Slow page dei Missionari della consolata

Marco 05. Le reazioni della gente a Gesù

La folla, i Dodici, i parenti, gli scribi. Ecco come vedevano Gesù. Mc 3,7-34

Le persone interessate a Gesù aumentano. La missione di Gesù si fa universale. Tra le cinque controversie galilaiche (2,1-3,6) e il discorso in parabole (4,1-34), Marco inserisce un sommario (3,7-12) e una serie di episodi che illustrano la reazione all’attività di Gesù (3,13-34). Gesù si trova ora presso il mare (3,7) ora sul monte (3,13), poi in casa (3,20), circondato dai suoi discepoli o dalla folla, o dai parenti o da avversari: gruppi che rappresentano le varie reazioni all’intensa attività di Gesù durante la sua vita pubblica. «Ne emerge un Gesù vivace che si muove libero tra la gente» (R. Fabris).

a) Gesù circondato dalla folla (3,7-12)

7Gesù, intanto, con i suoi discepoli si ritirò presso il mare e lo seguì molta folla dalla Galilea. Dalla Giudea 8e da Gerusalemme, dall’Idumea e da oltre il Giordano e dalle parti di Tiro e Sidone, una grande folla, sentendo quanto faceva, andò da lui. 9Allora egli disse ai suoi discepoli di tenergli pronta una barca, a causa della folla, perché non lo schiacciassero. 10Infatti aveva guarito molti, cosicché quanti avevano qualche male si gettavano su di lui per toccarlo. 11Gli spiriti impuri, quando lo vedevano, cadevano ai suoi piedi e gridavano: “Tu sei il Figlio di Dio!”. 12Ma egli imponeva loro severamente di non svelare chi egli fosse.

Gesù è presso il mare di Galilea circondato dai suoi discepoli e dalla folla, ma il suo uditorio si fa sempre più ampio perché la sua fama raggiunge anche Gerusalemme e i territori di Tiro e di Sidone dai quali vengono a lui in gran numero. Gesù diventa polo di attrazione che fa cadere le frontiere: la gente arriva da tutte le parti, Sud, Est, Nord, Nord Ovest. Sono indicate anche regioni pagane (Tiro e Sidone) che saranno poi toccate anch’esse dal ministero di Gesù (7,26-33). Tanta gente entusiasta che si accalca attorno a lui quasi fino a schiacciarlo, tanto che Gesù chiede ai discepoli, pescatori, di tenere una barca a disposizione (v. 9). Vi sono anche i demoni (vv. 11-12) che lo riconoscono e lo chiamano «Figlio di Dio» (cf 1,1 e 15,39), ma Gesù non vuole il loro riconoscimento «non vuole la testimonianza di questi teologi fin troppo informati» (Pronzato).

b) La scelta dei Dodici (3,13-19)

13Salì poi sul monte, chiamò a sé quelli che voleva ed essi andarono da lui. 14Ne costituì Dodici – che chiamò apostoli -, perché stessero con lui e per mandarli a predicare 15con il potere di scacciare i demòni. 16Costituì dunque i Dodici: Simone, al quale impose il nome di Pietro, 17poi Giacomo, figlio di Zebedeo, e Giovanni fratello di Giacomo, ai quali diede il nome di Boanèrghes, cioè “figli del tuono”; 18e Andrea, Filippo, Bartolomeo, Matteo, Tommaso, Giacomo, figlio di Alfeo, Taddeo, Simone il Cananeo 19e Giuda Iscariota, il quale poi lo tradì.

Marco ha già raccontato la scelta dei primi discepoli di Gesù: i pescatori (1,16-20) e il cambiavalute Levi (2,15) che poi lo hanno accompagnato nella sua prima attività in Galilea. Adesso narra la chiamata del gruppo dei dodici e lo fa in tono solenne, in una scena indimenticabile. Gesù salì sul monte e chiamò quelli che voleva: l’iniziativa parte da lui ed essi rispondono e vanno a lui. Ne costituisce (fa) dodici. Numero simbolico che richiama le dodici tribù di Israele, popolo dell’alleanza, e li chiamò apostoli. La chiamata ha un duplice scopo: stare con lui e andare a predicare e scacciare i demoni. Fare comunità con Gesù ed essere missionari: è lo scopo di ogni comunità cristiana. Stare con Gesù come gruppo e poi predicare e scacciare i demoni è la loro missione. Segue quindi la lista dei dodici, simile ad altre che ci sono trasmesse in Mt 10,1-4; Lc 6,12-16; At 1,15, liste che sempre iniziano col nome di Simon Pietro e si concludono con quello di Giuda Iscariota «che poi lo tradì». Tra questi dodici, due cambiamenti di nomi: Simone al quale impose il nome di Pietro, roccia, nome della sua missione; Giacomo e Giovanni, fratelli, che Gesù chiamò boanerghes, figli del tuono, caratteristica della loro personalità bollente. Dodici persone di provenienza, professione, carattere, cultura diverse che dovranno vivere insieme accanto a Gesù.

c) I parenti di Gesù (3,20-21)

20Entrò in una casa e di nuovo si radunò una folla, tanto che non potevano neppure mangiare. 21Allora i suoi, sentito questo, uscirono per andare a prenderlo; dicevano infatti: «È fuori di sé».

Cambio di scena: dal monte alla casa. La folla segue Gesù fino a non lasciar tempo, a lui e ai suoi discepoli, per mangiare. La fama dell’attività di Gesù presso il lago è arrivata a Nazaret, ai suoi famigliari i quali, stupiti di questo repentino cambio di attività (da falegname a maestro) scendono al lago con l’intento di riportarlo al paese. Che i prossimi di Gesù (parenti, paesani) siano stati perplessi e talora ostili è parte della tradizione, come si può vedere dalla sua cacciata da Nazaret (Lc 4,29) e dalle parole di Gesù «un profeta non è disprezzato che dai suoi» (6,4). Qui però si trova un’espressione che può avere diversi significati «è fuori di sé»: chi l’ha detta? i suoi famigliari, i discepoli, oppure si può intendere «si diceva (tra la gente) “è fuori di sé”»? In qualsiasi modo si intenda si tratta sempre di un giudizio negativo su di lui, giudizio che si farà ancor più negativo nel racconto seguente ove Marco descrive la reazione degli scribi all’attività di Gesù.

d) Gli scribi avversari di Gesù (3,22-30)

22Gli scribi, che erano scesi da Gerusalemme, dicevano: «Costui è posseduto da Beelzebùl e scaccia i demòni per mezzo del capo dei demòni». 23Ma egli li chiamò e con parabole diceva loro: «Come può Satana scacciare Satana? 24Se un regno è diviso in se stesso, quel regno non potrà restare in piedi; 25se una casa è divisa in se stessa, quella casa non potrà restare in piedi. 26Anche Satana, se si ribella contro se stesso ed è diviso, non può restare in piedi, ma è finito. 27Nessuno può entrare nella casa di un uomo forte e rapire i suoi beni, se prima non lo lega. Soltanto allora potrà saccheggiargli la casa. 28In verità io vi dico: tutto sarà perdonato ai figli degli uomini, i peccati e anche tutte le bestemmie che diranno; 29ma chi avrà bestemmiato contro lo Spirito Santo non sarà perdonato in eterno: è reo di colpa eterna». 30Poiché dicevano: «È posseduto da uno spirito impuro».

La reazione più «diabolica» all’attività di Gesù viene dagli scribi provenienti da Gerusalemme, i quali sentenziano che all’origine dell’attività di Gesù, compresi i suoi esorcismi, sia la forza di Satana. Gesù sarebbe quindi un indemoniato che scaccia i demoni col potere di Beelzebul (nome strano con varie interpretazioni «signore delle mosche, della sporcizia», per designare un’entità maligna). A questa calunnia infamante che porta all’incomprensione totale della sua missione, Gesù risponde con l’immagine della casa dell’uomo forte che descrive l’attività di Gesù come liberazione dal dominio di Satana nel mondo. Infine con una dichiarazione solenne (in verità io vi dico vv.28-29) afferma chi avrà bestemmiato contro lo Spirito Santo non sarà perdonato in eterno. Il peccato contro lo Spirito Santo non può essere perdonato perché è una chiusura radicale all’azione salvifica di Dio. Attribuisce al demonio l’attività liberatrice e guaritrice di Gesù. «È il peccato di chi rifiuta la verità ad occhi aperti» (B. Maggioni).

e) La vera famiglia di Gesù (3,31-34)

31Giunsero sua madre e i suoi fratelli e, stando fuori, mandarono a chiamarlo. 32Attorno a lui era seduta una folla, e gli dissero: «Ecco, tua madre, i tuoi fratelli e le tue sorelle stanno fuori e ti cercano». 33Ma egli rispose loro: «Chi è mia madre e chi sono i miei fratelli?». 34Girando lo sguardo su quelli che erano seduti attorno a lui, disse: «Ecco mia madre e i miei fratelli! 35Perché chi fa la volontà di Dio, costui per me è fratello, sorella e madre».

Questa sezione si chiude facendo inclusione con 3,21 ove venivano menzionati i suoi famigliari. Gesù è di nuovo in una casa, attorniato dalla folla avida di ascoltarlo, attorno a lui in cerchio più prossimo erano forse i dodici. I suoi famigliari vogliono vederlo ma non potendo entrare, stando fuori, gli mandano un messaggio. Girando lo sguardo (Marco è attento allo sguardo di Gesù che si guarda attorno: con collera, 3,5 oppure con bontà 3,34; 10,32), Gesù pone una domanda retorica «chi è mia madre chi sono i miei fratelli?», e dà la risposta «ecco mia madre ecco i miei fratelli». La vera famiglia di Gesù oltrepassa le frontiere teologiche ed etniche ed è costituita da tutti gli uomini e le donne che adempiono la clausola di appartenenza, cioè fare la volontà del Padre. Non si è cristiani per tradizione o per eredità, ma per opzione e testimonianza di vita. Gesù non ha fondato una dinastia religiosa. Egli si sente vicino e familiare con tutti coloro che si lasciano coinvolgere dallo stesso progetto di fare la volontà di Dio: questa è la famiglia di Gesù.

di Mario Barbero

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