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Nelson Mandela day

Nelson Mandela ritratto in un murale.

Il 18 luglio è il Nelson Mandela International Day. Una giornata dedicata a una grande figura di uomo politico che ha saputo lottare con successo in modo nonviolento.
Proponiamo lo schema per organizzare un incontro con ragazzi sul suo messaggio.

Durata incontro: 1h e 30’.
Destinatari: dai 14 anni.
Materiale: biglietti per la prima attività, 6/7 pennarelli per ragazzo, nastro adesivo di carta, un cucchiaio a testa, diverse tovaglie, piatti, cioccolatini (stile Smarties).

Nel 2008 le Nazioni unite hanno dichiarato il 18 luglio il Nelson Mandela International Day.

Bambini di Ekuvukene, un villaggio di “reinsediamento” nella “patria” di Kwazulu, Natal. Milioni di neri sudafricani sono stati reinsediati con la forza in villaggi detti “terre d’origine” nere dal 1948, il più grande movimento forzato di popolazioni della storia in tempo di pace. 1 Gennaio 1982.
Foto ONU www.unmultimedia.org/photo/

Perché il 18 luglio? Perché proprio in questa data Mandela nacque a Mvezo, in Sudafrica, nel 1918.
Gli animatori iniziano l’incontro sulla figura di Mandela quale testimone di un approccio nonviolento e inclusivo alla vita e alla politica tenendo inizialmente i ragazzi all’oscuro del tema. Si inizia con un’attività di scambio e condivisione.
Gli animatori faranno prendere a ciascuno dei ragazzi uno dei foglietti sparsi sul pavimento
al centro della stanza. Ciascun foglietto riporta una citazione presa da libri di e su Mandela, in particolare dal Io, Nelson Mandela, Sperling & Kupfer 2014. Ogni ragazzo sceglie la frase che preferisce.
Quando tutti avranno scelto la propria frase si siederanno in cerchio e ognuno a turno condividerà il motivo della scelta di quella frase.
Una volta terminata la catena di pensieri i ragazzi dovranno indovinare di chi sono quelle citazioni. Se non sapranno riconoscerne l’autore l’animatore può dare man mano degli indizi.
Ad esempio:
⋅ È nato il 18 luglio.
⋅ Ha passato 27 anni della sua vita in carcere.
⋅ A lui è stato dedicato un film intitolato La lunga strada verso la libertà.
⋅ È nato in Sudafrica.
⋅ Ha avuto tre mogli.
⋅ Era chiamato Madiba.

Ecco di seguito le citazioni:

  • «L’istruzione è il grande motore dello sviluppo personale. È grazie all’istruzione che la figlia di un contadino può diventare medico, il figlio di un minatore il capo miniera, o un bambino nato in una famiglia povera il presidente di una grande nazione. Non ciò che ci viene dato, ma la capacità di valorizzare al meglio ciò che abbiamo è il fattore che distingue una persona dall’altra».
  • «Quando a un uomo è negato il diritto di vivere la vita in cui crede, questi non ha altra scelta che diventare un fuorilegge».
  • «Tutti possono migliorare a dispetto delle circostanze e raggiungere il successo se si dedicano con passione a ciò che fanno».
  • «L’uomo coraggioso non è colui che non prova paura, ma colui che riesce a superarla».
  • «Non dobbiamo accettare il mondo così com’è, possiamo fare la nostra parte perché diventi come dovrebbe essere».
  • «Un vincitore è semplicemente un sognatore che non si è arreso».
  • «L’importante non è tanto che cosa accade a una persona, quanto come quest’ultima la prende».
  • «Nel giudicare i nostri progressi tendiamo a concentrarci su fattori esterni quali la posizione sociale, l’influenza, la popolarità, la ricchezza e il grado di istruzione. Ciò è importante, tuttavia i fattori interni sono forse più cruciali per stimare il nostro sviluppo in quanto esseri umani. Onestà, sincerità, semplicità, umiltà, generosità disinteressata, mancanza di vanità, disponibilità nell’aiutare gli altri – qualità alla portata di chiunque – sono il fondamento della vita spirituale».
  • «Il raggiungimento dello scopo non è l’unico metro per misurare la vittoria in una grande causa».
  • «Esseri liberi non significa semplicemente rompere le catene ma vivere in modo tale da rispettare e accentuare la libertà altrui».
  • «Provare risentimento è come bere veleno sperando che ciò uccida il nemico».
  • «Noi ci chiediamo: “Chi sono io per essere così brillante, così grandioso? Pieno di talenti, favoloso?” In realtà chi sei tu per non esserlo? Tu sei un figlio di Dio».
  • «Non mi giudicate per i miei successi ma per quelle volte che sono caduto e sono riuscito a rialzarmi».
  • «Si fanno enormi progressi nello sviluppo delle relazioni personali se ci si attiene alla semplice supposizione che le persone con cui si ha a che fare siano esempi di integrità. Io ci credo».
  • «Vivi la vita come se nessuno ti stesse guardando, e esprimi te stesso come se ognuno ti stesse ascoltando».
  • «Sapevo che l’oppressore era schiavo quanto l’oppresso, perché chi priva gli altri della libertà è prigioniero dell’odio, è chiuso dietro le sbarre del pregiudizio e della ristrettezza mentale. L’oppressore e l’oppresso sono entrambi derubati della loro umanità».
Ubuntu
Sudafricano mostra il suo libretto rilasciato dal governo. Ai neri è richiesto di portare i pass che determinano dove possono vivere.
1 Gennaio 1985.
Foto ONU. www.unmultimedia.org/photo/

Dopo l’attività inizile, gli animatori dedicheranno venti minuti alla presentazione del personaggio e del suo messaggio.
Uno dei concetti sui quali può essere interessante soffermarsi è quello dell’ubuntu.
La parola ubuntu, in lingua zulu, è composta da due parti: la radice -ntu e il prefisso ubu-. Come in tutte le lingue bantu, premettendo diversi prefissi a una radice si ottengono parole diverse: -ntu indica la persona umana, declinabile anche nell’immagine africana di mondo persona, dell’individuo in armonia con l’ambiente circostante. Il prefisso ubu- indica invece la categoria dei nomi astratti. La traduzione italiana potrebbe dunque essere umanità, in senso generale. In realtà la parola in lingua zulu accoglie delle sfumature molto più profonde. Indica un’umanità che si basa sul rapporto con gli altri. Alla base dell’idea di ubuntu, infatti, vi è la seguente massima: umuntu ngumuntu ngabantu (che significa «una persona è una persona tramite altre persone»). Ovvero io sono perché tu sei. Io sono ciò che sono grazie a ciò che siamo tutti.
Esprime un senso profondo di appartenenza all’umanità, che si manifesta nel rispetto dell’umanità degli altri.
Ubuntu, nel campo politico, prende il significato di unione e condivisione nel momento in cui si devono prendere decisioni. Questo ideale ha stimolato lo spirito patriottico e ha dato alle popolazioni native del Sudafrica orgoglio, dignità e rispetto. Alla base di tutto vi è un senso di rispetto reciproco e di responsabilità non individuale ma in qualche modo collettiva e di collaborazione in nome di un bene comune più grande, in nome di una pace universale.
Soprattutto in questo tempo di reticenza all’accoglienza, di fastidio nei confronti dell’altro e, in generale, di un certo stato di isolamento autoimposto, è bello sperimentare questo senso di fratellanza tra esseri umani. Ed è giusto ricordare chi ha lottato in nome di questa fratellanza portando avanti ideali di uguaglianza e libertà. Un uomo che ha trascorso quasi un terzo della sua vita in carcere, che non ha avuto paura di combattere per i suoi diritti e quelli di tutti gli africani, Nelson Mandela comincia la sua lotta per eliminare quello che verrà successivamente dichiarato crimine contro l’umanità: l’apartheid, letteralmente «separazione». Si tratta di una politica di segregazione razziale nei confronti della popolazione di colore, in vigore dal 1948 al 1994 in Sudafrica e messa in atto da un governo guidato da bianchi.
Nel 1994, dopo anni di detenzione, Nelson Mandela viene eletto presidente del Sudafrica ed è ad oggi probabilmente l’uomo politico che ha ricevuto più riconoscimenti al mondo: oltre al premio Nobel per la pace nel 1993, gli sono stati conferiti 50 lauree honoris causa e altri premi, per un totale di 250.

Gioco
Nelson Mandela, Presidente dell’African National Congress, si rivolge all’Assemblea Generale Onu durante un dibattito sulle Politiche di apartheid in Sud Africa il 3 dicembre 1999. – Foto delle Nazioni Unite / Eskinder Debebe

Gli animatori dividono il gruppo in sottogruppi di quattro o cinque ragazzi. Si consegnano almeno sette pennarelli a ogni ragazzo (in alternativa basta un bastoncino lungo un metro o poco più) il quale li fisserà tra di loro con del nastro di carta in modo da formare una bacchetta. Formata la bacchetta si attaccherà un cucchiaio ad una delle due estremità. Una volta che tutti avranno preparato il loro «supercucchiaio», i piccoli gruppi si siederanno in cerchio intorno a una tovaglia, al centro della quale si troverà un piatto pieno di cioccolatini. Lo scopo del gioco è cercare di prendere i bottoni di cioccolato e mangiarne almeno uno, seguendo delle regole:
– Si può tenere la bacchetta solo dall’estremità.
– Non si può piegare il braccio.
– Non bisogna perdere nemmeno un cioccolatino.
Dopo qualche minuto capiranno che se vogliono mangiare, si dovranno aiutare imboccandosi a vicenda. Nessuno dovrà rinunciare ai cioccolatini, ma ognuno dovrà farsi aiutare e dovrà aiutare a sua volta.
Dopo il gioco, gli animatori stimolano un dibattito sul senso del gioco fatto e sui sentimenti provati a imboccare e lasciarsi imboccare.
Gli animatori concludono l’incontro ricapitolando il percorso logico compiuto e sottolineando l’importanza di non dimenticare gli insegnamenti di personaggi come Mandela

di Paola Bassan

Leggi, scarica, stampa da MC maggio 2019 sfogliabile.

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