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Matteo 02. Una concreta storia di inclusione

La genealogia di Gesù e il sogno di Giuseppe (Mt 1,1-25).

Arcabas, Il sogno di Giuseppe
La genealogia di Gesù e il sogno di Giuseppe (Mt 1,1-25)

«Genealogia di Gesù Cristo figlio di Davide figlio di Abramo», sono le parole di apertura del Vangelo di Matteo che sin dall’inizio afferma la messianicità di Gesù figlio di Davide.
Il Vangelo di Luca, invece, colloca la genealogia di Gesù dopo il racconto del Battesimo che ne ha rivelato l’identità di figlio amato e la fa risalire sino ad Adamo (3,13-38).
In Matteo la genealogia di Gesù inizia da Abramo e discende fino a Giuseppe sposo di Maria. La lunga lista di nomi degli antenati di Gesù è ripartita in tre serie di 7+7 generazioni. Il numero sette è caro a Matteo che lo riprende nelle sette domande del Padre nostro (6,9), sette beatitudini (5,3), sette parabole (13,3), perdonare non sette ma fino a settanta volte sette (18,22). I nomi di Davide e di Abramo sono menzionati sia all’inizio (1,1) che alla fine: «In tal modo tutte le generazioni da Abramo a Davide sono quattordici, da Davide sino alla deportazione in Babilonia quattordici, dalla deportazione di Babilonia a Cristo quattordici» (1,17).
La genealogia ha lo scopo di provare che Gesù proviene realmente dalla stirpe di Davide («figlio di Davide» presso gli Ebrei era il nome consueto del Messia) tuttavia Matteo lo chiama anche «figlio di Abramo» dato che la promessa del Messia ebbe inizio con lui, capostipite del popolo eletto (Gen 12,3; 22,18).
Nella genealogia di Matteo figurano quattro donne: Tamar, nuora di Giuda (Gen 38,1-30), Racab, prostituta pagana di Gerico (Gs 2,6.17-22), Rut, pagana moabita, sposa di Booz (Rut 4,12) e colei che era stata moglie di Uria (Betsabea, 2Sam 11,3). Queste donne non esenti da macchia, perché pagane (Rut) o per i loro comportamenti ambigui, non sono da intendere come argomento apologetico quale difesa da attacchi giudaici sull’origine e sull’onore di Gesù, ma semplice esposizione di fatti, persone citate nella scrittura.
La pagina della genealogia con tanti nomi, quasi un arido elenco telefonico, è in realtà un’affermazione eloquente del radicamento di Gesù, figlio di Maria di Nazareth, nella storia del suo popolo. Il fine che Matteo persegue con questa genealogia emerge chiaramente dal titolo: attraverso l’elenco degli antenati di Gesù risulta che egli, secondo la promessa dell’AT, è realmente membro del popolo eletto e discendente di Davide.
Giacobbe generò Giuseppe, lo sposo di Maria, dalla quale è nato Gesù chiamato il Cristo (1,16). La lista termina con Giuseppe che è il padre legale di Gesù. Questo non fa problema perché agli occhi degli antichi la paternità legale (per adozione, levirato, ecc.) bastava a conferire tutti i diritti ereditari.

Una storia concreta e inclusiava

«La genealogia ci aiuta a conoscere le nostre origini, le nostre radici. Per i Giudei era molto importante conservare memoria dei propri antenati. In questo modo la nascita di Gesù resta legata alla storia di un popolo, Israele: una storia carica di promesse e speranze ma anche di fragilità e peccato. In definitiva, una piccola storia che rappresenta e dalla quale dipenderà tutta la storia umana. Matteo però non sta parlando di una storia astratta, ma di una storia reale e concreta, una storia di uomini e donne che evocano tutto ciò che di buono, di fragile, di successo e di fallimento, di dolore e sofferenza esiste nella famiglia umana: patriarchi, sapienti e profeti, governanti buoni e malvagi, lavoratori, contadini, esuli, schiavi, emigranti e prostitute. Chi, leggendo questa prima pagina del vangelo si sentirà escluso dalla famiglia di Gesù? Chi non si sentirà chiamato a partecipare pienamente delle promesse di Dio che si sono fatte carne in un membro della nostra famiglia umana? A concludere questa serie di nomi, Matteo non fa riferimento a Maria sposa di Giuseppe ma al contrario: Giuseppe sposo di Maria».

(L. A. Schokel, La Biblia del nuestro pueblo).

Com’è nato Gesù (Mt 1,18-25)

La catena delle generazioni sbocca infine in un ultimo anello, non uno dei tanti in più, ma unico, definitivo e straordinario: un figlio nato da una vergine. Questo brano è l’integrazione del precedente. Qui Giuseppe, che nella genealogia non veniva menzionato come padre di Gesù ma solo come sposo di Maria, viene messo in primo piano. Il racconto viene narrato dal punto di vista di Giuseppe. Il centro della questione, per Matteo, non è la crisi spirituale di Giuseppe, ma il mistero del concepimento miracoloso di Gesù e l’adempiersi in esso della profezia dell’AT (Is 7,14). La maternità di Maria non è opera di Giuseppe ma dello Spirito Santo. La notizia dello stato della sua fidanzata getta Giuseppe in un grave conflitto interiore (v.19). Di fronte a questo mistero che lo supera, lo stordisce, egli sente un timore reverenziale e la sua istintiva reazione è quella di ritirarsi, di fuggire. Prima che metta in atto quanto deciso, Giuseppe viene illuminato da un’apparizione angelica in sogno. È necessario l’intervento divino per rendere degno di fede, anche agli occhi di Giuseppe, il mistero del miracoloso concepimento di Maria (v.29).
L’angelo chiama Giuseppe «Figlio di Davide» perché deve recargli un annuncio messianico. Infatti Giuseppe, quale successore di Davide, è l’uomo per cui Gesù stesso diviene figlio di Davide, in quanto suo figlio legale. Come padre legale del bambino Giuseppe viene subito messo a parte del nome scelto da Dio stesso e che lui, come padre legale, dovrà imporre al bambino.  Questo nome – Gesù (Dio salva) – allude già alla sua missione: redimere Israele dai suoi peccati. L’opera redentrice del Messia viene circoscritta al suo popolo Israele. In ciò la parola dell’angelo si attiene al punto di vista dell’AT.
«Tutto questo è avvenuto perché si compisse ciò che era stato detto dal Signore per mezzo del profeta “Ecco la vergine concepirà e darà alla luce un figlio, a lui sarà dato il nome di Emmanuele”» (v. 22).
Alle parole dell’angelo l’evangelista aggiunge la prima delle sue citazioni a modo di riflessione. Nella vita di Gesù si è realizzato tutto ciò che Dio aveva detto per bocca dei profeti.

di Mario Barbero

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Mario Barbero

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