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Luca 09. Gesù nella sinagoga di Nazareth

Gesù evangelizzatore mancato.

I Vangeli sinottici attestano che Gesù, dopo le tentazioni nel deserto, inizia il suo ministero pubblico in Galilea predicando il Regno di Dio. Ma mentre Matteo e Marco raccontano la chiamata dei primi discepoli tra i pescatori del lago (Mt 4, 17-23 e Mc 1, 16-20), Luca invece inizia con la grande scena della predicazione di Gesù nella sinagoga di Nazareth. La scena viene inquadrata da una breve informazione su Gesù che insegna nelle sinagoghe ed è lodato da tutti. Quindi, come esempio di questa predicazione, Luca racconta in dettaglio la predicazione nella sinagoga di Nazareth. Questa scena diventa come la sintesi, l’icona di tutto il vangelo nei suoi tre movimenti: predicazione, rigetto da parte dei giudei e apertura universale. Se i suoi paesani rifiutano la sua missione, altri, non israeliti, saranno disposti ad accettarlo.

Lc 4,14-30. «14Gesù ritornò in Galilea con la potenza dello Spirito e la sua fama si diffuse in tutta la regione. 15Insegnava nelle loro sinagoghe e gli rendevano lode.
16Venne a Nàzaret, dove era cresciuto, e secondo il suo solito, di sabato, entrò nella sinagoga e si alzò a leggere. 17Gli fu dato il rotolo del profeta Isaia; aprì il rotolo e trovò il passo dove era scritto:

18 Lo Spirito del Signore è sopra di me; 
per questo mi ha consacrato con l’unzione
e mi ha mandato a portare ai poveri il lieto annuncio,
 a proclamare ai prigionieri la liberazione
 e ai ciechi la vista;
 a rimettere in libertà gli oppressi,
19 a proclamare l’anno di grazia del Signore. 

20Riavvolse il rotolo, lo riconsegnò all’inserviente e sedette. Nella sinagoga, gli occhi di tutti erano fissi su di lui. 21Allora cominciò a dire loro: "Oggi si è compiuta questa Scrittura che voi avete ascoltato". 
22Tutti gli davano testimonianza ed erano meravigliati delle parole di grazia che uscivano dalla sua bocca e dicevano: "Non è costui il figlio di Giuseppe?". 23Ma egli rispose loro: "Certamente voi mi citerete questo proverbio: ‘Medico, cura te stesso. Quanto abbiamo udito che accadde a Cafàrnao, fallo anche qui, nella tua patria!’". 24Poi aggiunse: "In verità io vi dico: nessun profeta è bene accetto nella sua patria. 25Anzi, in verità io vi dico: c’erano molte vedove in Israele al tempo di Elia, quando il cielo fu chiuso per tre anni e sei mesi e ci fu una grande carestia in tutto il paese; 26ma a nessuna di esse fu mandato Elia, se non a una vedova a Sarepta di Sidone. 27C’erano molti lebbrosi in Israele al tempo del profeta Eliseo; ma nessuno di loro fu purificato, se non Naamàn, il Siro".
 28All’udire queste cose, tutti nella sinagoga si riempirono di sdegno. 29Si alzarono e lo cacciarono fuori della città e lo condussero fin sul ciglio del monte, sul quale era costruita la loro città, per gettarlo giù. 30Ma egli, passando in mezzo a loro, si mise in cammino».

Luca non è il solo tra gli evangelisti ad aver raccontato la visita di Gesù a Nazaret, "dove era stato allevato" (Lc 4,16). Anche Marco e Matteo riferiscono questo episodio, senza tuttavia fare il nome della città, designata semplicemente come "la sua patria" (Mc 6,1; Mt 13,54). Ci sono però notevoli differenze tra il racconto di Luca e quelli di Marco e Matteo.
Luca, infatti, è il solo a dare un contenuto alla predicazione di Gesù. Gli altri due evangelisti si limitano a riferire che Gesù "incominciò a insegnare nella sinagoga" (Mc 6,2; Cf Mt 13,54); non precisano affatto che cosa avesse insegnato. Luca ci informa che Gesù era solito partecipare alla riunione sinagogale del sabato e descrive il rito della lettura di un testo biblico che poi veniva commentato. In questo caso sembra che Gesù abbia scelto lui stesso il testo che vuol commentare, Isaia 61,1-2, che parla dell’anno giubilare, (questo passo, infatti, è l’unico in tutto il Nuovo Testamento a menzionare un anno giubilare e a metterlo in grande rilievo) per poi concludere, invece di commentare il testo, con quest’affermazione stupefacente “questa scrittura si è compiuta OGGI”.

Aggiunte e omissioni
Il modo in cui Luca cita Isaia presenta alcune particolarità che rivelano una certa maniera di interpretare l’anno giubilare. Dopo aver parlato di "proclamare […] ai ciechi il recupero della vista", Luca ha aggiunto: "rimettere in libertà gli oppressi” espressione che si ispira a un altro passo di Isaia, cioè Is 58,6, dove serve a definire il "digiuno" che piace a Dio; questo digiuno autentico non consiste in osservanze rituali, ma consiste in iniziative di liberazione («sciogliere le catene inique, togliere i legami del giogo, rimandare liberi gli oppressi e spezzare ogni giogo» – Is 58,6). L’effetto dell’aggiunta fatta da Luca è dunque di insistere maggiormente sul fatto che l’anno giubilare deve essere un anno di liberazione. È questa la missione di Gesù. La parola "liberazione" torna cinque volte in quattro versetti. Questa liberazione era anzitutto per gli schiavi ebrei, ma comprendeva anche la remissione dei debiti. Era prescritta per ogni settimo anno (cf Dt 15,1-3,12 ; Ger 34,13-14), ma in modo speciale dopo sette volte sette anni, cioè nell’anno del giubileo. Il Vangelo riprende con insistenza questa prospettiva per caratterizzare la missione di Gesù.
Un’altra particolarità della citazione di Isaia in Lc 4,18-19 completa la prospettiva. Si tratta questa volta di una omissione. Luca infatti non cita completamente la frase di Isaia, la quale comprende due complementi oggetto dopo il verbo "proclamare" di Is 61,2. Il Vangelo cita soltanto il primo ("un anno di grazia del Signore") e tralascia il secondo che è: "un giorno di vendetta per nostro Dio". L’oracolo di Isaia, cioè, prevede due aspetti dell’intervento divino, il primo di liberazione per il popolo ebreo, l’altro di castigo per i suoi nemici. Il Vangelo di Luca non ha ritenuto questa contrapposizione. L’omissione fatta ha due conseguenze: a) il messaggio non ha niente di negativo; b) ha implicitamente un’apertura universale. Non viene suggerita, infatti, nessuna distinzione tra Ebrei e non-Ebrei. Così viene discretamente preparato l’universalismo dell’annuncio evangelico, il quale diventerà esplicito dopo la morte e la risurrezione di Gesù: la liberazione più fondamentale, cioè quella dai peccati, sarà allora proclamata "nel suo nome a tutte le genti" (Lc 24, 47).

Dall’ammirazione al rigetto
Ascoltando Gesù, la prima reazione della gente è positiva: erano pieni di ammirazione "per le parole di grazia che uscivano dalla sua bocca" (Lc 4,22). Ma in un secondo tempo le parole di Gesù suscitano meraviglia, gelosia e dubbi: «Quanto abbiamo udito che accadde a Cafarnao fallo anche qui nella tua patria» (Lc 4,23). Gesù avrebbe dovuto compiere nel suo paese tutti i miracoli che aveva operato altrove, specificamente a Cafarnao (anche se in Lc non si è ancora parlato di questi eventi). A tale atteggiamento possessivo e campanilista Gesù resiste decisamente. Citando un proverbio popolare “nessuno è profeta nella sua patria” e rievocando l’esempio di Elia ed Eliseo che operarono in favore di stranieri, Gesù “profetizza” sia l’apertura universale della sua missione sia il rigetto da parte dei suoi. I suoi compaesani infatti, pieni di sdegno, e lo cacciano dalla città (4,27-29).

Conclusione
Dopo l’esame (forse un po’ noioso) dei dettagli, si può concludere che questa scena è posta da Luca all’inizio del ministero pubblico di Gesù per caratterizzare l’essenza della missione di Gesù: venuto per realizzare il giubileo, la liberazione non solo per Israele ma per tutti i popoli. La sua missione incontrerà l’opposizione e il rigetto dei suoi fratelli d’Israele.
Non soltanto la prima parte del racconto evangelico si è rivelata programmatica, cioè la predicazione di Gesù (Lc 4,16-21), ma ugualmente la seconda (Lc 4,23-30), cioè la reazione negativa dei suoi concittadini. Gesù è stato oggetto di critiche acri, perché aveva un’immensa apertura di cuore, in particolare verso "i pubblicani ed i peccatori". Questo suo atteggiamento gli suscitò una opposizione crescente, che lo condusse sino alla croce.
“Non finisco di stupirmi perché Luca cominci la presentazione dell’attività pubblica di Gesù con un episodio che si potrebbe intitolare: Gesù evangelizzatore mancato” (Card. Martini). Questa è la prima immagine di Gesù evangelizzatore che viene presentata: sconfitto, scacciato, non ascoltato, non gradito. Ma emerge anche l’estrema libertà di Gesù, incurante del successo, evangelizzatore dotato di assoluta libertà di spirito: “Ma egli, passando in mezzo a loro, si mise in cammino.”
In questa scena inaugurale Luca dipinge, in un compendio simbolico, la missione di grazia di Gesù, il rifiuto del suo popolo e la profezia del passaggio del vangelo ai pagani (cf At 13,46).

di Mario Barbero

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Mario Barbero

Padre Mario Barbero, missionario della Consolata, nato nel 1939, è stato a Roma durante il Concilio, poi in Kenya, negli Usa, in Congo RD, in Sudafrica, in Italia e ora, dall'inizio del 2020, di nuovo in Sudafrica. Formatore di seminaristi, ha sempre amato lavorare con le famiglie tramite l’esperienza del Marriage Encounter (Incontro Matrimoniale).

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1 Commento su Luca 09. Gesù nella sinagoga di Nazareth

  1. Solo ora, finiti gli 88 anni, e leggendo il commento di Padre Barbero, ho capito che Cristo ha subito la croce per invidia.

    I suoi compaesani volevano da lui solo i miracoli e le guarigioni. Sembra fossero ottusi ma in effetti per noi posteri è stato facile, dopo secoli di spiegazioni, capire i suoi insegnamenti.

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