Slow page dei Missionari della consolata

Comunicare il Sud dal Sud

Strumenti per promuovere un uso più consapevole, 
responsabile e 
missionario dei media.

Ecco la 
terza scheda per animare gruppi sul tema delle comunicazioni sociali: 
suggerimenti e strumenti per promuovere un uso più consapevole, 
responsabile e 
missionario dei media.

  • Durata dell’incontro: 2 ore circa.
  • Destinatari: dagli 11 anni.
  • Materiale: pc e proiettore, filmato di Msf, cartoncini di due colori diversi, pennarelli, cartelloni, articoli sulla missione, fogli bianchi, penne.
1. Il Sud del mondo raccontato al Nord

L’animatore inizia l’incontro provocando un dibattito sulle seguenti domande:

  • quali sono i mass media più utilizzati per conoscere ciò che succede nel mondo?
  • che tipo di notizie vengono raccontate?
  • quanto spazio viene dedicato a queste notizie?
  • con quale frequenza ti informi? Come? Che notizie ti interessano?

Dopo aver dedicato un po’ di tempo alla discussione, l’animatore presenta l’ultimo rapporto annuale pubblicato da Medici senza frontiere e Osservatorio di Pavia sulle «Crisi umanitarie dimenticate dai media». Si può utilizzare anche il video presente sul canale Youtube di Medici senza frontiere: «Crisi umanitarie dimenticate dai media – Rapporto 2014».

Nel rapporto, si legge che «nell’informazione nazionale si rileva […] la progressiva scomparsa delle crisi umanitarie dalle agende dei telegiornali di prima serata: tanto più si ampliano e si inaspriscono i conflitti in alcune aree, tanto più essi scompaiono dai nostri teleschermi. Dopo l’ulteriore calo nel 2013 infatti, il primo semestre 2014 segna il peggior risultato dal 2004 ad oggi con il 2,7% (sul complessivo dell’agenda dei telegiornali di prima serata).
I dati relativi alle fonti dell’informazione per i cittadini italiani ci dicono che nel 2014 – come negli anni precedenti – 8 persone su 10 utilizzano come principale strumento informativo la televisione; e sono proprio i telegiornali ad essere i contenitori che svolgono questo tipo di funzione.
I notiziari raccontano i grandi eventi epocali, eccezionali nella loro gravità e nella loro drammaticità: sono numerose le notizie nell’arco dei dieci anni dello tsunami nel Sud Est asiatico, del terremoto di Haiti, delle guerre in Iraq e in Afghanistan, della crisi mediorientale […].
Tuttavia, nel corso degli anni diventa marginale lo spazio dedicato ad alcuni tipi di crisi umanitarie, quelle che non sembrano soddisfare i cosiddetti requisiti di notiziabilità. Guerre, malattie endemiche, emergenze sanitarie, carestie e malnutrizione trovano sempre minore attenzione nei notiziari di casa nostra e riaffiorano sui nostri schermi solo al verificarsi di eventi specifici che li strappano dall’ombra e dal silenzio per renderli momentaneamente “veri” e “reali”. Al contrario, gli scenari di conflitti che coinvolgono i principali attori della politica internazionale e che avvengono in aree regionali strategiche conservano una buona visibilità».

L’animatore rilancia la discussione con i ragazzi, cercando di mettere in risalto la necessità di informarsi meglio.

2. Se cambiamo 
prospettiva?
La tenda cappella della missione di Arvajhėėr, in Mongolia.

Come già sottolineato nel numero di maggio, il discorso di papa Francesco in occasione della giornata delle Comunicazioni «Comunicare fiducia e speranza nel nostro tempo», ci invita a raccontare la storia del mondo e le storie degli uomini e delle donne, secondo la logica della «buona notizia». «Una chiesa missionaria non può che essere in uscita: non ha paura di incontrare, di scoprire le novità, di parlare della gioia del Vangelo» che si realizza nella storia.
Anche nel messaggio per la giornata missionaria mondiale che celebriamo questo mese, papa Francesco scrive che «il Vangelo è una Buona Notizia che porta in sé una gioia contagiosa perché contiene e offre una vita nuova: quella di Cristo risorto, il quale, comunicando il suo Spirito vivificante, diventa Via, Verità e Vita per noi (cfr Gv 14,6). È Via che ci invita a seguirlo con fiducia e coraggio. Nel seguire Gesù come nostra Via, ne sperimentiamo la Verità e riceviamo la sua Vita, che è piena comunione con Dio Padre nella forza dello Spirito Santo, ci rende liberi da ogni forma di egoismo ed è fonte di creatività nell’amore».
Alla luce di queste provocazioni del papa, proviamo insieme a raccontare e narrare la gioia del Vangelo attraverso le tanti voci della Missione ad gentes.

Dinamica

Vengono distribuiti a ciascun ragazzo due cartocini (di due colori diversi), sul primo si deve scrivere una parola e sul secondo un oggetto che descrive, secondo lui, il termine «missione» (es.: cartoncino rosso, «amare», cartoncino giallo, «valigia»).
I cartoncini vengono condivisi tra i partecipanti e poi incollati su due cartelloni in base al colore.

Lavoro di gruppo

I partecipanti vengono divisi in gruppi da 4-5 ragazzi ciascuno.
Ad ogni gruppo viene consegnato un articolo in cui si racconta la missione. Il gruppo, dopo aver letto insieme l’articolo, cerca di associarne il contenuto a 1-2 oggetti e 2 parole tra quelli elencati sui cartelloni.
Il gruppo deve riscrivere brevemente o rappresentare il contenuto dell’articolo a partire dagli oggetti e mettendo in evidenza le parole scelte.
L’obiettivo dei singoli gruppi è quello di mettere in luce la positività della notizia, utilizzando un linguaggio creativo e una modalità il più possibile interattiva.
Gli articoli possono essere scaricati dai siti di Missioni Consolata e delle Missionarie della Consolata, qui di seguito ne proponiamo alcuni:

Mozambico: Sandro Faedi, «Una porta santa nel deserto», MC, marzo 2016;

Liberia: «Angeli contro il virus», MC, marzo 2017;

RD Congo: «Pigmei, scuola, foresta: un momento difficile», MC, giugno 2017;

Tanzania: «Quattro chiacchiere con suor Florence», missionariedellaconsolata.org;

Colombia: «Fatti di pace: ricostruire il futuro», missionariedellaconsolata.org;

Mongolia: «La storia di Gunche», missionariedellaconsolata.org.

In plenaria, ogni gruppo presenta agli altri il proprio lavoro.

Per concludere

Raccontare la missione non è semplicemente riportare fatti e problematiche missionarie. Raccontare la missione è testimoniare un incontro che misteriosamente affiora nella storia. È raccontare l’incontro con l’amore di Dio, che si concretizza in tante realtà e si realizza grazie alla vita di tanti missionari e missionarie.

di Deborah Corti

Gli articoli precedenti della serie sulla comunicazione si trovano qui:

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