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Marco 02. Gli inizi

Inizio del vangelo di Gesù, Cristo, Figlio di Dio.

Il prologo di Marco (1,1-13) comincia con il titolo (v. 1: «Inizio del vangelo di Gesù, Cristo, Figlio di Dio») seguito da tre eventi che preparano l’inizio della predicazione di Gesù:

  • l’entrata in scena, nel deserto della Giudea, di Giovanni Battista che invita alla conversione e annuncia Gesù (1,2-8)
  • il battesimo di Gesù nel Giordano (1,9-11)
  • le tentazioni di Gesù nel deserto (1,12-13)
Inizio del vangelo di Gesù, Cristo, Figlio di Dio.

Questa breve affermazione è il titolo e il riassunto di tutto il vangelo di Marco. Ogni parola ha un significato che viene poi esplicitato nel corso del libretto: inizio, Vangelo, Gesù, Cristo, Figlio di Dio.
Inizio (archè): termine molto significativo che si trova all’inizio della Bibbia “in principio Dio creò il cielo e la terra” (Gen 1,1) e del vangelo di Giovanni “In principio era il Verbo” (Gv 1,1). Qui inizio significa non solo inizio del libro, ma l’inizio di una nuova epoca della storia della salvezza. L’inizio della buona notizia, gioiosa notizia è l’arrivo di Gesù che è Messia e Figlio di Dio.
Vangelo (euanghelion): questo termine che è molto frequente in Paolo, è raro nei vangeli ma abbastanza frequente in Marco (1,14-15; 8,35; !0,29;13,10; 14,9). Nel suo uso profano significava “bella notizia, annuncio gioioso” come di una vittoria militare o della nascita o l’ascesa al trono di un re. Per i primi cristiani esso indica anzitutto la buona novella della salvezza realizzata in Gesù come annunciata dagli Apostoli. Gesù stesso è la buona novella, e qui Mc la esplicita: in quanto egli è Cristo (messia) e Figlio di Dio.
Questi due titoli indicano uno (Cristo) il contenuto della prima parte di Mc che giunge al suo culmine in 8,37 quando Pietro “scopre” l’identità di Gesù: «Tu sei il Cristo». Il secondo titolo sarà alla fine del libretto (15,39) quando, vedendo Gesù morire in croce, un soldato pagano dirà: «Davvero quest’uomo era “figlio di Dio”».

Giovanni il Battista (1,2-8)

2 Come sta scritto nel profeta Isaia:
Ecco, dinanzi a te io mando il mio messaggero:
egli preparerà la tua via.
3Voce di uno che grida nel deserto:
Preparate la via del Signore,
raddrizzate i suoi sentieri,

L’entrata in scena del Battista è preceduta da una citazione posta sotto il nome di Isaia anche se si tratta di una combinazione di Es 23,20, Mal 3,1 e Is 40,3: sono testi messianici che annunciano un nuovo esodo di liberazione. La prima comunità cristiana legge in questi testi l’annuncio di un’epoca nuova e vede in Giovanni Battista “voce nel deserto” il precursore che prepara immediatamente la strada per il Signore, invitando alla conversione e battezzando nel fiume Giordano.

4vi fu Giovanni, che battezzava nel deserto e proclamava un battesimo di conversione per il perdono dei peccati. 5Accorrevano a lui tutta la regione della Giudea e tutti gli abitanti di Gerusalemme. E si facevano battezzare da lui nel fiume Giordano, confessando i loro peccati. 6Giovanni era vestito di peli di cammello, con una cintura di pelle attorno ai fianchi, e mangiava cavallette e miele selvatico. 7E proclamava: “Viene dopo di me colui che è più forte di me: io non sono degno di chinarmi per slegare i lacci dei suoi sandali. 8Io vi ho battezzato con acqua, ma egli vi battezzerà in Spirito Santo”.

L’attività di Giovanni è descritta brevemente prima di concentrarsi, dal v.9 in avanti, su Gesù.

Giustamente Giovanni è detto il Battista o il Battezzatore, infatti nel breve ritratto offerto da Mc i vocaboli battezzare e battesimo ricorrono continuamente. Giovanni predica la conversione e, come segno di riconoscimento dei propri peccati e richiesta di purificazione, battezza (cioè immerge nell’acqua purificatrice) nel fiume Giordano. Nel Giudaismo vi erano delle abluzioni rituali e questa prassi vigeva tra i monaci di Qumran presso il mar Morto. Tuttavia per il Battista tale battesimo non era solo un rito, ma aveva un significato di conversione, di cambiamento di vita. L’abbigliamento di Giovanni, vestito di peli di cammello, cinto ai fianchi di una cintura di pelle e nutrendosi asceticamente di miele selvatico e cavallette (v.6), richiama quello del profeta Elia (2 R 1,8).

A lui accorrono le folle anche dalla Giudea e Gerusalemme. Ciò significa che la predicazione e attività di Giovanni ha avuto un certo successo ed ha attirato l’attenzione e un movimento di cambiamento tra la gente non solo della Galilea ma anche della Giudea. La predicazione del Battista però non si limita all’invito alla conversione (metanoia = cambiamento di mentalità), ma annuncia anche la venuta di uno “più forte” di lui al quale lui non è degno di sciogliere i lacci dei sandali e che battezzerà in Spirito Santo. Giovanni non è solo il Battezzatore ma anche il Precursore di Gesù.

Presentando Giovanni, Marco mostra già il volto di Gesù, “il più forte”, colui “che dona lo Spirito”. In Marco il Battista non pronuncia alcuna minaccia di giudizio o condanna come in Lc o Mt (ad esempio “già la scure è posta alla radice degli alberi”, Mt 4,10), ma egli è prima di tutto l’araldo che annuncia Gesù.

Il battesimo di Gesù (1,9-11)

9Ed ecco, in quei giorni, Gesù venne da Nàzaret di Galilea e fu battezzato nel Giordano da Giovanni. 10E subito, uscendo dall’acqua, vide squarciarsi i cieli e lo Spirito discendere verso di lui come una colomba. 11E venne una voce dal cielo: “Tu sei il Figlio mio, l’amato: in te ho posto il mio compiacimento”.

Entra ora in scena “il più forte”, Gesù. Di lui si dice solo che viene da Nazaret di Galilea. Nessun’altra informazione sulla sua nascita, sulla sua giovinezza, solo l’indicazione che viene da Nazaret, un villaggio altrimenti sconosciuto e mai nominato nella bibbia. Gesù si associa a coloro che vanno a farsi battezzare da Giovanni nel Giordano. Non viene descritta la scena del battesimo ma ciò che avviene quando egli esce dall’acqua e vengono menzionati tre elementi: i cieli aperti, lo Spirito in forma di colomba, la voce dal cielo. I cieli sono ora aperti, vi è comunicazione tra cielo e terra, con Gesù il cielo può comunicare con l’umanità. Lo Spirito scende su Gesù in forma di colomba. Questa scena nei suoi simboli è una rivelazione della nuova era, una vera rivelazione trinitaria: Padre, Figlio e Spirito Santo. La voce dal cielo (come nella trasfigurazione, 9,7) rivela l’identità di Gesù: il Figlio, l’amato e inaugura la sua missione. Il battesimo di Gesù, infatti, dà inizio alla missione di Gesù, come dirà Pietro al pagano Cornelio nella sua catechesi essenziale su Gesù: “Cominciando dalla Galilea, dopo il battesimo predicato da Giovanni” (At 10, 37).

Tentazione nel deserto. (1,12-13)

12E subito lo Spirito lo sospinse nel deserto 13e nel deserto rimase quaranta giorni, tentato da Satana. Stava con le bestie selvatiche e gli angeli lo servivano.

Anche il racconto delle tentazioni di Gesù in Marco è molto più succinto che in Matteo e Luca, ma l’evento è presentato nella sua essenzialità e con delle peculiarità significative.
Lo Spirito “sospinge” Gesù nel deserto che è luogo della prova, della lotta con Satana il quale è il nemico, l’oppositore di Dio e del suo progetto. Quaranta è un numero ricorrente nella bibbia: come gli anni del vagare del popolo nel deserto, come i giorni dell’attesa di Mosè sul Sinai, come il cammino di Elia nel deserto, come il periodo concesso a Ninive prima del castigo. A differenza di Matteo e Luca, Marco non precisa il contenuto delle tentazioni. La tentazione di Gesù, così intensa per quaranta giorni, sembra che sia durata per tutta la vita. Ripetutamente Gesù dovrà resistere ai suggerimenti di essere messia in altro modo. Il caso più impressionante sarà Pietro e a lui Gesù rivolgerà il rimprovero più bruciante “via da me, Satana” (8,33).

Le immagini conclusive di Gesù che sta con le bestie selvatiche e degli angeli che lo servono sembrano indicare l’esito vittorioso della prova. Vi è un testo giudaico che dice “Se dunque fate il bene, gli uomini e gli angeli vi benediranno e il diavolo fuggirà da voi, e gli animali selvatici vi temeranno, e il Signore vi amerà e gli angeli si dedicheranno premurosamente a voi” (Pronzato, Marco, 58).

Ad Adamo che, vittima della tentazione del serpente, viene scacciato dal giardino di Eden (Gen 3,23), si contrappone ora Gesù che, vittorioso su Satana, vive circondato dalle bestie selvatiche e servito dagli angeli.

Di Mario Barbero

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