Slow page dei Missionari della consolata

Matteo 04. Gli inizi del ministero di Gesù

Il Battista, le tentazioni, i primi discepoli

Piero Della Francesca, Battesimo di Cristo, 1445, dettaglio

Gli inizi del ministero di Gesù (Matteo 3-4)

Questa sezione descrive gli inizi dell’attività di Gesù ancora all’ombra del Battista, poi sempre più protagonista. Sono episodi che fanno anche da introduzione al grande discorso programmatico sul Regno dei cieli.

Prima di fare il discorso inaugurale (5-7) Gesù si sceglie dei discepoli e questo è importante: la sua predicazione avrà un particolare rilievo per il fatto che già un piccolo gruppo accetta di tentare di vivere secondo tali indicazioni.

Contenuto di questo blocco narrativo:

  • predicazione del Battista (3,1-12);
  • battesimo di Gesù (3,13-17);
  • tentazioni di Gesù (4,1-11);
  • Gesù in Galilea predica la conversione (metanoia) (4,12-17) e chiama i primi quattro apostoli (4,18-22);
  • sommario conclusivo su Gesù che insegna e guarisce (4,23-25).

La predicazione del Battista (3,1-15)

Il Battista viene presentato con termini analoghi a quelli che saranno usati per Gesù: 3,1 rimanda a 3,13 e poi la loro predicazione da 3,2 a 4,17 (parallelismo).  Mentre però da Giovanni vengono le folle da Gerusalemme e dalla Giudea, da Gesù verranno anche le folle della Galilea, Decapoli e Transgiordania (4,25). Il contenuto della predicazione del Battista nel deserto sottolinea l’attesa escatologica d’Israele nella linea dei profeti e degli Esseni di Qumran. Il suo abbigliamento ‘hippy’ ricorda quello di Elia (2Re 1,8), il suo nutrimento quello di un nomade. Giovanni esprime l’attesa messianica del suo popolo e la certezza che il messia sta per venire. Lo descrive però come giudice escatologico col ventilabro in mano; rimprovera le autorità giudaiche troppo sicure di sé e della Legge.
Giovanni si presenta come precursore: egli è inferiore perché, dice, “colui che viene dopo di me è più forte di me”.
In 3,5-15 si possono distinguere tre piccole unità:
+ invito a una conversione autentica (7-10) in vista della venuta del giudice escatologico (11-12);
+ l’incontro di Giovanni con Gesù (13-14): questi contesta la rappresentazione messianica del Battista facendosi battezzare nonostante le proteste del precursore. Gesù viene dalla Galilea e si unisce alla folla dei peccatori, egli solidarizza coi peccatori e questo sconvolge il Battista che s’immaginava un messia giudice. La risposta di Gesù (sono le sue prime parole in Matteo) “lascia fare per ora, perché conviene che adempiamo ogni giustizia” (15): due termini cari a Matteo, Gesù viene per ‘adempiere’;
+ allora lo lasciò fare (15b): la sottomissione del Battista che lascia fare e consente a battezzare Gesù, scoprendo così l’orientamento fondamentale del regno: ‘compiere la giustizia’.

Investitura messianica del figlio prediletto (3,16-17)

Racconto molto sobrio: il centro non è il fatto del battesimo ma la voce che presenta Gesù come “Figlio prediletto”. In questa voce risuona Is 42,1 “ecco il mio servo che io sostengo, il mio eletto di cui mi delizio. Ho posto il mio spirito su di lui”. È già adombrata la linea del messianismo di Gesù, il servo sofferente. È una presentazione di Gesù al lettore del vangelo. La comunità cristiana prende coscienza del valore del battesimo: impegna di fronte alla Trinità.

Tentazioni di Gesù (4,1-11)

Contestata la tentazione di messia-giudice secondo l’idea del Battista, vi è ora il confronto con la tentazione del messianismo terrestre, nazionalista.
Lo Spirito che discende al battesimo di Gesù, spinge ora Gesù nel deserto. Qui egli rivive le tentazioni del popolo durante l’Esodo. Ma dove il popolo soccombette, Gesù vince.
Le risposte sono tutte prese dal libro del Deuteronomio, che è una riflessione teologica sull’esodo. Gesù rifiuta un dominio terrestre sul mondo, la sua missione è l’annuncio del vangelo ai poveri. Le tentazioni non sono un fatto isolato. Tutta la vita di Gesù, come la nostra, è tentazione e prova. Nella vita ‘storica’ di Gesù fu la tentazione del falso messianismo.

Le tre risposte di Gesù rimandano a tre fatti dell’Esodo:
+ mormorazione del popolo prima del dono della manna (Dt 8,1);
+ mormorazione per la mancanza dell’acqua (Dt 6,16);
+ avvertimento di Mosè contro il pericolo d’idolatria (Dt 6,13).
Sono le grandi tentazioni cui il popolo dell’esodo soccombette.
In Matteo è ancora presente la tipologia di Mosè. In Mt 4,8 “monte alto” rimanda a Mosè sul monte Nebo (Dt 34,4): là era Dio che mostrava la Terra a Mosè, qui è satana che tenta Gesù.
Il digiuno di quaranta giorni e quaranta notti, (Mt 4,2) riprende Mosè sul monte Sinai (Dt 9,9).

Gesù in Galilea (4,12-17)

Dal Giordano alla Galilea delle genti, territorio vicino ai pagani: Gesù adempie quanto detto in Is 8,23 “per quelli che abitavano in regione di morte una luce è sorta” e predica ripetendo le frasi del Battista: “convertitevi, perché il regno dei cieli è vicino” (17).

I primi discepoli (4,18-22)

Gesù può ormai iniziare la sua missione. Egli chiama due coppie di fratelli a seguirlo: si instaura un rapporto maestro-discepolo, non però per fare degli studiosi bensì dei pescatori. Gesù li associa alla sua missione. Il racconto di queste chiamate è schematizzato e idealizzato: la parola che chiama, la risposta immediata, la sequela.

Sommario conclusivo (4,23-25)

Un sommario delle attività che saranno descritte nei capitoli seguenti: Gesù che insegna (cc 5-7) e che guarisce (cc 8-9). Gesù coi suoi discepoli non si ritira nel deserto (esseni) o in una scuola (rabbini) ma sta in mezzo alla gente. Le folle vengono anche dalla Decapoli e dalla Galilea (universalismo) per sentire Gesù: è l’introduzione, lo sfondo per il grande discorso della montagna dei capitoli seguenti (5-7).

(Continua)

di Mario Barbero

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Mario Barbero