Slow page dei Missionari della consolata

Ruanda: un genocidio da non dimenticare

Venti anni dal genocidio rwandese.

Ma farne memoria secondo giustizia non è facile. Alcuni libri per capire meglio
Sono vent’anni il 6 aprile, dall’abbattimento dell’aereo ormai sulla pista di Kigali, che riportava a casa il presidente del Ruanda, Juvénal Habyarimana (in compagnia del suo pari grado  del vicino Burundi). Era il segnale d’inizio di uno spaventoso genocidio di cui anche i più distratti hanno qualche cognizione e che chiudeva un secolo iniziato sotto il segno di un altro genocidio – quello ai danni degli herero (per mano tedesca, nell’odierna Namibia), ancor prima degli armeni, esattamente cent’anni fa.

Quella ruandese è una vicenda in cui si sono date appuntamento responsabilità di ogni tipo, «in pensieri, parole e omissioni», da quelle locali a quelle internazionali. Onu compresa. Quasi ignorata dal mondo mentre si stava producendo, la tragedia ha suscitato a scoppio ritardato inchieste, analisi, tribunali, letteratura e cinematografia, e mille «mai più».
Mentre facciamo doverosa memoria delle centinaia di migliaia di vittime di questa pagina buia e orrenda della storia, non possiamo però almeno accennare al fatto che i dolori del Ruanda sono proseguiti anche in altre direzioni. Difendere la memoria delle vittime ha portato spesso a  giudizi ingenerosi sulla storia e a letture quanto meno discutibili (cioè “da discutere”) e invece proposte come verità assodata. Si pensi alla nozione di etnia, al ruolo della chiesa, alla “ignoranza” della storia del vicino Burundi, teatro di tragedie simili a parti invertite… E poi alle lodi intessute al potere di Kagame che avrebbe messo in piedi un paese prospero e sulla buona via della riconciliazione, grazie all’abolizione dell’appartenenza etnica dalla carta d’identità e all’istituzione di tribunali “tradizionali”…
Bisogna riconoscere che solo il mondo missionario e dintorni, sfidando l’accusa di revisionismo (di cui in realtà non è questione), ha proposto una lettura diversa, che in nome della giusta e doverosa indignazione per lo scannatoio che è stato cinicamente messo in atto non offuschi altre tragedie “collaterali” e non minimizzi le violazioni dei diritti umani (e nuove efferatezze) che sono state perpetrate dal “vincitore”.
Leggi in proposito una recente nota di Nigrizia e il servizio di Vatican Insider (La Stampa) focalizzato sulla chiesa.
I principali titoli EMI in questa prospettiva sono quelli presentati in questa pagina, senza dimenticare le lettere e appelli di un vero martire, anche se sul versante congolese, come mons. Christophe Munzihirwa.

di EMI – Editrice Missionaria Italiana

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