Slow page dei Missionari della consolata

Atti 09. Filippo oltre i confini

Dalla persecuzione alla «chiesa in uscita»

Atti di Filippo in Samaria (At 8,1-40)

«Riceverete la forza dallo Spirito Santo che scenderà su di voi, e di me sarete testimoni a Gerusalemme, in tutta la Giudea e la Samaria e fino ai confini della terra» (At 1,8).
La violenta persecuzione che si scatena contro la giovane comunità cristiana di Gerusalemme è l’occasione, lo stimolo, per uscire da Gerusalemme e spargersi in Giudea e Samaria.
Sembra che la persecuzione sia soprattutto contro gli Ellenisti, da cui proveniva Stefano, non contro i giudei-cristiani, infatti gli apostoli restano a Gerusalemme (8,1). È significativo che in questo contesto fa la sua prima comparsa Saulo che sarà poi l’agente principale per portare il vangelo di Gesù tra i pagani sino ai confini del mondo. Ma in questa sua prima comparsa Saulo è descritto con forti tinte persecutorie, scatenato nel ricercare uomini e donne cristiani sin dentro le loro case per farli incarcerare.

1Saulo approvava la sua uccisione.
In quel giorno scoppiò una violenta persecuzione contro la Chiesa di Gerusalemme; tutti, ad eccezione degli apostoli, si dispersero nelle regioni della Giudea e della Samaria. 2Uomini pii seppellirono Stefano e fecero un grande lutto per lui. 3Saulo intanto cercava di distruggere la Chiesa: entrava nelle case, prendeva uomini e donne e li faceva mettere in carcere.
4Quelli però che si erano dispersi andarono di luogo in luogo, annunciando la Parola.

Atti 8,1-4

I cristiani perseguitati, invece di chiudersi in se stessi a piangere sulla loro sorte, si fanno annunciatori della Parola andando «di luogo in luogo». La narrazione si concentra adesso su un altro dei «Sette»: Filippo, che arriva in Samaria, la regione semipagana che faceva da cuscinetto tra la Giudea e la Galilea. Filippo, come Gesù e come gli apostoli, predica e compie segni, e attorno a sé diffonde gioia. Gli «atti di Filippo» in Samaria comprendono due episodi: l’incontro con il mago Simone (8,9-25) e poi con l’eunuco etiope (8, 26-40).

La parola di Dio in Samaria (8,5-25)

5Filippo, sceso in una città della Samaria, predicava loro il Cristo. 6E le folle, unanimi, prestavano attenzione alle parole di Filippo, sentendolo parlare e vedendo i segni che egli compiva. 7Infatti da molti indemoniati uscivano spiriti impuri, emettendo alte grida, e molti paralitici e storpi furono guariti. 8E vi fu grande gioia in quella città.
9Vi era da tempo in città un tale di nome Simone, che praticava la magia e faceva strabiliare gli abitanti della Samaria, spacciandosi per un grande personaggio. 10A lui prestavano attenzione tutti, piccoli e grandi, e dicevano: «Costui è la potenza di Dio, quella che è chiamata Grande». 11Gli prestavano attenzione, perché per molto tempo li aveva stupiti con le sue magie. 12Ma quando cominciarono a credere a Filippo, che annunciava il vangelo del regno di Dio e del nome di Gesù Cristo, uomini e donne si facevano battezzare. 13Anche lo stesso Simone credette e, dopo che fu battezzato, stava sempre attaccato a Filippo. Rimaneva stupito nel vedere i segni e i grandi prodigi che avvenivano.

L’attività missionaria/evangelizzatrice di Filippo è confermata da Pietro e Giovanni, rappresentanti della comunità di Gerusalemme, segno dell’unità della Chiesa come avverrà più tardi con la neonata comunità di Antiochia (11,22). La presenza di Pietro e Giovanni in Samaria integra e conferma la predicazione e i segni di Filippo con la catechesi sullo Spirito Santo e l’invocazione dello Spirito che si manifesta come una nuova Pentecoste (8,17). «Il battesimo nello Spirito Santo, infatti, è l’esperienza che ci permette di entrare in una comunione personale con Dio e di partecipare alla sua volontà salvifica universale, acquistando la dote della parresia, il coraggio, cioè la capacità di pronunciare una parola “da figli di Dio”, non solo da uomini, ma da figli di Dio: una parola limpida, libera, efficace, piena d’amore per Cristo e per i fratelli». (papa Francesco 9/5/19).

14Frattanto gli apostoli, a Gerusalemme, seppero che la Samaria aveva accolto la parola di Dio e inviarono a loro Pietro e Giovanni. 15Essi scesero e pregarono per loro perché ricevessero lo Spirito Santo; 16non era infatti ancora disceso sopra nessuno di loro, ma erano stati soltanto battezzati nel nome del Signore Gesù. 17Allora imponevano loro le mani e quelli ricevevano lo Spirito Santo.

L’esperienza dello Spirito e i fenomeni che si manifestano viene captata dal mago Simone come un potere magico superiore al suo e allora si dimostra disposto a pagare per ottenere anche lui questo potere. Pietro però con parole forti respinge questo tentativo iniziale di simonia (non sarà sempre così nella storia della Chiesa). Ma il libro di Atti documenta come questa tentazione sia presente sin dagli inizi, come era avvenuto anche per Gesù nell’episodio delle sue tentazioni nel deserto «ti darò tutto questo potere se…» (Lc 4,6). La risposta sdegnata di Pietro (8,20-23) evidenzia che lo Spirito – il dono di Dio – non si può comprare con i soldi. In una società dove il denaro è il potere più assoluto, la Parola di Dio e lo Spirito Santo non si comprano né si vendono. Luca ci tiene a mostrare il disinteresse totale dei primi missionari cristiani come una novità ed un modello.

18Simone, vedendo che lo Spirito veniva dato con l’imposizione delle mani degli apostoli, offrì loro del denaro 19dicendo: «Date anche a me questo potere perché, a chiunque io imponga le mani, egli riceva lo Spirito Santo». 20Ma Pietro gli rispose: «Possa andare in rovina, tu e il tuo denaro, perché hai pensato di comprare con i soldi il dono di Dio! 21Non hai nulla da spartire né da guadagnare in questa cosa, perché il tuo cuore non è retto davanti a Dio. 22Convèrtiti dunque da questa tua iniquità e prega il Signore che ti sia perdonata l’intenzione del tuo cuore. 23Ti vedo infatti pieno di fiele amaro e preso nei lacci dell’iniquità». 24Rispose allora Simone: «Pregate voi per me il Signore, perché non mi accada nulla di ciò che avete detto». 25Essi poi, dopo aver testimoniato e annunciato la parola del Signore, ritornavano a Gerusalemme ed evangelizzavano molti villaggi dei Samaritani.

Filippo e l’eunuco etiope (8,26-40)

Il racconto dell’attività di Filippo in Samaria si concentra ora non più sull’annuncio alle folle ma su un individuo, ed è un angelo che dirige Filippo verso una strada deserta ove viaggia un eunuco sul suo carro. Eunuco Etiope, quindi pagano, uno religiosamente emarginato, sebbene fosse simpatizzante per gli Ebrei, eppure a questa persona arriva il vangelo. Questo episodio illustra anche come i primi cristiani avessero bisogno di guida (come Gesù ai discepoli di Emmaus, Lc 24,27) per leggere le Scritture alla luce di Cristo. Questa domanda «come potrei capire se nessuno mi guida?» (31) è la domanda fondamentale per ogni cristiano che vuole scoprire Gesù nella Scrittura, nessuno può avventurarsi da solo, ma solo accompagnato, come accade all’eunuco al quale Filippo «partendo da quel passo della Scrittura annunciò Gesù» (35).

26Un angelo del Signore parlò a Filippo e disse: «Àlzati e va’ verso il mezzogiorno, sulla strada che scende da Gerusalemme a Gaza; essa è deserta». 27Egli si alzò e si mise in cammino, quand’ecco un Etìope, eunuco, funzionario di Candace, regina di Etiopia, amministratore di tutti i suoi tesori, che era venuto per il culto a Gerusalemme, 28stava ritornando, seduto sul suo carro, e leggeva il profeta Isaia. 29Disse allora lo Spirito a Filippo: «Va’ avanti e accòstati a quel carro». 30Filippo corse innanzi e, udito che leggeva il profeta Isaia, gli disse: «Capisci quello che stai leggendo?». 31Egli rispose: «E come potrei capire, se nessuno mi guida?». E invitò Filippo a salire e a sedere accanto a lui. 32Il passo della Scrittura che stava leggendo era questo:
Come una pecora egli fu condotto al macello
e come un agnello senza voce innanzi a chi lo tosa,
così egli non apre la sua bocca.
33Nella sua umiliazione il giudizio gli è stato negato,
la sua discendenza chi potrà descriverla?
Poiché è stata recisa dalla terra la sua vita.
34Rivolgendosi a Filippo, l’eunuco disse: «Ti prego, di quale persona il profeta dice questo? Di se stesso o di qualcun altro?». 35Filippo, prendendo la parola e partendo da quel passo della Scrittura, annunciò a lui Gesù. 36Proseguendo lungo la strada, giunsero dove c’era dell’acqua e l’eunuco disse: «Ecco, qui c’è dell’acqua; che cosa impedisce che io sia battezzato?». [37] 38Fece fermare il carro e scesero tutti e due nell’acqua, Filippo e l’eunuco, ed egli lo battezzò. 39Quando risalirono dall’acqua, lo Spirito del Signore rapì Filippo e l’eunuco non lo vide più; e, pieno di gioia, proseguiva la sua strada. 40Filippo invece si trovò ad Azoto ed evangelizzava tutte le città che attraversava, finché giunse a Cesarèa.

Il battesimo di questo eunuco etiope, innominato, segna un’apertura epocale per la chiesa delle origini. Si realizza la profezia di Is 56,3: «Non dica lo straniero ‘certo mi escluderà il Signore dal suo popolo’, non dica l’eunuco ‘ecco io sono un albero secco’». Egli sta leggendo un altro testo di Isaia, 52,13-53,12, che per lunghi anni aveva tenuti perplessi i rabbini nel cercare di capire a chi si riferisse. A lui Filippo spiega la Scrittura misteriosa: è di Gesù morto e risorto che parlava il profeta. Ricevuto questo annuncio e credendo che Gesù è morto e risorto, l’etiope è pronto ad essere battezzato con l’acqua: «Che cosa può impedire che io sia battezzato?» (37), essere eunuco? essere straniero? ormai queste barriere sono cadute ed egli può essere battezzato da Filippo e proseguire «pieno di gioia» (39) verso il suo paese.

Questo racconto ha un significato simbolico di fecondità: nel deserto sgorga una sorgente di acqua viva, da un testo incomprensibile di Isaia sgorga un senso che illumina e trasforma, e colui che è sterile acquista nuova vita. L’eunuco riprende il suo viaggio pieno di gioia, la sua vita è stata trasformata.

Non conosciamo il nome di questo personaggio, forse il suo nome è «moltitudine (legione)» (cfr. Biblia de nuestro pueblo).

di Mario Barbero

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Mario Barbero

Padre Mario Barbero, missionario della Consolata, nato nel 1939, è stato a Roma durante il Concilio, poi in Kenya, negli Usa, in Congo RD, in Sudafrica e ora di nuovo in Italia. Formatore di seminaristi, ha sempre amato lavorare con le famiglie tramite l’esperienza del Marriage Encounter (Incontro Matrimoniale).

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