Slow page dei Missionari della consolata

«Il mondo odia i cristiani»

L'allarmante situazione dei cristiani nel mondo in un rapporto dell'associazione Acs, Aiuto alla Chiesa che soffre

«Anche oggi in varie parti del mondo, a volte in un clima di silenzio – non di rado silenzio complice –, tanti cristiani sono emarginati, calunniati, discriminati, fatti oggetto di violenze anche mortali, spesso senza il doveroso impegno di chi potrebbe far rispettare i loro sacrosanti diritti». Questa constatazione è stata fatta l’estate scorsa da papa Francesco, il quale in più occasioni ha richiamato l’urgenza di aiutare i cristiani perseguitati nel mondo. «Il mondo odia i cristiani», ha detto in un’altra occasione, all’Angelus del 26 dicembre2016. Una frase d’effetto, riportata in molti titoli di testa sulle prime pagine di diversi quotidiani nazionali ed esteri, per sottolineare l’incremento preoccupante delle discriminazioni, dei soprusi e delle violenze contro chi professa la fede cristiana, un fenomeno che si è fatto sempre più drammatico e inquietante.

Aiuto alla Chiesa che soffre

Il Papa, dunque, non perde mai occasione di denunciare la persecuzione dei cristiani, esortando a pregare per loro e sollecitando un intervento da parte della comunità internazionale. Se da parte delle Nazioni Unite, di altri organismi internazionali e dei Paesi occidentali questo intervento, però, tarda ad attuarsi, o non è sufficientemente supportato da iniziative concrete, tese a fermare il genocidio in atto perpetrato verso milioni di cristiani in Medio Oriente, in Estremo Oriente e in Africa, è la Chiesa stessa a provvedere in modo attento e costante alla denuncia, al soccorso e al sostentamento dei cristiani perseguitati. Lo fa, per esempio, attraverso l’organizzazione Onlus Acs (Aiuto alla Chiesa che soffre, operativa sin dal 1947; www.acs-italia.org). Si tratta di un’associazione strutturata, in grado ogni anno di provvedere al finanziamento e all’attuazione programmata di progetti di sostegno e assistenza coordinati in 150 Paesi.

Il Rapporto sui cristiani perseguitati e dimenticati

Questa organizzazione ha stilato di recente, come di consueto, un rapporto sui cristiani oppressi a causa della loro fede tra il 2015 e il 2017. L’indagine, che, per evidenti ragioni di difficoltà oggettive, non ha potuto risultare esaustiva, né determinare cifre e statistiche dettagliate, fornisce, tuttavia, numerosissime testimonianze di situazioni terribili, il cui comune denominatore risiede sulla documentata registrazione di un aggravamento e di un inasprimento ancora più accentuati della tendenza in atto a violare sistematicamente in modo sempre più perverso e crudele il diritto alla libertà religiosa, in particolare appunto impedendo o limitando al massimo la confessione della fede cristiana.

Secondo alcuni dati ufficiali, resi pubblici nel 2016, si contano 600 milioni di cristiani vittime di soprusi, intolleranze e restrizioni a tutti i livelli. Sono tantissimi i cristiani che pagano a caro prezzo la testimonianza della propria fede, a tal punto da far dire allo stesso pontefice con costernazione quanto «i martiri per la fede oggi siano più numerosi che nei primi secoli».

Dal Medio Oriente al Sud del mondo i cristiani vittime di violenze

In Siria e in Iraq, a causa del terrorismo di matrice islamista del gruppo denominato Isis, la più antica comunità cristiana del mondo rischia di svanire completamente da qui a tre anni, se non si prenderanno provvedimenti per favorire il ritorno e la protezione delle comunità cristiane, costrette all’esodo e a subire ogni sorta di privazioni e sopraffazioni oltre a violenze inaudite. Nel 2022 è prevista, dunque, l’estinzione della comunità cristiana in queste aree storiche del primo cristianesimo, per via delle migrazioni di folti gruppi di fedeli, impossibilitati a rimanere o sopravvivere, e delle stragi compiute con sempre più virulenza contro di essi.
In Turchia il governo sembra stare dalla parte di chi fa di tutto per rendere la vita difficile ai cristiani, e la stessa cosa avviene in Egitto.
In Arabia Saudita i cristiani non godono di alcun diritto, sono considerati cittadini di serie b, e a loro sono assegnati i lavori più umili.
Il terrorismo di matrice islamica alleato all’Isis in Somalia, in Nigeria, in Sudan, nelle Filippine non fa che provocare molteplici violenze e devastazioni.
In Afghanistan, in Pakistan e in India la discriminazione nei riguardi dei cristiani assume aspetti e contorni sempre più angoscianti, nonostante le parole rassicuranti delle istituzioni locali, le quali, invece, non interferiscono affatto e sembrano non fare alcunché per fermare le azioni di violenza premeditata perpetrate sistematicamente e alla luce del sole a danno dei cristiani.
In Cina il governo comunista sta proseguendo con sempre maggiore fermezza nella sua campagna volta a cinesizzare le comunità cristiane non allineate con il regime e non riconosciute dalle autorità pubbliche.
In Corea del Nord le violenze contro i cristiani sono all’ordine del giorno, in quanto i cristiani sono considerati tout-court un’importazione americana e dunque alla stregua di spie, e come tali da giustiziare sul posto.

Il martirio di sangue

In questi contesti ostili i cristiani perseguitati, nonostante il clima oppressivo e le violenze subite, perseverano nella professione della loro fede, non rinunciando alla loro identità e alle loro tradizioni, sopportando di tutto e portando la croce sino alle sue estreme conseguenze, sino alla prova suprema cioè del martirio di sangue. E come disse papa Francesco il giorno di santo Stefano del 2016: «I martiri di oggi sono maggiori nel numero rispetto ai martiri dei primi secoli. Quando leggiamo la storia leggiamo tanta crudeltà verso i cristiani, la stessa c’è oggi, ma in numero maggiore, verso i cristiani». E aggiunse: «Anche oggi la Chiesa sperimenta in diversi luoghi dure persecuzioni, fino alla suprema prova del martirio. Quanti nostri fratelli e sorelle nella fede subiscono soprusi, violenze e sono odiati a causa di Gesù! Oggi vogliamo pensare a loro ed essere vicini a loro con il nostro affetto, la nostra preghiera e anche il nostro pianto». Inoltre il papa, sempre durante quella celebrazione, elogiò il coraggio della loro testimonianza di fedeltà e appartenenza a Cristo, nonostante i pericoli, le prove e le violenze, per il fatto che «vivono il Vangelo impegnandosi a favore degli ultimi, dei più trascurati, facendo del bene a tutti senza distinzione; testimoniano la carità nella verità».

L’indifferenza e la complicità occidentali

Nel Rapporto Acs sulla persecuzione anticristiana tra il 2015 e il 2017, intitolato «Perseguitati e Dimenticati» (che si concentra su 13 Paesi oggetto di interventi di aiuto mirati, mentre del Rapporto precedente i Paesi in cui si era svolta l’indagine erano 22), si fa anche riferimento esplicito «all’indifferenza dell’Occidente». Nel periodo preso in esame, infatti, si registrano diversi eventi in cui i cristiani sono stati vittime del fondamentalismo, del nazionalismo religioso, di regimi totalitari, ma anche di violenze indirettamente finanziate dall’Occidente, nonché dell’incapacità dei governi occidentali di porre un tempestivo freno al genocidio in atto in Medio Oriente e non solo.

Crimini contro l’umanità

L’indagine si è svolta su aree territoriali che s’inquadrano nel Medio ed Estremo Oriente e in varie parti dell’Africa, dove le persecuzioni contro i cristiani si sono rivelate efferate e indicibili. Si tratta di «crimini contro l’umanità»: alcuni sono stati impiccati o crocifissi, altri violentati, alcuni rapiti e mai più ritrovati. Il Rapporto documenta, riportando diverse testimonianze, che i cristiani soffrono a causa dell’estremismo islamico in Paesi quali Iraq e Siria, in cui le atrocità commesse si possono identificare come la pianificazione di un genocidio. L’obiettivo perseguito dai terroristi è stato devastante, essendo volto a realizzare lo sradicamento dei cristiani e delle altre minoranze non solo negli Stati dove l’Isis ha imperversato, ma anche in Egitto e in altre zone dell’Africa e in altre regioni ancora (nel Sud-est asiatico, per esempio, fino a lambire l’Australia). Si tratta di genocidio, infatti, anche per quanto riguarda le stragi compiute in Nigeria, dove «all’azione della setta islamista Boko Haram si uniscono le violenze commesse da pastori estremisti di etnia fulani, che hanno devastato villaggi cristiani e ucciso molti fedeli». Il Rapporto insiste pure sul fatto che, sebbene «nella primavera del 2016, la campagna politica mirata al riconoscimento ufficiale del genocidio portata avanti da Paesi, quali Stati Uniti e Gran Bretagna, abbia alimentato le speranze dei cristiani», queste stesse speranze sono state frustrate, «a causa dell’incapacità dei governi occidentali di intraprendere le azioni necessarie a fermare il genocidio e assicurarne i perpetratori alla giustizia, così come indicato dalla Convenzione sul genocidio».

Il credo religioso come discriminante

Gli indù, la cui ascesa politica in India è favorita dal Bharatiya Janata Party (Bjp: il partito del Primo Ministro Narendra Modi), hanno indirizzato contro i cristiani 365 atti di violenza nel 2016 e ben 316 nei soli primi cinque mesi del 2017. L’obiettivo è quello di emarginarne a tal punto l’identità culturale e religiosa delle vittime da produrre la sua dispersione e sparizione. In Pakistan, in Cina e in Corea del Nord la discriminazione sociale nei confronti dei singoli cittadini avviene tenendo conto del credo religioso. Chi è cristiano non può godere come tale del diritto all’accesso ai beni e servizi necessari quali cibo, educazione e assistenza sanitaria. I cristiani, pertanto, occupano gli ultimi posti tra le oltre 50 categorie di persone o comunità classificati come ostili allo Stato, quindi suscettibili di immediata carcerazione. I protestanti sono stati classificati al 37° posto, i cattolici al 39°. Nei campi di internamento i cristiani vengono isolati dagli altri per subire un trattamento peggiore: «Lavori forzati, torture, persecuzione, privazione di cibo, stupri, aborti forzati, violenze sessuali ed omicidi».

Campagne mediatiche intimidatorie contro i cristiani

In Eritrea poi le istituzioni governative hanno posto in essere nei confronti dei cristiani misure repressive che contemplano subito la carcerazione e la tortura come prima forma di punizione per essere stati scoperti e riconosciuti come cristiani. In Iran, inoltre, i mezzi di comunicazione hanno fomentato una campagna minacciosa e intimidatoria verso i cristiani, che si sono visti confiscare beni, rifiutare visti, essere tenuti sotto controllo negli spostamenti e subire ogni sorta di ingiustizie. Pure in Turchia l’intolleranza verso i cristiani si è manifestata con la confisca pubblica di molti beni appartenenti alla Chiesa siro-ortodossa, e dove si sta effettuando l’islamizzazione sistematica di antichi siti cristiani storicamente importanti. In Sudan la pianificazione edilizia è servita addirittura come pretesto per abbattere chiese e immobili di proprietà dei cristiani, allo scopo ben documentato di far sparire ogni traccia di Cristianesimo.

I responsabili delle persecuzioni

In base alla documentazione citata nel Rapporto «Perseguitati e Dimenticati 2015-2017», a determinare e porre in atto le violenze anticristiane (nei termini della disintegrazione fisica della presenza cristiana totale o parziale nei territori) sono gli Stati stessi, come la Corea del Nord o la Cina, oppure organizzazioni fondamentaliste come l’Isis, come è avvenuto in Iraq e Siria, oppure ancora entrambi i soggetti, come succede, per esempio, in Pakistan. Indagini fatte sul campo, per esaminare le realtà locali e realizzare concreti piani di intervento da parte dell’ente Acs, hanno individuato in varie parti come in Siria, in Pakistan e in Sudan, per esempio, modalità persecutorie contro i cristiani di diversa tipologia, sia sporadiche sia sistematiche, premeditate e pianificate.

La propaganda ostile attraverso i media e Internet

Gli stessi mezzi tecnologici e mediatici, dalla televisione a Internet ai social network, sono stati utilizzati, in particolare dai gruppi armati estremisti, per alimentare una intensa propaganda di intimidazioni e incitamento alla violenza contro i cristiani. Ma intimidazioni e incitamento alla violenza sono anche la conseguenza di un giro di vite da parte dei governi degli Stati in Medio ed Estremo Oriente, i quali, oltre a discriminare pesantemente il cittadino di religione cristiana fino a fargli subire una stretta sorveglianza, il carcere e la tortura, lo umilia ed esclude socialmente predisponendo in modo deliberato la distruzione materiale e la profanazione di simboli ed edifici religiosi, o il sequestro pubblico di questi ultimi, destinandoli ad altri fini.

Libri che incitano all’odio nelle scuole

Anche nelle scuole e nel campo dell’istruzione si attua un’operazione di avversione ed emarginazione di chi è cristiano: i manuali scolastici adottati nei Paesi intolleranti come il Pakistan, infatti, contengono argomenti di palese discriminazione, esposti a scolari e studenti, che istigano all’odio contro i cristiani. Il governo pakistano nemmeno in questo caso ha provveduto alla modifica dei testi incriminati in uso nelle scuole.

L’annientamento dei cristiani nel Nord della Nigeria

È sulle prime pagine di tutti i giornali la frequente notizia dell’imperversare di odio stragista che i terroristi di Boko Haram conducono in maniera diabolicamente metodica per stanare i cristiani e indurli a fuggire, se non per catturarli ed eliminarli fisicamente dopo torture indicibili o all’istante, qualora non si convertano all’islam. Nel Nord del Paese, lo scorso marzo, esponenti e rappresentanti dell’Acs hanno constatato, ricevendo in mano un dossier ricco di dati e fatti preparato dal clero locale, come nell’arco di 5 anni una intera diocesi a Kafanchan abbia subito l’aggressione terrorista che si era tradotta nell’assassinio di 988 persone con la conseguenza dell’abbattimento di più di 70 villaggi, comprendenti 2.712 case e una ventina di chiese. In un’altra diocesi, a Maiduguri (luogo d’origine di Boko Haram), quasi 2 milioni di cristiani sono stati costretti a scappare; 5.000 donne sono diventate vedove e 15mila bambini orfani e circa 240 edifici di culto sono stati rasi al suolo.

Discriminazione anticristiana anche nei campi profughi

I cristiani costretti a fuggire per la repressione operata dai terroristi islamici, in base a quanto hanno potuto verificare quelli di Acs, non sono mai stati aiutati dai Paesi occidentali, nonostante promesse di aiuto e prese di posizione contro il genocidio apertamente denunciato. Per l’ammissione di cristiani in fuga in un campo profughi Onu e in altri situati nell’area tra Libano e Giordania, si è accertato addirittura che la condizione per esservi ospitati era quella di adottare costumi islamici. Pertanto molti cristiani hanno preferito evitare l’ingresso nei campi profughi per paura di subire altra violenza, in particolare gli stupri alle donne. Per iniziativa dell’Acs e di altre organizzazioni religiose cristiane si è potuto consentire, tuttavia, il ritorno a casa nell’estate del 2017 di centinaia di famiglie nel Kurdistan iracheno e della Piana di Ninive, per l’arretramento delle forze militari dell’Isis.

Il Sudan apertamente schierato contro i cristiani

Lo Stato sudanese, nella persona del suo presidente Omar al-Bashir, ha fatto proprio il programma politico voluto dagli islamici: tutta una serie di provvedimenti ostili ai cristiani, secondo cui si dovevano demolire chiese ogni mese, arrestare cristiani accusati di proselitismo, o, se donne, perché indossavano abiti considerati immodesti od osceni. A molti cristiani stranieri poi era stato revocato il diritto di cittadinanza e indotti a un esodo forzato. Per alcuni mesi gli Stati Uniti d’America hanno imposto sanzioni al Sudan per aver sostenuto manifestamente politiche che ledevano in questo modo i diritti umani e la libertà religiosa. Allora la tensione contro i cristiani si era apparentemente allentata, ma solo in vista dei vantaggi economici prospettati dagli americani.

Le violazioni dei diritti umani in Arabia Saudita

Di tutt’altra natura, invece, il comportamento statunitense verso l’Arabia Saudita, Paese in cui le violazioni dei diritti umani sono all’ordine del giorno e per i cristiani è prevista la pena di morte al minimo cenno di contrasto alla legge islamica. Il governo americano ha preferito chiudere un occhio, pur di ottenere il massimo dalle relazioni commerciali con gli Arabi. Il presidente Trump aveva anche firmato un patto di vendita di numerose armi da fuoco per il valore di 110 miliardi di dollari, affare commerciale che in precedenza, durante la presidenza di Obama, si era rinviato a causa di «preoccupazioni per i diritti umani». L’Acs è al corrente e possiede prove per le quali si dimostra che l’industria bellica occidentale ha nettamente favorito il finanziamento e la fornitura di armi ai terroristi di matrice islamica, con la mediazione innegabile dell’Arabia Saudita. Se non si prenderanno misure di contrasto a questo traffico e mercato omicida, la situazione dei cristiani risulterà sempre molto critica.

Vita difficile per i cristiani in India

L’intolleranza verso i cristiani indiani è determinata da alcuni anni dalla preminenza culturale e politica della filosofia Hindutva degli Indù più conservatori e nazionalisti, i quali manifestano la più abietta avversione per tutto ciò che non è genuinamente induista. I cristiani sono accusati di indurre a conversioni forzate e di fare un proselitismo accanito. Si tratta di accuse infondate, che però hanno provocato violenze inaudite a danno della popolazione cristiana: nel 2016 si sono verificati 365 atrocità, tra cui si è registrato l’uccisione di una decina di persone e l’aggressione a più di 500 religiosi presi di mira. Nel 2017 queste aggressioni brutali da parte di fanatici induisti, che hanno portato anche alla morte di alcune vittime cristiane, si sono tradotte, sino al maggio scorso, in 315 atti violenti. In alcuni villaggi è stato impedito ai cristiani l’accesso all’acqua per irrigare i campi, perché induisti integralisti si rifiutavano di vendere l’acqua dei loro pozzi ai cristiani. Molti cristiani sono poi stati percossi a sangue, perché non volevano sottostare alle prepotenze degli seguaci di Hindutva, i quali li costringevano a rinnegare la propria fede e a partecipare ai culti induisti.

Le atrocità in Corea del Nord

Il regime coreano agisce in modo ostile nei confronti dei cristiani, ritenendoli nemici politici stranieri. La fede cristiana è considerata un crimine degno della pena capitale. Uno studente statunitense nel 2017 ha subito torture in carcere e poi è morto perché cristiano (in realtà era ebreo). Per aver rimosso dal balcone di un albergo uno striscione politico, solo per fare un favore a un suo amico di religione metodista, il governo ha accusato il giovane americano Otto Wambier di essere un cospiratore straniero e lo ha perciò incarcerato. Ma un’altra verità è emersa da questo episodio emblematico: il fatto di essere cristiani coincide per la mentalità del governo nordcoreano con l’essere americani, dunque nemici del Paese. Un ex agente dei servizi di sicurezza nordcoreani ha espressamente riferito che «il cristianesimo è perseguitato perché collegato agli Usa. Gli Usa stanno cercando di invadere il Paese anche attraverso la fede cristiana, per cui chi è cristiano deve essere arrestato e giustiziato, in quanto spia del nemico». Torture impressionanti vengono inflitte nei campi di concentramento nordcoreano ai prigionieri cristiani, come l’essere legati a croci sospese sul fuoco, o come l’essere schiacciati da compressori a vapore, o ancora essere gettati giù dai ponti.

La Chiesa sotterranea e dissidente in Cina

La Cina sta seguendo l’esempio della Corea del Nord, anche se in maniera più soft, nel senso che la religione cristiana è considerata dal governo un reato contro lo Stato comunista, perché ritenuto estraneo alla cultura cinese, un fenomeno straniero, perciò pericoloso. Ciò avviene quando la Chiesa non si conforma e non accetta il controllo da parte del governo cinese. Questo fenomeno riguarda da lungo tempo la Chiesa dissidente o sotterranea, la quale subisce molte repressioni governative come l’impedimento di allestire alberi di Natale o di spedire cartoline d’auguri natalizie, oppure l’abbattimento di croci e simboli religiosi ed edifici di culto non autorizzati. Il governo cinese ha pure fatto installare videocamere di sorveglianza nei luoghi abitati dai cristiani e all’interno dei centri di culto.

Conclusione

Le indagini svolte dalla Acs e riportate in questo ultimo Rapporto non solo hanno dato voce a numerosissime testimonianze di cristiani maltrattati, torturati e uccisi, ma hanno anche lo scopo di scuotere le coscienze degli occidentali e fare pressione all’Onu e ai governi dell’Occidente, perché intervengano in maniera incisiva. I governi europei e statunitense non stanno prendendo misure adeguate per fermare la persecuzione dei cristiani nel mondo, essendo più interessati ai rapporti economici con quei Paesi, in cui la persecuzione di anticristiana è diventata di una gravità tale da far temere l’estinzione del cristianesimo in alcuni territori. La violazione dei diritti umani, il genocidio, i crimini contro l’umanità sono da tenere presenti come fenomeni aberranti che stanno colpendo in modo sempre più massiccioso i cristiani. Il rispetto della libertà religiosa, delle pluralità culturali, delle minoranze si sta vanificando agli occhi di tutti, nell’indifferenza generale. Da parte sua, Aiuto alla Chiesa che Soffre continua lo sforzo costante di supplire alle carenze degli Stati e degli Organismi internazionali, con interventi mirati di recupero, sostegno e protezione alle comunità e persone vittime di violenze, perché di fede cristiana. E soprattutto l’impegno di non far dimenticare mai quanto sta avvenendo di terribile nel mondo contro chi porta la Croce e testimonia il Vangelo ed è fedele al Signore Gesù morto e risorto sino al martirio.

di Nicola Di Mauro

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