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05 Atti degli apostoli. Chiesa: comunione e annuncio

La prima comunità cristiana e Pietro guaritore

S. Angelo in Formis, Affreschi del XI secolo, Capua (CE).
Chiesa è comunità di comunione e di annunico (3,42-4,11)

Riprendiamo il quadro ideale della prima comunità di Gerusalemme che descrive le caratteristiche, i pilastri di ogni comunità cristiana ovunque venga e verrà costituita nel mondo:

42Erano perseveranti nell’insegnamento degli apostoli e nella comunione, nello spezzare il pane e nelle preghiere. 43Un senso di timore era in tutti, e prodigi e segni avvenivano per opera degli apostoli. 44Tutti i credenti stavano insieme e avevano ogni cosa in comune; 45vendevano le loro proprietà e sostanze e le dividevano con tutti, secondo il bisogno di ciascuno. 46Ogni giorno erano perseveranti insieme nel tempio e, spezzando il pane nelle case, prendevano cibo con letizia e semplicità di cuore, 47lodando Dio e godendo il favore di tutto il popolo. Intanto il Signore ogni giorno aggiungeva alla comunità quelli che erano salvati.

Il racconto del grande evento della Pentecoste si chiude con il primo dei tre sommari che scandiscono il crescere della comunità di Gerusalemme: gli altri sono 4,32-37 ; 5,12-16. I «sommari» sono descrizioni generiche dell’attività di Gesù (nei Vangeli) o degli apostoli (in Atti) che hanno lo scopo di dare una continuità narrativa agli eventi raccontati. In queste sezioni di Atti essi descrivono la vita interna della comunità di Gerusalemme trasformata dall’esperienza dello Spirito. I sommari fungono da segnali ai lettori per far notare il progresso compiuto dalla Parola di Dio (J. Fitzmyer).

La vita della comunità è basata su quattro pilastri che la alimentano e sostengono.

  1. Anzitutto l’insegnamento degli Apostoli: essi sono i testimoni privilegiati della vita e dell’insegnamento di Gesù. Col crescere della comunità gli apostoli scopriranno meglio che questa è la priorità del loro ruolo (6,4). Le comunità cristiane di tutti i tempi saranno fondate e radicate sulla dottrina (didake) degli apostoli.
  2. Una seconda caratteristica è la koinonia, la comunione tra i membri della comunità. Tale comunione arriverà a incarnarsi nella condivisione dei beni (4,32).
  3. Terzo pilastro della comunià è lo spezzare il pane. Klasis tou artou è il più antico termine per indicare quel pane speciale che Gesù aveva dato nell’ultima cena prima di essere arrestato e ucciso, dicendo «questo è il mio corpo» e che, obbedendo al suo desiderio/comando/testamento «fate questo in memoria di me», le comunità cristiane hanno compiuto come gesto caratteristico delle loro riunioni fin dall’inizio della loro esistenza.
  4. Infine le preghiere: le preghiere in comune della comunità che caratterizzano i loro incontri.

La perseveranza (erano perseveranti) in queste attività attirava l’attenzione e il rispetto della società circostante. Progressivamente, il loro comportamento attraeva altre persone. Soprattutto il forte legame di comunione (koinonia) si esplicitava nella condivisione dei beni (vv 44-45). Che i più facoltosi vendano i loro beni e per aiutare i più poveri è una realtà tanto rara e grande che non può mancare di attirare l’attenzione e l’ammirazione (e talora l’imitazione) di altre persone.
Essendo ebrei i membri di quella prima comunità cristiana continuavano a frequentare il tempio, ma come discepoli di Gesù spezzavano il pane nelle loro case (v.46). La casa è stato il primo luogo di incontro e di culto cristiano. La chiesa è nata nelle case, luogo di vita e attività delle famiglie.
Questo sommario si conclude con la descrizione della crescita rapida della comuntà (v. 47) come segno della presenza dello Spirito e come frutto della fedeltà a Gesù. Allora come oggi la testimonianza di vita dei cristiani è buona notizia, vangelo.

Guarigione dello storpio alla porta bella del tempio (3,1-12)

«Intanto il Signore ogni giorno aggiungeva alla comunità quelli che erano salvati», questa frase fa da transizione con il racconto successivo che narra l’allargamento della testimonianza su Gesù all’interno del tempio. Si sta avverando quanto Gesù aveva detto agli Apostoli: «Mi sarete testimoni a Gerusalemme» (1,8). I capi religiosi avevano creduto di aver eliminato il ricordo di Gesù di Nazaret e invece il suo nome sta per risuonare proprio nel tempio, centro della vita religiosa d’Israele.

1Pietro e Giovanni salivano al tempio per la preghiera delle tre del pomeriggio. 2Qui di solito veniva portato un uomo, storpio fin dalla nascita; lo ponevano ogni giorno presso la porta del tempio detta Bella, per chiedere l’elemosina a coloro che entravano nel tempio. 3Costui, vedendo Pietro e Giovanni che stavano per entrare nel tempio, li pregava per avere un’elemosina. 4Allora, fissando lo sguardo su di lui, Pietro insieme a Giovanni disse: «Guarda verso di noi». 5Ed egli si volse a guardarli, sperando di ricevere da loro qualche cosa. 6Pietro gli disse: «Non possiedo né argento né oro, ma quello che ho te lo do: nel nome di Gesù Cristo, il Nazareno, àlzati e cammina!». 7Lo prese per la mano destra e lo sollevò. Di colpo i suoi piedi e le caviglie si rinvigorirono 8e, balzato in piedi, si mise a camminare; ed entrò con loro nel tempio camminando, saltando e lodando Dio. 9Tutto il popolo lo vide camminare e lodare Dio 10e riconoscevano che era colui che sedeva a chiedere l’elemosina alla porta Bella del tempio, e furono ricolmi di meraviglia e stupore per quello che gli era accaduto.
11Mentre egli tratteneva Pietro e Giovanni, tutto il popolo, fuori di sé per lo stupore, accorse verso di loro al portico detto di Salomone. 12Vedendo ciò, Pietro disse al popolo: «Uomini d’Israele, perché vi meravigliate di questo e perché continuate a fissarci come se per nostro potere o per la nostra religiosità avessimo fatto camminare quest’uomo?

Il racconto di questa guarigione di uno storpio rivela la potenza del nome di Gesù, invocato dagli Apostoli.
Pietro e Giovanni continuano a frequentare il tempio e vanno per la preghiera pomeridiana. La presenza di mendicanti, poveri e talora disabili nelle vicinanze del tempio o di altri edifici religiosi, come succede anche oggi davanti a tante chiese cristiane, è un fenomeno che si trova in tante culture ed è motivata dal fatto che nell’immaginario popolare si presume che coloro che vanno a pregare la divinità al tempio siano anche più sensibili alle necessità del prossimo. Il paralitico alla porta Bella rivolge il suo sguardo a Pietro per chiedere l’elemosina, Pietro invece lo fissa intensamente e gli rivolge un invito: «Guarda verso di noi», aggiungendo delle parole inaspettate, ma che rispondono al desiderio più profondo dello storpio: «Non possiedo né argento né oro, ma quello che ho te lo do: nel nome di Gesù Cristo, il Nazareno, àlzati e cammina». La forza di queste parole viene avvertita dall’uomo le cui caviglie si rafforzano e dalla gente attorno che lo vede balzare in piedi e accompagnare i due apostoli nel tempio camminando, saltando e lodando Dio.

La reazione della gente è meraviglia e stupore e questa meraviglia crea l’ambiente propizio perché Pietro, come aveva già fatto a Pentecoste («stupefatti e perplessi», 2,12), inizi la sua catechesi al popolo nell’atrio del tempio annunciando che Gesù è vivo.
Il racconto dell’evento miracoloso è piuttosto breve (vv 1-10) ed è solo l’occasione, la preparazione per il lungo discorso missionario di Pietro (vv 11-26).

Nota importnate:

Da mercoledì 29 maggio 2019 Papa Francesco, come tema delle catechesi nelle Udienze Generali del mercoledì, ha iniziato a commentare il libro degli Atti degli Apostoli.

Ecco come si introduce a questo viaggio:

«Iniziamo oggi un percorso di catechesi attraverso il Libro degli Atti degli Apostoli. Questo libro biblico, scritto da San Luca evangelista, ci parla del viaggio – di un viaggio: ma di quale viaggio? Del viaggio del Vangelo nel mondo e ci mostra il meraviglioso connubio tra la Parola di Dio e lo Spirito Santo che inaugura il tempo dell’evangelizzazione. I protagonisti degli Atti sono proprio una “coppia” vivace ed efficace: la Parola e lo Spirito».

Chi desidera attingere alla freschezza delle catechesi del Papa può leggerle direttamente, ogni mercoledì su www.vatican.va

di Mario Barbero

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Mario Barbero

Padre Mario Barbero, missionario della Consolata, nato nel 1939, è stato a Roma durante il Concilio, poi in Kenya, negli Usa, in Congo RD, in Sudafrica e ora di nuovo in Italia. Formatore di seminaristi, ha sempre amato lavorare con le famiglie tramite l’esperienza del Marriage Encounter (Incontro Matrimoniale).

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