Slow page dei Missionari della consolata

Comunicare speranza con i social

La seconda scheda per animare gruppi sul tema delle comunicazioni sociali.

Durata dell’incontro: 2 ore circa
Destinatari: dai 14 anni
Materiale: cartelloni, fogli bianchi, forbici, stampe dei loghi di social network, scotch, matite, pennarelli, pc e proiettore, filmati.

INTRODUZIONE

Abbiamo già accennato nello scorso numero di «Amicomondo», dedicato alla comunicazione, all’importanza dei social media e alla loro enorme diffusione tra i giovani. Cerchiamo di approfondire questo tema partendo da alcuni dati concreti.

La definizione

Nell’Enciclopedia Treccani on line, alla voce social network si legge: «Termine diventato di uso corrente nel campo dell’informazione e della comunicazione per indicare una rete sociale nella quale i nodi sono rappresentati da attori (individui o organizzazioni) e le interconnessioni derivano da legami di varia natura (familiari, territoriali, di interesse, ecc.)».

I dati italiani
Dati del digitale in Italia.

Secondo il report «Digital 2017» redatto da We are social e Hootsuite – due agenzie internazionali di servizi per il web e in particolare per la comunicazione sui social media -, in Italia, su una popolazione di quasi 60 milioni di abitanti, oltre 39 milioni utilizzano internet (ovvero il 66% del totale) e 31 milioni sono attivi sui social media (il 52%).
YouTube (usato dal 57% di coloro – di età compresa tra 16 e 64 anni – che usano internet) insieme a Facebook (55%), la fanno da padroni. Instagram, con il 28%, cresce rispetto al 2016, e si trova in quinta posizione, dopo le principali app di messaging WhatsApp (48%) e FB Messenger (33%).
Facebook viene utilizzato soprattutto dai 25-44enni. Tra i giovanissimi i social più usati sono Instagram e Youtube.
In generale però, l’uso dei social media è sempre più trasversale per le varie fasce di età: non è più un’attività esclusiva dei giovani ma di chiunque allo scopo di comunicare e informarsi.

I dati globali
Dati del digitale nel mondo.

Se allarghiamo lo sguardo a tutto il mondo, i dati ci appaiono ancora più impressionanti:
• 3,77 miliardi di utenti internet nel 2017, il 10% in più rispetto al 2016;
• 2,8 miliardi di utenti di social media nel 2017, il 21% in più rispetto al 2016.
Più di 2,8 miliardi di persone utilizzano canali social almeno una volta al mese, e il 91% di loro lo fa usando dispositivi mobili. Facebook continua a crescere: ormai da 10 anni è la piattaforma di gran lunga più usata al mondo con 1,87 miliardi di utenti.
Un altro dato interessante riguarda il tempo speso on line: GlobalWebIndex sottolinea come l’utente medio spenda, mediamente, 2 ore e 19 minuti al giorno sui social.

Animazione missionaria sui social?

È giusto quindi farsi la domanda: come essere animatori missionari anche attraverso i social network?
Don Alessandro Palermo, sacerdote specializzato in comunicazione pastorale e in pastorale digitale, intervistato da Avvenire l’11 aprile 2017, sostiene che «dedicare il proprio tempo a informare e a condividere contenuti online significa dare forma a ciò che leggiamo in Matteo 5,14-16: “Voi siete la luce del mondo; non può restare nascosta una città collocata sopra un monte, né si accende una lucerna per metterla sotto il moggio, ma sopra il lucerniere perché faccia luce a tutti quelli che sono nella casa. Così risplenda la vostra luce davanti agli uomini”».

Quota di traffico web per tipologia di dispositivo.

Secondo don Alessandro i social sono un’occasione di relazione reale, possono annunciare il Vangelo a molti non solo inserendo contenuti religiosi, ma soprattutto comunicando agli altri le mie scelte, le mie preferenze, ed è attraverso il mio vissuto fatto di scelte suggerite e coerenti con il Vangelo che posso raccontare agli altri chi è un cristiano.
Papa Francesco in un tweet (19 febbraio 2017) ha evidenziato che oggi per comunicare il Vangelo occorre trovare nuove strade, ovvero bisogna attivare anche adeguati processi di «pastorale digitale».
Scrive don Alessandro Palermo su elementidipastoraledigitale.wordpress.com che «c’è “pastorale digitale” laddove si comprende-accoglie-applica la logica social: i social network non sono bacheche su cui appendere notizie parrocchiali o diocesane, ma scenari per realizzare e sperimentare reali relazioni, opportunità per costruire e potenziare il valore della comunione e della condivisione. Non abbiamo a che fare, infatti, con una messaggistica religiosa ma con un reale evento di relazione, di contatto e di comunicazione. La sua efficacia scaturisce sempre dall’intenzione pastorale e umana del cristiano e a determinarla è la connessione (fisica e digitale)».

Dinamica: mappatura del gruppo

Preparate dei fogli con i simboli dei vari social, fatene più copie e chiedete a ogni ragazzo che ritagli le icone dei 3 social che utilizza con più frequenza, metteteli in ordine di utilizzo e chiedete ai ragazzi quando e come usano i social.
Potete fare un paragone tra il piccolo sondaggio di classe e i dati italiani del 2017.

L’uso di facebook
Le piattaforme social più attive in Italia.

Facebook è il social medium più usato nel mondo. Cerchiamo di approfondirne le caratteristiche per un uso più consapevole e responsabile.
Facebook nasce dal concetto di amicizia, ha messo in contatto le persone tra di loro, le ha collegate e riunite o legate a nuove conoscenze e amicizie.
Troviamo in rete i profili di milioni di persone e senza limiti di età, dagli adolescenti alle persone anziane. La rete permette di sentirsi parte di un universo di persone, la maggior parte delle quali non si conoscono e forse non si conosceranno fisicamente mai.
Tra gli aspetti positivi, oltre a quelli già citati, possiamo ricordare ad esempio i giovani in piazza al Cairo che nel 2011 vissero la cosiddetta «primavera araba» per la democrazia. Facebook e altri social media furono strumenti molto usati dai manifestanti che chiesero e ottennero la caduta di Hosni Mubarak, allora presidente dell’Egitto.
Non possiamo dimenticare anche i limiti e i rischi di un uso errato di un medium come Facebook: quando vengono fatte girare in rete ad esempio notizie false, o che ledono la privacy delle persone. Ricordiamo il caso di Tiziana Cantone, giovane salernitana che si è suicidata dopo la diffusione di video hard che la riguardavano.
Facebook è uno strumento di comunicazione che può dare vita, far sperare, aiutare a costruire democrazia, a trovare opportunità di lavoro, ma può anche indurre alla morte.

La pagina del gruppo

L’animatore può proporre una sorta di brainstorming per raccogliere idee su come impostare una pagina Facebook del gruppo. Una pagina che sia uno strumento per informare e trasmettere ad altri giovani un messaggio positivo, delle buone notizie che possano essere una voce diversa, propositiva ed anche evangelizzatrice, all’interno della rete.
Si trovano in rete molti video tutorial che aiutano a creare pagine Fb. Consigliamo il sito: www.weca.it che vuole essere un luogo di scambio e di condivisione per tutti i Webmaster cattolici e per gli amanti degli strumenti digitali.
Alcuni suggerimenti:
• Quello che non deve essere la pagina facebook: un elenco di informazioni e notizie, una semplice vetrina o bacheca.
• Quello che vorremmo che fosse: un luogo di incontro e contatto nel quale raccontare storie, esperienze, eventi.
Gesù ci ha insegnato che per arrivare al cuore della gente è necessario raccontare, narrare. Lui lo ha fatto con le parabole, oggi forse a noi viene chiesto di narrare attraverso le immagini.

Share… condividere

Prima di metterci a lavorare sulla pagina del gruppo riflettiamo sul significato corrente di una parola chiave per la rete: condividere. Un termine che fa parte da sempre del «bagaglio» di ogni cristiano.

I super-errori. Le 7 regole del super navigante. Da www.generazioniconnesse.it

Condividere per i viaggiatori della rete è un gesto istintivo e automatico. Pubblico qualcosa proprio con lo scopo di condirvelo con più persone possibile.
Bisogna però prestare attenzione a non essere superficiali nella condivisone, a volte i contenuti possono danneggiare persone o gruppi. Basti pensare ai video che vengono postati e condivisi da migliaia di ragazzi e di adolescenti che hanno come protagonisti ragazzi o ragazze che subiscono prepotenze e sono vittime di bullismo.
Non sempre ci si rende conto del fatto che tutto quello che viene condiviso nella rete può essere condiviso da altri e ricondiviso da altri ancora senza poter controllare chi vedrà o leggerà ciò che si è postato.
Visitando il sito www.generazioniconnesse.it, nella sezione «Area Ragazzi/e» si trovano dei video sul tema molto ben fatti, visibili anche sul canale youtube «GenerazioniConnesse». Un altro canale interessante è «Sicuri in rete». Consigliamo la serie di video Storie di ordinario Cyberbullismo.
Fortunatamente a volte questo meccanismo può produrre effetti postivi, per esempio può far conoscere una situazione di emergenza, una richiesta di Sos, può aiutarci a denunciare soprusi e ingiustizie di cui nessuno parla.
Un esempio da mostrare al gruppo può essere la pagina Facebook della «CampagnaAbitPuliti», oppure la pagina della rete italiana per il disarmo: «retedisarmo».

Postare la buona notizia

È questo lo stile che ci deve guidare nella creazione e nell’utilizzo della nostra pagina Facebook: condividere per far crescere e migliorare l’altro, chi ci legge, chi ci segue. In fondo Gesù è stato un maestro della condivisione, ce lo ricorda bene la storia dei discepoli di Emmaus, narrata dall’evangelista Luca al capitolo 24.
I due discepoli si allontano da Gerusalemme verso Emmaus, ogni speranza sembra ormai svanita. Gesù allora condivide fisicamente con loro un pezzo di strada e li ascolta, e «quando fu a tavola con loro, prese il pane, disse la benedizione, lo spezzò e lo diede loro». I discepoli riconoscono Gesù e, potremmo dire con il linguaggio della rete, decidono subito di postare e condividere con il mondo intero la Buona notizia: «E partirono senz’indugio e fecero ritorno a Gerusalemme, dove trovarono riuniti gli Undici e gli altri che erano con loro, i quali dicevano: “Davvero il Signore è risorto ed è apparso a Simone”. Essi poi riferirono ciò che era accaduto lungo la via e come l’avevano riconosciuto nello spezzare il pane».
Queste sono le buone notizie di cui la nostra pagina Facebook dovrebbe essere piena.
Dopo aver creato la pagina del nostro gruppo cerchiamo di riempirla con storie ed eventi che raccontino qualcosa di noi, ma soprattutto che raccontino qualche scelta fatta insieme durante l’anno o che vivremo durante l’estate che possa raccontare qualcosa dello stile dei discepoli di Gesù.
Se non ci viene in mente qualcosa da raccontare (anche se è quasi impossibile) possiamo immaginare di fare nostra una delle storie narrate sul sito di Amico, ad esempio nella rubrica «Missione e missioni».

Chiara Viganò

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Chiara Vigano

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