone e quelli che erano con lui si misero sulle sue tracce. 37Lo trovarono e gli dissero: “Tutti ti cercano!”. 38Egli disse loro: “Andiamocene altrove, nei villaggi vicini, perché io predichi anche là; per questo infatti sono venuto!”. 39E andò per tutta la Galilea, predicando nelle loro sinagoghe e scacciando i demòni.

 La giornata-tipo di Gesù non termina con le guarigioni della sera, ma con la preghiera solitaria del mattino seguente. Oltre a partecipare alla preghiera comune nelle sinagoghe e nel Tempio, Gesù trova spesso il tempo per la preghiera solitaria (6,46; 12,32). Dopo l’immersione nella folla, l’immersione nella preghiera solitaria col Padre nella notte. Simone, ancora impressionato del successo di Gesù con la gente, lo va a cercare e vuole riportarlo indietro. Cominciano qui le incomprensioni dei discepoli circa la missione di Gesù, Simone stesso infatti sarà chiamato “satana” (8,33) perché vorrà sviare Gesù dalla sua missione. Simone non capisce che la preghiera di Gesù non è solo il momento culminante del suo essere per il Padre, ma del suo essere con gli uomini (Pronzato).

Gesù risponde a Simone “andiamocene altrove, perché io predichi anche là. Per questo infatti sono venuto”: il vangelo di Dio va annunciato anche altrove, per questo lui è venuto. Gesù comincia a rivelare la sua missione, che non è limitata a Cafarnao. “E va per tutta la Galilea predicando nelle sinagoghe e scacciando demoni” (v. 39): è un sommario che descrive l’attività itinerante e centrifuga di Gesù. Da Cafarnao ai villaggi circostanti a tutta la Galilea.

di Mario Barbero

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