Slow page dei Missionari della consolata

Io vi mando. La vita, una valigia pronta

Una preghiera per il mese missionario

Siamo nel mese missionario e molti di noi sono già impegnati in attività di evangelizzazione e sostegno di missioni lontane. Altri, invece, hanno appena svuotato la valigia dell’estate e si adattano alla routine autunnale. D’altra parte, il mese missionario coincide con la ripresa delle attività scolastiche, lavorative, parrocchiali.

Eppure, il Signore chiama tutti, laici e religiosi, intrepidi e pantofolai ad essere missionari. Ma come?

Come sempre, la Parola non ci fa mancare le risposte.

Dal Vangelo secondo Luca (10, 1-11)

Dopo questi fatti il Signore designò altri settantadue discepoli e li inviò a due a due avanti a sé in ogni città e luogo dove stava per recarsi. Diceva loro: «La messe è molta, ma gli operai sono pochi. Pregate dunque il padrone della messe, perché mandi operai per la sua messe. Andate: ecco io vi mando come agnelli in mezzo a lupi; non portate borsa, né bisaccia, né sandali e non salutate nessuno lungo la strada. In qualunque casa entriate, prima dite: Pace a questa casa. Se vi sarà un figlio della pace, la vostra pace scenderà su di lui, altrimenti ritornerà su di voi. Restate in quella casa, mangiando e bevendo di quello che hanno, perché l’operaio è degno della sua mercede. Non passate di casa in casa. Quando entrerete in una città e vi accoglieranno, mangiate quello che vi sarà messo dinanzi, curate i malati che vi si trovano, e dite loro: Si è avvicinato a voi il regno di Dio. Ma quando entrerete in una città e non vi accoglieranno, uscite sulle piazze e dite: Anche la polvere della vostra città che si è attaccata ai nostri piedi, noi la scuotiamo contro di voi; sappiate però che il regno di Dio è vicino.

“La messe è molta”

La messe è molta, il lavoro interminabile. Tutte le persone che ci circondano hanno bisogno e nessuno è così inutile da non poter offrire qualcosa. Papa Francesco ci ricorda che esistono tante sfaccettature di povertà, “vari deserti della vita, […] varie esperienze di fame e sete di verità e di giustizia” (Papa Francesco, Messaggio per la Giornata Missionaria Mondiale 2017). Alcuni Cristiani vengono chiamati ad attraversare deserti fisici, altri deserti spirituali di pensieri oscuri e densi e colpe insopportabili. Il Signore ci manda, spesso a nostra insaputa, a compiere miracoli di cui non ci credevamo capaci.

“Non portate borsa, né bisaccia, né sandali”

Forse il Signore ci chiede di partire nudi? Esatto! Nudi, privi delle nostre certezze materiali e ideologiche. Sembra quasi che ci inviti a portare solo noi stessi (perché c’è ancora qualcosa oltre l’iphone, vero?). Solo noi stessi e le nostre debolezze. E la nostra fede, ovviamente.

“Restate”

Papa Francesco, nel suo messaggio, ci ricorda che l’atteggiamento della missione è quello di un continuo esodo e pellegrinaggio verso tutte le periferie dell’esistenza. Ed è vero, purtroppo o per fortuna, la nostra vita è una valigia pronta. Ma il Signore ci invita anche a restare. Restare. Quante volte Lo preghiamo affinché resti? E noi, quanto restiamo con le persone che incontriamo?

“Non vi accoglieranno”

Il Signore non dice se non vi accoglieranno. Dice quando. Insomma, è certo che falliremo. È certo che lungo il cammino troveremo persone che ci disprezzeranno e ci cacceranno dalle loro vite. Il Signore ci avverte perché non ci scoraggiamo, perché rispettiamo la loro decisione. E anche la nostra, che è quella di seguire Lui.

“Somewhere, anywhere”

A Londra si impara che ci sono due tipi di persone: alcune sono “somewhere”, radicate in un posto e legate ad una ristretta cerchia di legami sociali, amanti della stabilità e della tradizione. Altri sono “anywhere”, viaggiatori, esploratori della novità, mercanti di scoperte. I primi temono il cambiamento, i secondi lo rincorrono.
E i Cristiani dove sono? Nel mezzo. Restano, si amano e condividono come in una famiglia stabile, ma sono pronti ad accogliere chiunque in questa famiglia. E sanno che, ovunque andranno, porteranno con sé l’identità di figlio e figlia che li renderà parte di una famiglia in Cristo.

di Annarita Leserri

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