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Querida Amazonia/2. Un sogno culturale

Il sogno dell'interculturalità

Ecco il secondo dei tre schemi d’incontro per animare gruppi giovanili a partire dall’esrtazione apostolica «Querida Amazonia», in particolare dai tre sogni di papa Francesco: sociale, culturale ed ecologico.
  • Tema: interculturalità.
  • Obiettivo: favorire un processo di socializzazione tramite l’incontro con l’altro e lo sviluppo della capacità di dialogo, decostruendo pregiudizi che fanno percepire l’altro, il diverso, come nemico, antagonista.
  • Durata dell’incontro: 2h circa.
  • Destinatari: dai 14 anni in su.
  • Materiale: lista di affermazioni per gli schieramenti; pc, proiettore, video.

Papa Francesco, nel secondo capitolo dell’esortazione apostolica Querìda Amazonia dedicato al sogno culturale, ci ricorda la presenza in Amazzonia di molti popoli e nazionalità, ciascuno con il suo proprio stile di vita, le loro visioni del mondo, vari tanto quanto il territorio che occupano (cfr. nn. 29-32). E questo non è forse lo specchio dell’intera umanità? Quanti popoli, quante lingue, culture diverse.

Oggi c’è il rischio di non accogliere questa diversità come ricchezza, ma come un ostacolo alle manie di chi vuole essere il primo a scapito di altri.

Il tema dell’intercultura ci permette di fare nostro il sogno del papa: a partire dalle nostre radici ci sediamo alla tavola comune, luogo di conversazione e di speranze condivise. In questo modo la diversità, che può essere una bandiera o una frontiera, si trasforma in un ponte.

L’identità non è nemica del dialogo, e anzi si approfondisce e si arricchisce nel dialogo con realtà differenti. Il modo autentico di conservarla non è l’isolamento che impoverisce (n. 37).

Prima parte: di fronte alla diversità

Gioco degli schieramenti

Tempo: 30 minuti.
Ambiente: uno spazio libero da ostacoli nel quale i partecipanti possano spostarsi.
Prima dell’attività, l’animatore prepara una lista di affermazioni, pensate sui membri del gruppo e le loro diversità. Per esempio:

• Parlo più di una lingua.
• Ho un fratello o una sorella.
• Mi piace andare in bici.
• Sono stato fuori dall’Italia.
• Questa settimana ho riso.
• Desidero essere felice.
• Porto gli occhiali.

Svolgimento:

I partecipanti si mettono in fila per uno, rivolti verso l’animatore.

Gli spazi ai due lati della fila rappresentano le due risposte che i ragazzi potranno dare alle affermazioni pronunciate dall’animatore: chi si sposta a destra (in silenzio) risponde sì, chi si sposta a sinistra risponde no.

L’animatore legge un’affermazione e chiede ai ragazzi di spostarsi verso il sì o verso il no.

Una volta schierati, l’animatore chiede a qualcuno di motivare la propria risposta. Non c’è possibilità di dibattito. Se qualcuno, ascoltando la motivazione di un altro, cambia idea, lo dice, si sposta e motiva il cambio di idea.

Tutti tornano al centro in fila e l’animatore riprende con la seconda affermazione, poi con la terza e così via.

Concluse tutte le affermazioni, l’animatore stimola una riflessione sul gioco.
• Cosa avete notato riguardo le somiglianze e le differenze che ci sono tra voi?
• Come vi siete sentiti quando vi siete trovati in minoranza?
• Pensate che aver vissuto esperienze differenti ci porti ad avere opinioni diverse?
• La diversità di idee, di provenienza sociale, di usanze, di scelte, non determina una classifica di chi è migliore e chi peggiore.

L’animatore può stimolare il dibattito anche con la seguente frase di Erodoto, storico greco del 450 a.C.:

Se si facesse a tutti gli uomini una proposta, invitandoli a scegliere le usanze migliori di tutte, dopo aver ben considerato, ognuno sceglierebbe le proprie: a tal punto ciascuno è convinto che le proprie usanze siano di gran lunga le migliori.

Erodoto

Video: La conquista del fuoco

L’animatore mostra il video «La conquista del fuoco. Fiabe per l’educazione interculturale» (da www.raiscuola.rai.it).
Attraverso questa fiaba del Kenya l’animatore può aiutare i ragazzi a riflettere su quanto il rispetto della cultura dell’altro possa far apprezzare ancor più la propria cultura, su quanto sia importante saper mettere in luce gli aspetti negativi e positivi di ogni cultura. Se veramente vogliamo incontrare altre persone, altre culture, è necessario decostruire i pregiudizi.
L’animatore conclude raccogliendo le impressioni di ciascuno.

Seconda parte: che significa intercultura?

Con il termine intercultura ci si riferisce alla situazione nella quale i gruppi etnici presenti sullo stesso territorio dialogano, scambiano, contaminano le loro lingue, culture e tradizioni le une con le altre arricchendole.

L’interculturalità è un movimento di reciprocità e, dunque, un superamento del processo unidirezionale di trasmissione del potere. Si dà interculturalità quando la ricerca non è un viaggio a senso unico, ma con l’altro e verso l’altro, con l’attenzione al suo punto di vista, alla sua memoria storica, alle sue fonti, alle sue narrazioni, al suo sistema di attese rispetto al futuro.

Antonio Nanni

Un ostacolo all’interculturalità può essere quello di mettere in evidenza i presunti difetti delle altre culture (definiti, ovviamente, a partire dalla propria). L’animatore, in questo momento di spiegazione frontale, può proporre qualche esempio (mangiare cavallette, parlare toccandosi molto, ecc.) e lasciare che gli stessi ragazzi si esprimano. Papa Francesco al n.36 ci mette in guardia verso questa trappola:

Come ogni realtà culturale, le culture dell’Amazzonia profonda hanno i loro limiti. Anche le culture urbane dell’Occidente li hanno. Fattori come il consumismo, l’individualismo, la discriminazione, la disuguaglianza e molti altri costituiscono aspetti fragili delle culture apparentemente più evolute. Le etnie che hanno sviluppato un tesoro culturale stando legate alla natura, con forte senso comunitario, avvertono con facilità le nostre ombre, che noi non riconosciamo in mezzo al preteso progresso. Di conseguenza, raccogliere la loro esperienza di vita ci farà bene.

QA 36

Interculturalità vs tolleranza

Interculturalità non è semplice tolleranza. La tolleranza si dà quando ogni nazionalità, etnia, gruppo religioso, ha le proprie abitudini e le proprie tradizioni senza curarsi delle altre comunità: tutti possono fare ciò che vogliono, sinché non invadono lo spazio di un altro gruppo. In questa situazione, una società può conservarsi anche a lungo, ma nel momento in cui una crisi economica, delle tensioni religiose o etniche o altri fattori, rompono l’equilibrio, le differenze taciute e non valorizzate, e i conflitti che portano con sé, possono deflagrare in modo violento e irrazionale.
L’interculturalità, al contrario, oltrepassa la tolleranza, presuppone il confronto e lo scambio tra le culture, pone il problema della cittadinanza e della partecipazione, esercita la legittima e reciproca critica, concepisce le differenze culturali come un valore. I conflitti inevitabili non vanno negati ma gestiti e risolti in modo pacifico.

Terza parte: rimuovere gli ostacoli

Ma come fare per costruire una società in cui le diversità trovino uno spazio per esprimersi, e dove possa avvenire lo scambio? Papa Francesco dice che la diversità, da bandiera e frontiera, può essere trasformata in ponte. A partire da quanto abbiamo condiviso, come possiamo essere ponte?
Una soluzione può venire dai bambini.

Video: il razzismo smontato dall’ironia dei bambini

L’animatore mostra il video: «Il razzismo smontato dall’ironia dei bambini» e sottolinea alcuni atteggiamenti basilari proposti:

  • conoscere e rispettare le culture «altre»;
  • ascoltare chi è diverso da me e imparare a interagire, superando la visione etnocentrica secondo la quale la mia cultura è l’unica oggettivamente valida;
  • conoscere il fenomeno migratorio e analizzarne le cause;
  • conoscere le caratteristiche geopolitiche e culturali dei principali paesi di provenienza degli stranieri in Italia (Romania, Albania, Marocco, Cina…);
  • conoscere, attraverso la letteratura, il teatro, la musica, le esperienze religiose, la ricchezza delle tradizioni degli altri.

Dinamica: costruire ponti

L’animatore propone ai ragazzi di esprimere qualche proposta concreta per costruire ponti.
Se nel gruppo ci fossero persone di diverse nazionalità si potrebbe chiedere a qualcuno di raccontare qualcosa delle sue tradizioni: le feste, i giochi, i cibi; oppure di insegnare un canto, una filastrocca in lingua.
Altrimenti l’animatore può dividere i ragazzi in piccoli gruppi a ciascuno dei quali affidare una nazione, eventualmente di quelle presenti nel territorio, perché cerchino in internet alcune delle loro tradizioni.

Conclusione

In conclusione dell’incontro l’animatore distribuisce a tutti un testo da leggere insieme:

Il tuo Cristo è ebreo
e la tua democrazia è greca.
La tua scrittura è latina
e i tuoi numeri sono arabi.
La tua macchina è giapponese,
il tuo caffè è brasiliano,
il tuo orologio è svizzero
e il tuo cellulare è coreano.
La tua pizza è italiana
e la tua camicia è awayana.
Le tue vacanze sono turche,
tunisine o marocchine.
Cittadino del mondo,
non rimproverare il tuo vicino
di essere straniero.

Anonimo

Preghiera

L’incontro si conclude con la preghiera del Padre nostro. Tutti si tengono per mano, stringendo idealmente la mano a tutti i popoli del mondo per esprimere una fraternità universale.

di Felicia Romano e Gonzalo Salcedo (Comunità Missionaria di Villaregia)

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