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Cinema e fede 2

Dal 1895, anno in cui è nata la «settima arte», sono trascorsi 120 anni. In occasione di quest’anniversario, vale la pena di esaminare come siano stati rappresentati sul grande schermo i temi relativi alla fede. SECONDA PARTE. 

Sacerdoti e religiosi
Anche i film che hanno come protagonisti sacerdoti o religiosi e religiose sono numerosi. Essi esplorano non solo la tensione spirituale che anima i protagonisti, ma anche il loro lato umano, le fragilità interiori, i momenti di crisi e smarrimento.
Un esempio è Fuori dal mondo, il lungometraggio diretto dal sociologo Giuseppe Piccioni uscito nel 1999, con Margherita Buy nella parte di suor Caterina, in cui si focalizzano i sentimenti profondi che sorgono nella donna in conseguenza del ritrovamento di un neonato abbandonato in una culla.
Un altro film sulle suore, che fa parte della storia del cinema a pieno titolo, è La storia di una monaca, prodotto nel 1959, diretto da Fred Zinnemann e interpretato da Audrey Hepburn nei panni di una suora che matura con sofferenza la decisione di abbandonare la sua congregazione. Il film è tratto da un romanzo della scrittrice americana Kathryn Hulme che si ispira alla storia vera della suora belga Marie Louise Habets, ex religiosa della congregazione di Carità di Gesù e Maria.
Per quanto riguarda film che raccontano di sacerdoti, un esempio è Alla luce del sole, uscito nel 2005 e diretto da Roberto Faenza: una pellicola di denuncia sociale, dedicato all’opera e all’omicidio di don Pino Puglisi, interpretato da Luca Zingaretti.
Altre produzioni cinematografiche descrivono, invece, i preti in modo ironico e ilare, con un taglio volutamente superficiale. A questo genere di commedia appartiene, per esempio, Si accettano miracoli, uscito nelle sale nel 2015 con la regia di Alessandro Siani. Nel film il parroco don Germano, interpretato da Fabio De Luigi, è alle prese con un falso miracolo, che provocherà equivoci e guai fino al lieto fine.
Tra i film classici, passati alla storia, è da citare sicuramente la serie dei lungometraggi di successo con l’attore comico francese Fernandel nei panni di Don Camillo, il prete immortalato dalla penna dello scrittore Giovannino Guareschi, sempre in conflitto con il sindaco comunista Peppone, interpretato da Gino Cervi. Quei film, degli anni Cinquanta del secolo scorso, sono lo specchio di un’epoca di un’Italia ormai superata, ma l’umorismo che ne scaturisce è fonte di un divertimento senza tempo assicurato, e il messaggio religioso ed etico che trasmettono è davvero genuino.
Un film drammatico sui preti, invece, che rispecchia il problema degli abusi sessuali, cui la Chiesa sta cercando di porre rimedio in modo risolutivo, è Il dubbio (2008), scritto e diretto da John Patrick Shanley, come adattamento cinematografico dell’omonima opera teatrale. Il tema trattato è la sospetta omosessualità di un insegnante sacerdote, che avrebbe adottato comportamenti morbosi con i suoi studenti.
Tra gli altri film in cui il ruolo del prete emerge in primo piano si possono citare: La Messa è finita di Nanni Moretti (1985), che descrive con una certa intensità emotiva il travaglio interiore di un sacerdote che non riesce a comunicare e condividere le ragioni profonde della sua fede; Io, loro e Lara (2010) diretto e interpretato da Carlo Verdone, che ripropone il leitmotiv della crisi di fede, anche in chiave umoristica e leggera, ma senza tralasciare  aspetti etici e umani toccanti e per nulla marginali; Se Dio vuole (2015), in cui si fa stridente il rapporto tra un cardiochirurgo decisamente ateo e mangiapreti, interpretato da Carlo Giannini, e un sacerdote (Alessandro Gassmann), che con il suo carisma di prete da strada ha suscitato nel figlio del medico specialista la vocazione religiosa. I due si scontrano fino a che la grande umanità e la fede concreta e incarnata nel quotidiano del sacerdote non persuadono il padre ateo a provare rispetto per la stessa vocazione sacerdotale. Il film ha molteplici risvolti da commedia, volti a prendere di mira luoghi comuni e stereotipi borghesi sulla figura del prete, ma consentono al contempo allo spettatore di osservare da una diversa prospettiva la vocazione religiosa.
Sul tema dolente degli abusi sessuali è stato appena portato sul grande schermo al Festival di Venezia del 2015 il film Spotlight, una pellicola di forte denuncia che fa riaffiorare in una chiave di lettura molto aspra il comportamento morboso assunto da alcuni sacerdoti nella diocesi statunitense di Boston.
Facendo un salto indietro, lungometraggi di produzione hollywoodiana hanno dato ampio e notevole risalto a figure di preti e suore, in cui il messaggio evangelico ha fatto da perno, da cinghia di trasmissione al divismo degli attori, o viceversa. Così è stato, per esempio, per Henry Fonda con la sua interpretazione del prete protagonista nel film La croce di fuoco (1947), diretto da John Ford e ispirato al celebre romanzo di Graham Greene Il potere e la gloria, la cui trama è ambientata in Messico, dove una rivoluzione anticlericale costringe un sacerdote alla clandestinità e a essere succube del vizio del bere.
Il film Le chiavi del paradiso, girato nel 1944 dal regista John M. Stahl, ispirato al celebre romanzo di Archibald Joseph Cronin Le chiavi del Regno, è tutto incentrato sulla figura di Francesco Chisolm, personaggio d’invenzione, missionario di Propaganda Fide, interpretato da Gregory Peck, che inizia la sua carriera proprio nei panni del prete missionario in Cina. L’umiltà e umanità del protagonista nell’incarnare il Vangelo nel quotidiano e soprattutto nei momenti più difficili della sua missione, dovuti alla diffidenza dei locali cinesi, alla guerra, alla peste e alla carestia, costituiscono il filo rosso di tutto il film, che, senza discostarsi dal romanzo, ne suggella il grande successo.
La mano sinistra di Dio (1955), diretto da Edward Dmytryk e interpretato da Humphrey Bogart, recupera le classiche atmosfere hollywoodiane, narrando l’avventura di un aviatore americano che, per sfuggire al nemico, in estremo Oriente, si traveste da prete missionario e, sotto le mentite spoglie del generoso e coraggioso sacerdote, salva dalla distruzione un intero villaggio di povera gente.
Non possono mancare all’appello in questo breve elenco di film in cui preti e suore fanno da protagonisti, anche se sotto le ferree leggi del mercato e del gusto Hollywoodiano, Bing Crosby, nella veste del simpatico e versatile padre Chuck O’Malley, e Ingrid Bergman, nei panni della volitiva e intraprendente suor Maria Benedetta, nei rispettivi lungometraggi diventati dei classici natalizi, diretti entrambi dal regista Leo McCarey nel 1944 e 1945: La mia via e Le campane di Santa Maria. Film dove il ruolo del sacerdote della suora si esprimono con simpatia e gradevole convenzionalità. La Bergman impersonò anche la figura di una missionaria protestante in Cina nel film La locanda della sesta felicità (1958, regia di Mark Robson), il cui dinamismo missionario della protagonista impressiona positivamente lo spettatore. Fra gli altri movies sui preti di matrice hollywoodiana, si possono segnalare: Io confesso (Alfred Hitchcock, 1953), interpretato da Montgomery Clift nella parte di un sacerdote cattolico, combattuto interiormente se dire al commissario, che lo incalza con le domande, il nome dell’assassino (un suo parrocchiano) di cui aveva ascoltato la confessione; La città dei ragazzi (1939, regia di Norman Taurog), interpretato da Spencer Tracy nei panni di padre Flanegan, un sacerdote dedito interamente a salvare ragazzi teppisti dalla strada, e che decide di fondare, tra mille difficoltà, una «città» tutta per loro e gestita da loro. Un film-tv italiano è stato girato sulla figura di don Zeno, anche lui fondatore di una «città dei ragazzi», Nomadelfia, interpretato da Giulio Scarpati e diretto da Gianluigi Calderone nel 2008, il cui titolo è Don Zeno – L’uomo di Nomadelfia.
Si possono ancora ricordare: Acqua e sapone di e con Carlo Verdone (1983) nei panni di un finto prete, che, per guadagnare qualche soldo, usa la tessera di abbonamento tramviaria Atac, spacciandola come “associazione teologica amici di Cristo”; Il prete bello, dal romanzo omonimo di Goffredo Parise (regia di Carlo Mazzacurati, 1989), un film forse poco edificante, perché il prete descritto s’innamora di una ragazza della sua parrocchia; e Roma città aperta di Roberto Rossellini (1945), in cui Aldo Fabrizi interpreta il ruolo del parroco don Pietro, un sacerdote veramente esistito, torturato e ucciso dai nazisti; infine i film biografici per la tv Don Gnocchi, l’angelo dei bimbi (2004), diretto da Cinzia Th Torrini e interpretato da Daniele Liotti; L’uomo della carità (2006, regia di Alessandro Di Robilant), con Giulio Scarpati nei panni di don Luigi Di Liegro, direttore della Caritas di Roma negli anni Ottanta del secolo scorso, che si era dedicato agli ultimi della capitale con incredibile e struggente passione evangelica.

Film su monaci, papi e santi
Nel fare un breve accenno a film su santi e martiri della storia della Chiesa, con rappresentazioni fedeli alla tradizione agiografica, corredate di interpretazioni che in fondo non tradiscono l’autentico messaggio evangelico, si possono menzionare le pellicole relative al poverello d’Assisi, come Francesco giullare di Dio (1950) di Rossellini, Fratello sole, sorella luna (1972) di Zeffirelli, o, ancora, Francesco di Liliana Cavani (1989), impersonato da Mickey Rourke, in cui la persona del santo viene indagata nell’intimo del suo spirito, per cercare di conoscere le ragioni profonde del suo cambiamento radicale di vita, determinato da un misterioso e imperioso richiamo di Dio, del Cristo dei Vangeli.
Altri lungometraggi, come Bernadette Soubirous (1943) diretto da Henry King, Giovanna D’Arco (su cui sono stati fatti, comunque, numerosi film) diretto nel 1999 da Luc Besson, o il film-tv Sant’Agostino (2010), interpretato da Alessandro Preziosi e diretto da Christian Duguay, ripercorrono in modo intenso e profondo il cammino di ricerca spirituale di queste grandi figure della Chiesa, pur con qualche riserva sulla scelta di alcune inquadrature o sulla rappresentazione non sempre autentica del risvolto più propriamente religioso che li caratterizza. Tanti altri sono i film-tv che ritraggono santi: si possono menzionare, per esempio, le pellicoole su san Padre Pio e san Filippo Neri, interpretati l’uno da Giorgio Castellitto (regia di Carlo Carlei, 2000), che aveva anche intrepretato la figura di Don Milani in Don Milani il priore di Barbiana (regia di Antonio e Andrea Frazzi, 1997) e da Michele Placido (Padre Pio, tra cielo e terra, regia di Giulio Blase, 2000), l’altro da Johnny Dorelli (State buoni se potete, regia di Luigi Magni, 1983) e poi da Gigi Proietti (Preferisco il Paradiso, regia di Giacomo Campiotti, 2010).
Su due figure di giovani che la Chiesa ha portato agli onori degli altari, in particolare, si è concentrata la Rai con i film-tv dedicati alla vita di Maria Goretti e all’ultimo anno di vita di Pier Giorgio Frassati: Maria Goretti (regia di Giulio Base, 2003) e Se non avessi l’amore (regia di Leandro Castellani, 1991). Su quest’ultimo fu espressa qualche riserva da parte della famiglia Frassati, individuando nella sceneggiatura accenni narrativi molto politicizzati.
Non mancano pellicole anche su San Giovanni Bosco, il primo film sul santo dei giovani fu girato da Goffredo Alessandrini nel 1935, subito dopo la canonizzazione del santo (1934), poi ci fu la versione cinematografico-televisiva con Ben Gazzara nei panni di Don Bosco (regia di Leandro Castellani, 1988), e infine quella con Flavio Insinna che impersona Don Bosco (regia di Lodovico Gasparini, 2004).
Un film interessante e suggestivo sulle apparizioni della Madonna è certo Nostra Signora di Fatima (1952), diretto da John Brahm. È dedicato, invece, a Giuseppe, sposo di Maria e padre putativo di Gesù, il film un po’ ironico, una commedia a sfondo religioso, Per amore, solo per amore (1993), diretto da Giovanni Veronesi, con Diego Abatantuono nei panni del santo, ispirato all’omonimo libro di Pasquale Festa Campanile, che s’inventa a modo suo la figura forse un po’ bizzarra del falegname di Betlemme.
Certi avvenimenti della storia della Chiesa vengono inoltre raccontati con un forte rilievo drammatico, ma profondamente realistico, da grandi film di successo come The Mission (1986) interpretato da Robert De Niro nella parte di uno dei missionari gesuiti che decisero di prendere le difese degli indios Guaranì del sud America, anche ponendosi in contrasto con la Chiesa e i regni di Spagna e Portogallo nel XVI secolo, o Uomini di Dio (2010), che ripropone in maniera precisa e documentata l’esperienza tragica dei sette monaci cistercensi trappisti rapiti in un monastero di Tibhirine in Algeria e uccisi dai terroristi islamici nel 1996, basandosi anche sugli stessi scritti lasciati da alcuni dei monaci martiri.
Un film-documentario, davvero emozionante, sulla vita dei monaci all’interno di un monastero è: Il grande silenzio (regia di Philip Gröning, 2005), un dialogo senza parole tra la natura e l’uomo all’interno di una comunità religiosa, presso il monastero certosino de La Grande Chartreuse, sulle montagne, vicino a Grenoble.
Un altro film, dalla trama commovente, quasi fiabesca, che ritrae, sia pur in modo indiretto, la vita comunitaria di alcuni frati francescani, è Marcellino, pane e vino, di produzione spagnola (regia di Ladislao Vajda, 1955). Questo film è ispirato al romanzo di José María Sánchez Silva Marcelino Pan Y Vino, e tratta di un bambino in tenerissima età, cresciuto in mezzo ai frati, i quali lo accolgono con amore nel loro convento, e uno di loro assiste a un miracolo, vedendo di nascosto il bambino in braccio a Gesù crocifisso, con cui il piccolo dialogava, chiedendogli di fargli conoscere in Paradiso la sua mamma e la mamma di Gesù.
Sulle figure dei papi il cinema si è sbizzarrito con: E venne un uomo (regia di Ermanno Olmi, 1965), dedicato al papa Giovanni XXIII, Non abbiate paura (regia di Jeff Bleckner, 2005), incentrato sulla vita del santo papa Giovanni Paolo II, Papa Luciani, il sorriso di Dio, (regia di Giorgio Capitani, 2006), altro film-tv dedicato al breve pontificato di papa Albino Luciani. E poi altri lungometraggi che descrivono papi di fantasia sono: L’uomo venuto dal Cremlino (regia di Michael Anderson, 1968), ambientato all’epoca della Guerra fredda, ispirato al romanzo di Morris West Nei panni di Pietro del 1963, trae spunto dalle esperienze di vita di figure emblematiche della Chiesa orientale quali l’arcivescovo Josyf Ivanovič Slipyj e il metropolita Hryhorii Lakota; Habemus papam, girato da Nanni Moretti nel 2011, che parla di un pontefice che rinuncia per paura o per un senso di frustrazione personale alla carica verticistica della Chiesa di Roma.

Film sulla ricerca e il bisogno del trascendente
Il bisogno del sacro, la domanda su Dio, sono temi trattati, descritti ed espressi a più livelli in vari film, anche di qualità. Uno di questi può considerarsi: E fu sera e fu mattina, diretto da Emanuele Caruso nel 2014, con protagonista Albino Marino. Sono narrate le vicende di un piccolo paese nel Cuneese fra le Langhe e Roero, i cui abitanti sono messi di fronte a un evento misterioso e apocalittico: la fine del mondo provocata dallo spegnimento del sole. Frutto di una strategia di “produzione dal basso”, grazie al sistema di crowdfunding, la pellicola ha fatto parlare di sé non solo per questo nuovo e peculiare tipo di produzione economica, ma per le intense caratteristiche della trama stessa del film e di tutti i personaggi coinvolti, che parlano in dialetto piemontese (con sottotitoli in italiano) e sono costretti a rivedere ognuno il proprio rapporto personale con la vita e con tematiche più grandi di loro, come il mistero divino e l’aldilà, tentando di rispondere alla domanda-provocazione proposta dal film stesso: «Che cosa faresti se sapessi quanti giorni ti separano dalla fine?».
L’amore inatteso (regia di Anne Giafferi, 2010), ispirato al romanzo autobiografico di Thierry Bizot (marito della regista) Catholique anonyme, tratta di un avvocato quarantenne ateo che partecipa a un incontro di catechesi legato all’educazione del figlio, un adolescente timido e introverso. Scatta in lui, dopo questo incontro, un profondo interrogativo sul trascendente, che lo porterà ad accostarsi alla fede, così che la religione, costante oggetto di commenti sarcastici per molti suoi amici e colleghi, diventa per lui, invece, una fonte di rigenerazione spirituale molto importante.
Il Paradiso per Davvero (regia di Randall Wallace, 2014), adattamento cinematografico del libro autobiografico Heaven is for Real: A Little Boy’s Astounding Story of His Trip to Heaven and Back, scritto da Todd Burpo e Lynn Vincent, tratta dell’esperienza di pre-morte di un bambino di quattro anni, il piccolo Colton, il quale, dopo un intervento chirurgico molto delicato, riferisce al suo papà – un pastore metodista che rimarrà molto impressionato –, di essere stato in Paradiso, di aver incontrato Gesù, gli angeli e alcuni componenti defunti della sua famiglia, imparando cose non comuni per la sua età, relative alla religione e rivelando fatti della vita della sua famiglia che non poteva conoscere in alcun modo.
The Tree of Life (regia di Terrence Malick, 2011), interpretato dai protagonisti Brad Pitt e Sean Penn, tratta la vicenda di un giovane americano e dei suoi fratelli a partire dall’infanzia vissuta negli anni Cinquanta in Texas. Nel protagonista il rapporto con Dio è condizionato dal suo rapporto con il padre violento e con la madre amorevole. Al rifiuto di Dio e del padre nella giovinezza, segue un’età adulta vissuta nella confusione, che però arriva a una rivisitazione dei suoi legami famigliari fino alla riconciliazione con il padre. Il film, che è stato posto in parallelo al capolavoro di Stanley Kubrick, 2001, Odissea nello spazio – per la presenza di scene che inquadrano l’universo, il cosmo, nella loro evoluzione, allo stesso modo del film di Kubrick, a indicare una sorta di analogia tra la vita degli individui e la vita dell’universo, entrambe in relazione con una dimensione metafisica (materiale e tecnologica per Kubrick, sentimentale ed emotiva per Malick) –, termina con il ritorno spontaneo a Dio del protagonista. Questi, ponendosi delle domande di senso sulla vita dopo aver perso la madre e il fratello, alla fine riconosce in Dio l’unica risposta ai suoi angoscianti interrogativi, riconciliandosi con la vita e con il padre. Nel film sono interessanti i diretti ed espliciti riferimenti a San Tommaso D’Acquino e al libro di Giobbe.
Un altro film, che adotta una chiave di lettura molto umoristica, ma che propone profonde riflessioni è Una settimana da Dio (regia di Tom Shadyac, 2003) con Jim Carrey come protagonista e Morgan Freeman nei panni di Dio. La storia è ricca di avvenimenti curiosi, bizzarri e divertenti, con una morale sul bisogno e la ricerca del trascendente molto toccante.
7 km da Gerusalemme (regia di Claudio Malaponti, 2007) è un film tratto dall’omonimo romanzo di Pino Farinotti. In esso si racconta di un pellegrinaggio a Gerusalemme in cui il protagonista ha come compagno di viaggio Gesù in persona che gli appare a fianco misticamente, e con lui instaura un dialogo sulla fede e sulla vita in un certo modo coinvolgente.
Film in cui la vicenda dei protagonisti si sposa con sincere aspirazioni evangeliche e profonde tensioni interiori, in cui si avverte forte la ricerca e il bisogno del trascendente, sono due lungometraggi (regia di Frank Capra) americani degli anni d’oro di Hollywood: Arriva John Doe (1941) e La vita è meravigliosa (1946), rispettivamente interpretati da Gary Cooper e James Stewart. Nel primo, la proposta, rivolta da un quotidiano al suo pubblico di lettori, di cambiare vita amando per davvero e in modo concreto il prossimo, secondo il suggerimento evangelico, viene manipolata da una macchinazione politica volta a rovinare l’autenticità del messaggio di fratellanza; nel secondo film, il tentativo di suicidio del protagonista viene sventato da un angelo di seconda classe di nome Clarence, che fa capire all’aspirante suicida come la vita sia stata con lui meravigliosa, nonostante la grave perdita di denaro di cui egli stesso è stato involontariamente causa.
Tra i film a tema storico di produzione hollywoodiana in cui si rintraccia il messaggio cristiano sono da annoverare: Quo Vadis (1951) e Ben Hur (1959), entrambi tratti da romanzi omonimi scritti alla fine dell’Ottocento, il primo dallo scrittore polacco Henryk Sienkiewicz e il secondo dall’americano Lew Wallace. Gli attori Robert Taylor e Deborah Kerr in Quo Vadis intrecciano una storia d’amore in cui è chiamato in causa Pietro. Questi ritorna a Roma a incoraggiare i suoi discepoli dopo aver avuto una visione di Gesù che, alla domanda dell’Apostolo «Quo vadis, Domine?», dove vai, Signore?, risponde che sarebbe andato a Roma, dove l’imperatore Nerone (interpretato da Peter Ustinov) stava facendo strage di cristiani, a farsi crocifiggere di nuovo. In Ben Hur, kolossal che vinse ben 11 premi Oscar, Charlton Heston veste i panni di un ricco e pacifico principe aebreo, abilissimo nella corsa delle bighe, ma in acceso contrasto con i conquistatori romani, incontrando Gesù durante il suo Calvario, nel tentativo di dargli invano da bere, imparerà a perdonare i suoi persecutori.
Un altro film in cui la persona di Gesù è occasione di riflessione interiore e di interrogativi profondi è L’inchiesta (regia di Damiano Damiani, 1986), in cui un rappresentante dell’imperatore Tiberio viene mandato in Palestina per indagare sulla scomparsa del corpo di un giovane falegname che ha creato non pochi problemi a Pilato. Al suo arrivo in Palestina, Tauro, il procuratore romano inviato dall’imperatore, inizierà un percorso di controverse indagini, che desteranno nel suo animo dubbi e inquietudini sulla sorte soprannaturale del giovane falegname.
Terminiamo questa carrellata di film sul bisogno e la ricerca del trascendente con due capolavori di Ermanno Olmi:  Centochiodi (2007) e Il villaggio di cartone (2011), in cui la parabola di Cristo in terra viene interpretata attraverso metafore forti e poetiche, secondo il consueto e suggestivo stile narrativo del regista italiano, ma calandole sempre in una realtà contemporanea dove problemi esistenziali e drammi umani e sociali fanno da sfondo cupo e disorientante.

di Nicola Di Mauro

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