Slow page dei Missionari della consolata

Auguri da Pretoria

Natale e Covid, nell'estremo Sud del Continente nero

Pretoria, Natale 2020

Carissimi amici,
sono certo che non è la prima volta che ricevete gli auguri di Natale, e che non sono io il primo che quest’anno vi dice «Buon Natale». Ma questi miei auguri sono speciali, e non solo a causa del Covid 19 che limita i nostri movimenti, ma perché è la prima volta che vi auguro buon Natale da Pretoria in Sud Africa.

Ho lasciato l’Italia il 25 febbraio, prima che scattasse il lock down in Italia e, dopo un mese, il 27 marzo, è cominciato il lock down anche qui, quando avevo appena cominciato a conoscere alcuni dei miei parrocchiani.

La novità è che per la prima volta nei miei quasi 55 anni di sacerdozio (compiuti il 19 dicembre) sono parroco in una parrocchia (la Chiesa del Santo Rosario).

Per sei mesi, dal 27 marzo al primo ottobre, la chiesa era chiusa ai fedeli, ma io ho potuto celebrare Messa ogni giorno e fare compagnia a Gesù nel Tabernacolo e dedicare tempo alla preghiera raggiungendo tutti i miei parrocchiani (e tantissimi parenti e amici nel mondo). Ho anche potuto riflettere e tenere i contatti con i parrocchiani attraverso dei messaggi biblici (invitandoli, durante il tempo pasquale, a leggere tutto il libro degli Atti degli Apostoli che io commentavo periodicamente attraverso alcune «note»). Inoltre per varie settimane ho inviato dei video con il commento alle letture della domenica.

Ho anche sperimentato (come il profeta Elia al quale i corvi portavano da mangiare, vedi 1 Re 17,6) la presenza della provvidenza in alcune famiglie che mi facevano trovare provviste di cibo o qualche piatto ben preparato. Non mi dilungo a descrivere i miei progressi nell’arte culinaria, come bollire gli spaghetti al dente e le uova sode proprio sode e preparare eccellenti insalate di pomodori.

Inoltre la mia solitudine (per cinque mesi ero solo in casa) era riempita oltre che dal Signore incontrato nella Messa quotidiana, da innumerevoli contatti con parenti e amici di varie parti del mondo. E tutto questo ampliava e popolava lo spazio della mia preghiera. Posso dire che il lock down per me è stato un dono per riflettere e sperimentare la presenza del Signore e della chiesa nella mia vita, stimolato da tanti messaggi e iniziative del Papa e in particolare ascoltando don Derio Olivero nelle sue varie e creative iniziative di seminatore della Parola di Dio (in queste settimane ogni sera mi ‘nutro’ con la sua «prepariamo cena col vescovo» anche se dopo averla preparata non arrivo mai a gustare i vari piatti che Derio presenta!).

Dall’inizio di ottobre con prudenza abbiamo riaperto le chiese, seguendo le norme anti covid e il sabato sera e la domenica mattina un buon numero di persone vengono in chiesa. Abbiamo conclusa la preparazione di otto ragazze/i per la Cresima che hanno ricevuto sabato 5 dicembre, con numero contingentato di parenti per ciascuno.

Un bella notizia: il virus non ha bloccato le nascite e nei prossimi mesi avremo alcuni bambini da battezzare.

Penso che anche per voi questa stagione della pandemia abbia rafforzato il legami di famiglia e di vicinato e che anche le limitazioni di movimento e di assembramento per le prossime feste natalizie possano essere occasione per riflettere e vivere il Natale nella sua essenzialità: Dio che è venuto (e viene) in mezzo a noi in Gesù di Nazaret attraverso Maria e la custodia paterna di San Giuseppe. Questa realtà che può sembrare incredibile è il centro della nostra fede cristiana. Natale ricorda questo evento e il fatto che Gesù è con noi ogni giorno, se lo crediamo. Non siamo soli, mai. [Messaggio ricevuto poco fa: « Non ci sarà il Natale? Certo che ce ne sarà uno! Più silenzioso e più profondo, più simile al primo Natale, quando è nato Gesù, senza tante luci sulla terra ma con la stella di Betlemme»]

Io grazie a Dio sto bene di salute e mi trovo bene qui e vivo ogni giornata come un regalo. In Sud Africa, soprattutto in alcune regioni, il Covid 19 ha mietuto molte vittime. In questa zona dove vivo io, nell’ambito limitato dei miei parrocchiani non ho conoscenza che ci siano state vittime. Nei giorni scorsi il Pesidente Ramaphosa ha parlato alla nazione invitando a seguire le norme di sicurezza.

Il mio augurio per voi e per me è che ogni giorno sia Natale nella nostra vta e che ogni mattina aprendo gli occhi possiamo con fiducia affrontare l’avventura del nuovo giorno affidandoci a Gesù, l’Emanuele, il Dio con noi.

A ciascuna/o di voi il mio abbraccio affettuoso e riconoscente.
P. Mario Barbero

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Mario Barbero

Padre Mario Barbero, missionario della Consolata, nato nel 1939, è stato a Roma durante il Concilio, poi in Kenya, negli Usa, in Congo RD, in Sudafrica, in Italia e ora, dall'inizio del 2020, di nuovo in Sudafrica. Formatore di seminaristi, ha sempre amato lavorare con le famiglie tramite l’esperienza del Marriage Encounter (Incontro Matrimoniale).

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